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LA SCADENZA GOVERNATIVA DELLA CIE ED IL BLOCCO DELLO SPID

Continuano gli abusi per obbligare TUTTI i cittadini Italiani ad avere la CIE. Non solo LA SCADENZA COME DOCUMENTO DI IDENTITA'  ed il BLOCCO DEI SERVIZI BANCARI, ora arriva anche la minaccia del BLOCCO DELLO SPID. L'estensione del blocco informatico allo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) a causa della presunta scadenza della carta d'identità cartacea rappresenta un ulteriore, gravissimo tassello di questa violazione dei diritti del cittadino. Qui il cortocircuito giuridico è persino più evidente rispetto alle banche, poiché lo SPID è un servizio regolamentato dall'AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) e vigilato dallo Stato. I gestori di identità digitale (Identity Provider come Poste Italiane, Sielte, Aruba, InfoCert, ecc.) non possono agire arbitrariamente modificando i requisiti di validità dei documenti stabili dalla legge nazionale. Quando hai attivato lo SPID, il gestore (Identity Provider) ha svolto una procedura formale e rigorosa di identificazione visiva o digitale. In quel preciso istante, l'ente ha accertato che tu sei tu e ha associato i tuoi dati anagrafici e biometrici immutabili (nome, cognome, codice fiscale, data di nascita) a delle credenziali digitali uniche. Il documento d'identità cartaceo è servito come mezzo di prova per quell'accertamento. Una volta che l'identità è stata verificata e blindata nel sistema, l'evento della scadenza del "pezzo di carta" (o peggio, una scadenza fittizia inventata per i confini europei) non cancella la tua esistenza giuridica né invalida l'accertamento d'identità già eseguito. Il vero pericolo tecnico, che i gestori SPID stanno affrontando in modo pigro e illegittimo, è l'allineamento dei dati con l'ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente). Se il Ministero dell'Interno non corregge i sistemi informatici centrali, l'ANPR potrebbe contrassegnare tutte le carte d'identità cartacee come "scadute" il 3 agosto. I gestori SPID, vedendo il documento contrassegnato come "scaduto" nei database centrali, bloccano l'accesso. Ma questo è un errore operativo e un abuso di potere telematico poichè stanno applicando un blocco informatico basato su una circolare ministeriale errata, violando il tuo diritto di accesso ai servizi pubblici. Lo SPID è ormai considerato dalla giurisprudenza come un'estensione digitale della capacità di agire del cittadino. Privarti dello SPID significa impedirti di firmare atti, accedere al fascicolo sanitario, controllare la tua posizione previdenziale o pagare le tasse. Un blocco basato su un documento che all'interno dei confini italiani è ancora perfettamente valido configura una gravissima lesione dei tuoi diritti soggettivi. Ecco l'analisi del vizio sul piano del diritto amministrativo e informatico, seguita dalla bozza formale di diffida e messa in mora da inviare all'Identity Provider e, per conoscenza, all'AgID.

Il quadro giuridico del blocco SPID: perché è illegittimo

  1. Lo SPID serve per identificare, non per viaggiare: Come ampiamente dimostrato, il Regolamento (UE) 2019/1157 e il successivo Regolamento (UE) 2025/1208 (basati sull'Art. 77.3 del TFUE) intervengono esclusivamente sui requisiti dei titoli di viaggio transfrontalieri. Lo SPID è uno strumento di accesso ai servizi telematici della Pubblica Amministrazione sul territorio nazionale. Un limite europeo nato per le frontiere non ha alcuna giurisdizione o efficacia sulla validità del documento usato come mero titolo di identificazione per un servizio digitale italiano.

  2. Violazione del Decreto Linee Guida AgID: Le regole tecniche stabilite da AgID prevedono che il gestore SPID debba verificare l'identità dell'utente tramite un documento in corso di validità al momento del rilascio o durante le verifiche periodiche. Poiché la validità decennale del documento cartaceo è stabilita da una legge dello Stato (D.L. 112/2008, conv. in Legge 133/2008), un sistema informatico privato non può decretare autonomamente la scadenza anticipata al 3 agosto 2026 ignorando la data naturale impressa sull'atto pubblico.

  3. Il reato di Interruzione di Pubblico Servizio (Art. 340 C.P.): Lo SPID è oggi l'unico canale d'accesso a servizi essenziali: INPS, Agenzia delle Entrate, Fascicolo Sanitario Elettronico, firma digitale. Sospendere o revocare arbitrariamente le credenziali SPID di un cittadino basandosi su un'errata interpretazione di una circolare ministeriale configura il reato penale di interruzione di un servizio di pubblica necessità o di un pubblico servizio.

