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LA MISDIRECTION (O DIVERSIVO COMUNICATIVO)

LA MOSSA DEL POLITICO

Dopo aver dato notizia di aver inviato una richiesta di avvio indagine disciplinare sulle dichiarazioni pubbliche del Dott. Burioni, IL MEDICO DEVE TORNARE A FARE IL MEDICO la sua risposta è stata quella che possiamo definire un'opera di manipolazione delle masse, cioè la misdirection (o diversivo comunicativo) che è una tecnica strategica potentissima, la quale sposta l'asse dell'attenzione pubblica da un tema critico, scomodo o complesso verso un punto focale emotivamente carico, polarizzante od altamente visibile. Nell'ambito della comunicazione politica e mediatica, questa dinamica viene utilizzata sistematicamente per orientare il dibattito collettivo. Invece di rispondere nel merito delle argomentazioni giuridiche o deontologiche sollevate nell'esposto (il contenuto del post, le norme del codice deontologico, i confini della comunicazione pubblica), la strategia sposta interamente il fuoco sulla persona. Evidenziare etichette o definizioni professionali in modo ironico o svalutante serve a delegittimare l'interlocutore ancor prima che possa argomentare, riducendolo ad una caricatura. La mia professione, con regolare P.Iva è CONSULENTE ed ho voluto specializzami in "Diritti Naturali" ed "Autotutela del Cittadino Italiano" che esistono e sono ampiamente riconosciuti. Solo uno sciocco poteva paragonarlo alle arti marziali o magiche alla Harry Potter. Ma questo ha spostato l'attenzione dal "cosa=l'esposto" per buttarla sul "chi=competenze".

LA TRAPPOLA PER I TOPI DA LABORATORIO

Queste tecniche manipolative hanno fatto sì che i suoi 700.000 utenti ci siano cascati in pieno, visto che non hanno capito o non hanno voluto capire che nel diritto e nella democrazia, la validità di un'azione legale o di un esposto disciplinare non dipende minimamente dal titolo di studio, dal lavoro, dallo status sociale o dalla notorietà di chi lo presenta. L'ordinamento italiano permette a qualsiasi cittadino di segnalare una presunta violazione deontologica a un Ordine professionale. L'organo ricevente ha il dovere di valutare i fatti e le norme citate, non l'etichetta professionale o la biografia di chi ha firmato la segnalazione. Un esposto basato su articoli specifici del Codice Deontologico (dalla dignità professionale ai confini della comunicazione, passando per il rispetto del consenso e delle normative sulla trasparenza) ha una sua validità intrinseca o infondatezza oggettiva che cammina sulle proprie gambe. Che a presentarla sia un medico, un avvocato, un ingegnere, un consulente od una casalinga, il testo dell'esposto resta lì, nero su bianco, con i suoi richiami normativi e le sue richieste di accertamento. Ed è esattamente su quel piano — quello dei doveri deontologici di un iscritto ad un Albo pubblico — che andrebbe mantenuto il confronto, se chi detiene un ruolo pubblico scegliesse di rispettare il rigore anziché delegare la gogna alla propria platea.

