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IL VACCINAZISMO

In Europa, l’obbligo vaccinale è nato all’inizio dell’Ottocento, con la diffusione della vaccinazione contro il vaiolo grazie agli studi del medico inglese Edward Jenner nel 1796. In Italia fu Luigi Sacco a diffondere dal 1799 la vaccinazione nella Repubblica Cisalpina, e l’obbligo di vaccinare contro il vaiolo tutti i nuovi nati è stato sospeso nel 1977 e abolito nel 1981. La scelta di intervenire in modo coatto ed organizzato per tutelare la salute pubblica si inseriva in un filone di pensiero, nato in Germania, secondo cui lo Stato si deve occupare attivamente di mantenere nelle migliori condizioni di salute possibili i suoi sudditi, per ottenere soldati e contribuenti sani e numerosi. Non a caso parte proprio dal 1939 l'obbligo vaccinale pediatrico contro la difterite, una cui UNICA dose copriva tutto l’arco della vita, con legge 6 giugno 1939, n. 891, recante «Obbligatorietà della vaccinazione antidifterica». Si passa poi all'industrializzazione con l'obbligo contro il tetano con legge 5 marzo 1963, n. 292, recante «Vaccinazione antitetanica obbligatoria», sia per lavoratori, sportivi che i nuovi nati. Con l'obbligo del 1963 per lavoratori e sportivi, il vaccino smette di essere solo una misura di sanità pubblica generale e diventa uno strumento di ottimizzazione della forza lavoro. Lo Stato ha bisogno che l'operaio/lavoratore sia "in salute e disponibile" e privo di rischi che possano interrompere la catena produttiva. Se non presenti al tuo capo-padrone la vaccinazione nel libretto di lavoro/sportivo, non puoi essere assunto. Segue poi l'obbligo contro la poliomielite con legge 4 febbraio 1966, n. 51, recante «Obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica» e, ben quasi 30 anni dopo, il discutibile obbligo contro l’epatite B con legge 27 maggio 1991, n. 165, recante «Obbligatorietà della vaccinazione contro l’epatite virale B», il quale porta lo scandalo di probabili tangenti e favori alle farmaceutiche. Ancora dopo quasi 30 anni arriva la Legge Lorenzin, il Decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73 (convertito con modificazioni nella Legge 119/2017), la quale non solo estende l'obbligo vaccinale dai 4 pre esistenti a 10, ma rafforza la sanzione e l'idea di poter perdere dei diritti inalienabili, come accedere e frequentare nidi e scuole dell'infanzia. Ma perchè oggi allora possiamo parlare di VACCINAZISMO?

Prima di arrivare al Processo di Norimberga è fondamentale smontare un falso mito storico, cioè gli esperimenti nei campi di concentramento (Dachau, Auschwitz, Buchenwald) non furono l'opera isolata di pochi medici pazzi o sadici. Furono il risultato di una scienza medica di Stato, altamente strutturata, accademica e legalizzata. La medicina nazista aveva ribaltato il giuramento di Ippocrate attraverso il concetto di "Igiene Razziale" (Rassenhygiene):

  • Il paziente del medico non era più il singolo individuo, ma il corpo sociale, lo Stato, la "Razza" (Volksgesundheit).
  • Se il singolo individuo era considerato un "elemento malato" o "inferiore" (disabili, ebrei, oppositori), la sua eliminazione od il suo utilizzo come materiale da laboratorio era giustificato per il "bene superiore" della collettività.