Bozza di Diffida e Messa in Mora per lo SPID su CI che scade successivamente al 3 agosto 2026

Questo testo è impostato per essere inviato tramite PEC al proprio Gestore SPID (es. Poste Italiane, Aruba, ecc.) e per conoscenza ad AgID.

Al Gestore dell'Identità Digitale SPID: [Inserire Nome Gestore, es: Poste Italiane S.p.A. / Aruba PEC S.p.A.] Presso la sede legale / Indirizzo PEC: [Inserire PEC del gestore, es: posteitaliane@pec.posteitaliane.it]

E p.c. All'AgID - Agenzia per l'Italia Digitale PEC: protocollo@pec.agid.gov.it

OGGETTO: Formale atto di diffida e messa in mora contro la minaccia di sospensione/blocco dell'Identità Digitale SPID a seguito della presunta scadenza del documento in data 03/08/2026 - Richiesta di mantenimento dell'operatività del servizio.

La/Il sottoscritta/o [Nome Cognome], nata/o a [Luogo] il [Data], residente in [Città] alla Via [Indirizzo], C.F. [Codice Fiscale], titolare dell'identità digitale SPID identificata con il codice utente/ID [Inserire ID SPID se noto, o l'email associata lo SPID],

PREMESSO CHE

  • In data [Inserire data ricezione messaggio], codesto spettabile Gestore inviava alla/al sottoscritta/o una comunicazione telematica (E-mail/SMS/Notifica in App) con la quale intimava l'aggiornamento del documento d'identità entro il 3 agosto 2026, paventando in caso d'inerzia il blocco o la sospensione delle credenziali SPID;

  • Il documento d'identità attualmente associato al profilo SP della/del sottoscritta/o è una Carta d'Identità cartacea rilasciata dal Comune di [Nome Comune] con scadenza naturale impressa in data [Inserire data di scadenza reale scritta sulla carta, es: 14/10/2029];

RILEVATO IN DIRITTO

  1. Straripamento delle disposizioni europee e validità interna dell'atto pubblico: La presunta scadenza generalizzata delle carte d’identità analogiche (cartacee) al 3 agosto 2026 è stabilita dal Regolamento (UE) 2019/1157 e dal successivo Regolamento (UE) 2025/1208. Tali normative europee traggono la propria forza e base giuridica esclusivamente dall'Articolo 77, paragrafo 3, del TFUE, il quale limita rigorosamente la competenza dell'Unione Europea alle sole misure atte a «facilitare l'esercizio del diritto di circolare e di soggiornare liberamente». Ne consegue che la data del 3 agosto 2026 sancisce la decadenza del documento cartaceo esclusivamente quale titolo valido per l'espatrio e il varco delle frontiere, lasciando intatta la validità legale dello stesso quale titolo di identificazione civile sul territorio nazionale fino alla sua naturale scadenza decennale, così come statuito dalla legge ordinaria dello Stato Italiano (D.L. n. 112/2008, conv. in Legge n. 133/2008).

  2. Violazione delle Linee Guida AgID ed eccesso di potere contrattuale: Codesto Gestore, in qualità di intermediario accreditato dallo Stato e soggetto alle regole di diritto pubblico, ha l'obbligo di uniformarsi al principio di legalità e di certezza del diritto. Sospendere unilateralmente un'identità digitale a fronte di un documento nazionale pienamente valido per l'identificazione interna configura una palese violazione contrattuale, nonché un vizio di eccesso di potere basato sull'errato recepimento di indicazioni ministeriali non aventi forza di legge.

  3. Configurabilità del reato di cui all'art. 340 C.P. (Interruzione di Pubblico Servizio): Lo SPID costituisce lo strumento primario ed esclusivo per l'esercizio di diritti civili e sociali costituzionalmente garantiti (accesso alla previdenza INPS, alla sanità digitale, ai servizi fiscali). Il blocco arbitrario delle credenziali informatiche del cittadino determina l'impossibilità oggettiva di accedere a tali funzioni essenziali, integrando la fattispecie di interruzione di un servizio di pubblica necessità o di un pubblico servizio.

Tutto ciò premesso e considerato, la/il sottoscritta/o

INVITA E DIFFIDA

codesto spettabile Gestore [Nome del Gestore, es: Poste Italiane / Sielte / ecc.] ad astenersi dal porre in essere qualsiasi azione di blocco, limitazione, sospensione o revoca dell'identità digitale SPID intestata alla/al sottoscritta/o alla data del 3 agosto 2026 o successivamente, dovendosi considerare pienamente valido ed efficace il documento cartaceo esibito fino alla data del [Inserire data scadenza reale della carta].