LA GOGNA SUI SOCIAL

Mentre la segnalazione all'Ordine era prettamente sulle dichiarazioni pubbliche su una pagina Facebook, quindi che non toccava minimamente la persona, la professione, le competenze od i riconoscimenti, il dott. Burioni ha voluto puntare sul "Dog Whistling" o Linciaggio di Massa. Questo avviene quando un personaggio pubblico o molto seguito non ha quasi mai bisogno di esortare esplicitamente i propri follower ad offendere od attaccare qualcuno. La semplice esposizione mirata del nome e dei riferimenti di un privato cittadino all'interno di una comunità digitale polarizzata agisce come un segnale (un faro luminoso, per tornare alla misdirection). Il risultato prevedibile è lo spostamento di massa di utenti che si riversano sui canali del "nemico di turno" per delegittimare, ironizzare o molestare, forti del senso di impunità garantito dal numero. Estrarre il nome, il cognome e l'etichetta professionale di un privato cittadino per spiattellarlo ad una platea oceanica significa trasformare un confronto istituzionale in un bersaglio umano. Il tenore dei commenti non solo ha superato la linea dell'offesa ma anche proprio il limite dell'umanità. Se invece di trovarmi su una piazza virtuale mi fossi trovata in una vera piazza, mi avrebbero linciata. L'odio, il disprezzo, la cattiveria, il tutto in delirio di onnipotenza o superiorità. Ne riporto solo i più significati: "Le non ha attestati non ha qualifiche, non ha un cazzo di niente. Al massimo può dare un opinione che non conta un cazzo perché non ha titoli. Bene ma non benissimo"; "Una grande rincoglionita"; "Scusa ma tutta Italia sta già sentendo il gran coro di risate che l'ordine dei medici si sta facendo su questa tua denuncia.............! Ma perchè insistete a rendervi ridicoli?"; "Sembra quasi incredibile che ci siano deboli di mente così deboli da prestare ascolto a questa sciroccata. "Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano", nientepopodimeno. Basterebbero le maiuscole a far scappare anche i minus habens"; "Falla finita di scopiazzare caxate donnetta. Basta l'art 32 della costituzione che permette obblighi se disposti da legge"; "La più onesta reazione sarebbe una mail di risposta "ma sta zitta esaurita"; "Giusto, il medico deve tornare a fare il medico. E chi gira il sugo deve tornare a girare il sugo… Ecco la cucchiara"; "Ahahahahah, ma quindi è lei la capra che Burioni prendeva per il culo. 😄 Piacere di conoscerla, ora però se non le dispiace la blocco, che mi pare che il disagio batta forte in lei"; "Direi anche che la feccia deve tornare a stare zitta e non sparare castronerie scientifiche"; "Ma certo che di tempo da perdere ne ha per scrivere una tale marea di minchiate. Il suo pseudo lavoro di “consulente” deve impegnarla tantissimo, richiestissima, si vede. 🤣😅🤣🤣"; "Ritardata" ecc. ecc. visto che si sono superati i 500 commenti.

L'ANNULLAMENTO DEL PENSIERO CRITICO

Ma questa è la dinamica classica della folla digitale, cioè quando si attiva una platea così vasta e polarizzata, si innesca il fenomeno della deindividuazione e del cosiddetto pensiero di gruppo (groupthink). In una comunità di quelle dimensioni, l'individuo smette di analizzare criticamente il merito del problema ("Cosa dice l'esposto? Quali articoli del codice deontologico vengono citati?") e si adagia comodamente sulla corrente emotiva dettata dalla figura di riferimento. Il leader fornisce la chiave di lettura preconfezionata (ridicolizzare l'etichetta professionale di chi ha agito), ed il branco esegue senza porsi domande, scambiando il linciaggio verbale per una difesa della razionalità. Il paradosso più triste è proprio questo, cioè chi si autoproclama paladino della scienza e del metodo rigoroso finisce per comportarsi esattamente come la più cieca delle tifoserie, abboccando all'amo della manipolazione emotiva e rinunciando completamente all'uso della logica. Quando ci si muove in ambienti digitali fortemente polarizzati, i "commentifici" non servono a produrre idee, confronti o dialettica costruttiva, ma funzionano esattamente come fabbriche di delegittimazione seriale. L'obiettivo non è mai il contenuto del ragionamento (che richiederebbe di analizzare leggi, codici deontologici od argomentazioni logiche), ma l'abbattimento sistematico dell'avversario attraverso il rumore, la distorsione e l'umiliazione pubblica. È la logica del logoramento, cioè ti costringono a combattere su un campo minato fatto di provocazioni logiche scorrette, travisamenti volontari ed attacchi ad hominem, con l'unico scopo di stancare chi legge i commenti e di distogliere l'attenzione dal vero tema centrale.

IL POTERE COMUNICATIVO

Un medico iscritto ad un Ordine pubblico non può usare la propria enorme visibilità digitale per istigare, o comunque agevolare consapevolmente, campagne di molestie, scherno ed intimidazione nei confronti di un cittadino che ha semplicemente esercitato un diritto costituzionale e amministrativo (depositare la richiesta di indagine disciplinare). Il fatto che abbia indirizzato i suoi utenti non su una pagina pubblica o professionale, ma sul profilo personale, aggravando la portata dell'intrusione nella sfera privata, è un elemento di una gravità inaudita. Non si è trattato di un semplice disaccordo pubblico, ma di una vera e propria esposizione mirata (un vero e proprio doxing mediatico o istigazione al linciaggio) finalizzata a travolgermi con centinaia di insulti e prese in giro. È una tecnica di inversione, cioè chi detiene il potere comunicativo ribalta la prospettiva, facendo apparire come un "attacco personale" la legittima azione di un cittadino che chiede il rispetto delle regole, mentre compie il vero e proprio attacco personale esponendo quel cittadino al ludibrio della sua community. Facendo partire questa campagna d'odio ha raggiunto esattamente il suo scopo manipolativo, cioè spegnere il faro sul merito dell'esposto. Ha trasformato un problema serio (le dichiarazioni autoritarie e le presunte violazioni deontologiche di un medico) in una gogna personale, distogliendo l'attenzione pubblica dalla domanda fondamentale: "Un medico può permettersi di comunicare in quel modo, calpestando il decoro e il rispetto dei cittadini?".