CON INTIMAZIONE

a dare riscontro scritto alla presente PEC entro il termine di 7 (sette) giorni dal ricevimento, confermando la regolare prosecuzione del servizio e l'adeguamento dei propri sistemi informatici al rispetto delle norme di legge nazionali e della reale validità interna dell'atto pubblico.

Con espresso avviso che, in mancanza di positivo riscontro o in caso di indebito blocco delle credenziali informatiche, la/il sottoscritta/o adirà senza ulteriore preavviso l'Autorità Giudiziaria competente, sia in sede civile per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti, sia in sede penale ai sensi dell'art. 340 c.p., provvedendo contestualmente a inoltrare formale esposto dettagliato all'AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) per la verifica delle violazioni dei regolamenti di accreditamento.

Con osservanza.

[Luogo], lì 11/06/2026

Firma

(N.d.R. Ricordatevi di fare SEMPRE copia incolla del testo sul corpo della PEC - non come allegato - perchè la firma la autocertificate con il PDF del vostro documento d'identità in corso di validità che diventa l'unico allegato alla PEC)

E PER LE CARTE D'DENTITA' CHE SCADONO NATURALMENTE? Se la tua carta d'identità giunge al suo termine decennale naturale (scritto sul documento) prima del 3 agosto, quel documento scade per davvero secondo la legge italiana (D.L. 112/2008). In questo caso, il gestore SPID avrebbe il pieno diritto di chiederti un aggiornamento, perché per la normativa antiriciclaggio e per le regole AgID il documento d'identità a supporto dell'account non è più valido per l'identificazione interna. Fare una diffida basata sul Regolamento Europeo non servirebbe, perché il blocco non deriverebbe dall'abuso della circolare ministeriale sul 3 agosto, ma dalla normale e legittima scadenza decennale del tuo titolo italiano. La normativa antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007, che recepisce le direttive europee ed è ispirata agli standard internazionali del GAFI) nasce ufficialmente con l'obiettivo sacrosanto di contrastare i flussi finanziari della criminalità organizzata e del terrorismo. Tuttavia, se analizziamo l'impatto reale e quotidiano sulla vita dei cittadini ordinari, emergono elementi strutturali che vanno ben oltre la semplice prevenzione dei reati. Nel diritto penale classico, la presunzione di innocenza impone che sia lo Stato a dover dimostrare la colpevolezza del cittadino. La normativa antiriciclaggio inverte culturalmente questo paradigma attraverso l'adeguata verifica. Non sei tu a essere considerato onesto fino a prova contraria; sei tu che, periodicamente, devi esibire documenti aggiornati, dichiarare l'origine dei tuoi fondi e giustificare la natura dei tuoi rapporti economici per dimostrare alla banca o all'ufficio postale di non essere un riciclatore. Il fatto che il blocco dello SPID o del conto corrente possa scattare in automatico per un'incongruenza anagrafica o informatica (come il pasticcio della scadenza del 3 agosto 2026) dimostra che la continuità dei tuoi diritti economici è subordinata alla tua conformità burocratica. Infatti lo Stato moderno scopre che è molto più efficiente controllare la popolazione regolando i flussi informatici e bancari piuttosto che impiegando la forza fisica. Nel diritto privato classico l'identificazione e la validità del documento servono nella fase di perfezionamento del contratto (la "pattuizione" del servizio). Una volta che l'accordo è siglato, le prestazioni reciproche devono proseguire. Tu rimani tu, e la banca o il gestore SPID hanno già adempiuto alla verifica della tua identità. L'inserimento a gamba tesa della normativa antiriciclaggio e dei controlli informatici continui opera esattamente come una modifica unilaterale occulta delle condizioni contrattuali, imposta dallo Stato tramite il braccio operativo degli istituti privati, per attuare quello che gli economisti comportamentali chiamano nudge (la "spinta gentile", o in questo caso, decisamente meno gentile). Una volta l'identità si basava sulla conoscenza e sulla parola, poi si è passati alla firma ed al documento analogico. Oggi assistiamo alla completa spersonalizzazione: anche se l'impiegato della banca ti conosce da vent'anni e sa perfettamente chi sei, l'algoritmo del sistema informatico, bloccato dalla mancata spunta sul documento "valido in ANPR", gli impedisce di farti prelevare i tuoi stessi soldi. La macchina e il database centralizzato hanno sostituito la realtà fisica e il buon senso. L'antiriciclaggio agisce come una sorta di clausola di "Stato d'Eccezione" perenne all'interno del diritto civile. In nome della sicurezza collettiva e del contrasto all'illegalità, viene concesso a un soggetto privato (la banca o l'Identity Provider SPID) il potere di sospendere i tuoi diritti contrattuali e patrimoniali legittimamente acquisiti senza l'intervento di un giudice. Se non aggiorni il database secondo i loro tempi, il sistema informatico ti taglia fuori. Il contratto formale non viene risolto, ma viene privato della sua operatività creando un limbo giuridico che lascia il cittadino totalmente inerme. Se un cittadino non è allineato ai database anagrafici, non serve mandare la polizia a casa sua perchè basta un click basato su un protocollo antiriciclaggio per congelargli lo SPID, il conto corrente e la capacità di operare nella società. L'amministrazione sa che l'italiano medio, davanti alla prospettiva di vedersi congelare lo stipendio, la pensione o l'accesso ai servizi INPS, non si metterà a studiare i regolamenti europei o l'Articolo 77.3 del TFUE. Semplicemente, cederà alla paura, farà la fila e si adeguerà alla transizione biometrica forzata (la CIE). Lo Stato non usa più la legge per ordinarti direttamente di fare qualcosa (perché non potrebbe, mancando la base giuridica interna); usa le procedure dei servizi essenziali e la leva dell'antiriciclaggio per renderti la vita impossibile finché non decidi "spontaneamente" di adeguarti. È il controllo sociale ottenuto tramite l'ingegneria della burocrazia. L'infrastruttura dell'antiriciclaggio sembrerebbe così servire a giustificare la progressiva eliminazione del contante e l'avanzamento verso le valute digitali (CBDC), dove ogni singola transazione deve essere validata e, potenzialmente, può essere condizionata centralmente.