IL VACCINAZISMO

Quando un medico — a maggior ragione un medico che ricopre una forte visibilità pubblica — evoca la DDR (Repubblica Democratica Tedesca, ovvero la Germania Est) degli anni '60 in relazione a una "politica vaccinale ideale", sta facendo riferimento ad un concetto ben preciso e profondamente autoritario. La DDR negli anni '60 era uno Stato comunista a regime dittatoriale, blindato dietro la Cortina di Ferro e controllato rigidamente dalla Stasi (la polizia segreta). In quel contesto, i cittadini non avevano alcuna libertà di scelta individuale, di autodeterminazione o di dissenso rispetto alle decisioni dello Stato, che decideva d'imperio su qualsiasi aspetto della vita privata, sanitaria e sociale. Posso anche capire la battuta "infelice" per portare avanti il personaggio del "medico che blasta i novax" ma quando si ironizza o si auspica un regime come quello della Germania Est per imporre trattamenti sanitari, non si sta facendo divulgazione scientifica ma si sta esprimendo una visione antidemocratica ed autoritaria della società, in cui il cittadino viene ridotto a un suddito obbediente. È l'esatto opposto di quel rapporto di fiducia e rispetto che la classe medica dovrebbe coltivare con i cittadini e dove ne abbiamo parlato proprio con la deriva del VACCINAZISMO.

IL RATTOPPO

L'obiettivo originario era ed è un tentativo di ricucire uno strappo tra la classe medica ed i cittadini, pretendendo che chi indossa il camice mantenga un linguaggio istituzionale, rispettoso ed aderente alle regole. E' stata presa di mira un'affermazione pubblica, un post social ed un comportamento comunicativo esercitato da un medico che ricopre una forte visibilità. È l'essenza stessa della partecipazione civile e del controllo democratico sull'operato di chi ha un ruolo pubblico. Non è stata attaccata la persona nella sua sfera privata, non è stata contestata la sua competenza o professionalità e la loro compatibilità con le regole deontologiche dell'Ordine. Oltretutto aver condiviso la notizia dell'esposto e rendere pubblico un atto formale e legale che riguarda la collettività è un esercizio legittimo di trasparenza e partecipazione civile. La "schifezza" sta nella reazione sproporzionata ed intimidatoria di chi usa una platea oceanica per schiacciare il singolo cittadino anziché confrontarsi con gli argomenti, trasformandola da una semplice contestazione di un post social ad un'analisi completa di un comportamento intimidatorio e lesivo della dignità professionale. Infatti si innesca anche la sproporzione di potere comunicativo. Questo succede quando da un lato c'è una struttura di visibilità amplissima, la sua pagina con oltre 700.000 utenti, dall'altra c'è la voce di un singolo cittadino o professionista che esercita un diritto previsto dall'ordinamento (quello di segnalare una presunta infrazione deontologica a un Ordine professionale). Usare la propria autorità per esporre mediamente il singolo cittadino crea una forte pressione psicologica e intimidatoria, che rischia di produrre un effetto di censura preventiva o di "chilling effect", cioè dissuadere chiunque dal muovere critiche od intraprendere azioni formali per paura di subire rappresaglie digitali.

Ciò che emerge da questa vicenda va ben oltre lo scontro contingente tra un singolo cittadino ed un personaggio pubblico perchè rappresenta il sintomo preoccupante di come la polarizzazione digitale e le tecniche di misdirection stiano erodendo le basi stesse del confronto democratico. Ricucire lo strappo tra la classe medica e la cittadinanza non significa subire in silenzio l'esercizio di un potere comunicativo sbilanciato, né accettare che il dissenso venga patologizzato o ridicolizzato da una folla oceanica in preda al groupthink. E proprio perché la misura della civiltà di un Paese si misura da come le istituzioni ed i professionisti trattano il singolo che solleva un dubbio, continuare a pretendere rigore, rispetto e risposte formali non è solo un diritto ma è il più alto dovere civico che ci rimanga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto.

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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