Qui poi abbiamo un abuso nell'abuso. In Italia il principio dell'equipollenza dei documenti d'identità è scolpito nell'Articolo 35, comma 2, del D.P.R. n. 445/2000 (Testo Unico sulla documentazione amministrativa). La norma stabilisce chiaramente: "Sono equipollenti alla carta di identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione [...] purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un'amministrazione dello Stato." Lo sportellista che rifiuta il passaporto o la patente in corso di validità per "sbloccare" lo SPID o un servizio bancario sta violando una legge ordinaria dello Stato. Non esiste alcuna circolare o regolamento aziendale interno che possa derogare al D.P.R. 445/2000. Negare l'uso dei documenti equipollenti allo sportello è un modo per fare nudge aggressivo in presenza fisica, costringendo il cittadino psicologicamente più fragile o meno digitalizzato (che non usa l'App) a capitolare, costringendolo ad andare in Comune a fare la CIE con rilascio di impronte digitali anche se avrebbe tutto il diritto di usare il passaporto.

Come difendersi allo sportello (Il "Kit di Sopravvivenza Analogica")

Se ti trovi davanti a un operatore che rifiuta la patente o il passaporto, l'azione deve essere ferma e formalizzata sul momento:

  1. Citare la norma a memoria: "La invito a verbalizzare il rifiuto. Le ricordo che ai sensi dell'art. 35 del D.P.R. 445/2000 la mia patente/passaporto è un documento equipollente alla carta d'identità a tutti gli effetti di legge sul territorio nazionale."

  2. Chiedere l'ordine di servizio scritto: "Se rifiuta il mio documento valido, mi mostri la disposizione scritta o il regolamento che vieta l'accettazione del passaporto in questa filiale. In caso contrario, il suo rifiuto costituisce un arbitrario blocco del servizio."

  3. Chiamare il Direttore o minacciare l'intervento delle Forze dell'Ordine: Se l'impiegato persiste, si chiede immediatamente di parlare con il Direttore di filiale, evidenziando che il blocco forzato del servizio a fronte di un documento legale configura l'interruzione di pubblico servizio (per lo SPID/Poste) o l'appropriazione indebita/blocco d'ufficio (per le banche).

Di solito, la fermezza e la citazione del D.P.R. 445/2000 bastano a far "magicamente" sbloccare la pratica. Il fatto che l'App lo consenta è la tua prova regina cioè l'azienda è a norma, è il singolo dipendente che sta commettendo un abuso per ignoranza o direttive locali errate.

ABBIAMO MENO DI UN MESE PER CONTRASTARE QUESTO ABUSO GOVERNATIVO. FIRMA CON NOI CONTRO L'ILLECITA SCADENZA DEL 3 AGOSTO. QUI PER PARTECIPARE ---> https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/firma-anche-tu-contro-la-scadenza-della-carta-didentita/ perchè OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto.

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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