I medici del Terzo Reich (tra cui Karl Brandt, medico personale di Hitler, ed il famigerato Josef Mengele) condussero esperimenti che oggi definiremmo di pura tortura, ma che all'epoca venivano presentati ai congressi scientifici come "ricerca d'avanguardia" come testare il limite di sopravvivenza in condizioni estreme (congelamento ed ipotermia - per i piloti della Luftwaffe abbattuti in mare -, test in camere iperbariche ad altissima quota) oppure test bellici e farmaceutici (inoculazione deliberata di malattie infettive - tifo, malaria, epatite - per testare vaccini e farmaci sperimentali; test con gas tossici - fosgene e iprite -; sterilizzazioni di massa chimiche e chirurgiche). Tutto questo avveniva sotto la totale copertura dello Stato e con il silenzio complice delle case farmaceutiche e delle università tedesche. Ed in Italia? Possiamo ricordare la tragedia di Gruaro del 1933. Nel maggio del 1933, a Gruaro, in provincia di Venezia, un gruppo di bambini venne sottoposto a vaccinazione antidifterica. A seguito della somministrazione, 28 bambini morirono in circostanze terribili. Non si trattò di un esperimento limitato a categorie specifiche o fragili come gli orfani ma colpì bambini appartenenti alla popolazione generale, dove le vaccinazioni antidifteriche furono somministrate in un contesto di campagna di prevenzione pubblica capillare, in cui le autorità sanitarie e le organizzazioni del regime (come l'Opera Nazionale Balilla) agivano per inoculare la popolazione infantile, prima dell'obbligo di Legge del 1939. Negli anni '30, sia in Italia che in Germania, la medicina era diventata uno strumento del potere. Il concetto di "salute pubblica" veniva usato per giustificare sperimentazioni o procedure di massa che, se avessero riguardato il singolo, sarebbero state considerate inaccettabili. Gruaro è l'esempio drammatico di cosa accade quando la prudenza ippocratica viene sostituita da una logica di "produzione" della salute su larga scala. Il sospetto che dietro tali vicende vi fosse una stretta collaborazione tra autorità statali e apparati industriali farmaceutici è un tema centrale. Come evidenziato nell'analisi dei medici nazisti, il potere industriale vedeva nelle politiche statali — che imponevano obblighi su milioni di cittadini — un'opportunità di test e di profitto enorme, spesso a discapito della sicurezza del singolo. Ok, tutto chiaro ma perchè oggi allora possiamo parlare di VACCINAZISMO?

Durante il Processo di Norimberga, la strategia difensiva dei medici nazisti fu sottile e, per certi versi, terribilmente simile alle argomentazioni tecnocratiche moderne. Gli avvocati difensori sostennero che:

  1. Mancanza di leggi: Non esisteva all'epoca alcuna legge scritta internazionale che vietasse esplicitamente la sperimentazione umana senza consenso.
  2. Il fine giustifica i mezzi: Gli esperimenti, seppur dolorosi o letali per pochi, erano necessari per salvare la vita di migliaia di soldati e cittadini della collettività.
  3. Stato di necessità ed obbedienza: I medici stavano semplicemente eseguendo gli ordini di uno Stato sovrano e legittimo in tempo di guerra.

Nella sentenza del 19 agosto 1947, i giudici inclusero un decalogo di principi fondamentali. Il Punto 1 del Codice di Norimberga è la radice del concetto di sovranità sul proprio corpo: «Il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale», dove il Codice specifica immediatamente dopo cosa significhi "volontario" e "informato", blindando il concetto in modo che nessun governo possa aggirarlo, perchè il cittadino deve essere posto in condizioni tali da poter esercitare il proprio libero arbitrio, senza l'intervento di alcun elemento di forza, frode, inganno, costrizione, sollecitazione od altra ulteriore forma di coercizione o coartazione (anche indiretta). Dopo aver piantato le radici storiche a Norimberga, va mostrato come quei principi umanitari si siano trasformati in norme giuridiche vincolanti nel diritto internazionale e nella disciplina medica interna. Si uniscono due pilastri: la Convenzione di Oviedo (il trattato internazionale) e il Codice di Deontologia Medica (la legge interna dei medici). Insieme, questi due strumenti dimostrano che senza consenso LIBERO ed INFORMATO l'atto medico è un illecito, se non addirittura una violazione dei diritti umani.

La Convenzione di Oviedo (1997): Il Trattato Internazionale

Il nome formale è Convenzione per la protezione dei Diritti dell'Uomo e della dignità dell'essere umano riguardo all'applicazione della biologia e della medicina. Firmata a Oviedo (Spagna) il 4 aprile 1997, è il primo trattato internazionale multilaterale vincolante sulla bioetica. L'Italia ha ratificato la Convenzione con la Legge n. 145 del 2001. Questo significa che i suoi principi fanno parte dell'ordinamento italiano. Il Principio della Primazia dell'Essere Umano è il cuore filosofico e giuridico della Convenzione, che demolisce alla radice qualsiasi pretesa tecnocratica od utilitaristica dello Stato: Articolo 2 – Primato dell'essere umano: «L'interesse e il bene dell'essere umano devono prevalere sul solo interesse della società o della scienza.» Questo articolo è fondamentale perché quando il sistema od i "pifferai magici" provano a giustificare un trattamento sanitario coatto in nome della "salute pubblica", della "scienza" o della "collettività", la Convenzione di Oviedo stabilisce un limite invalicabile cioè il singolo individuo viene prima della società e della scienza. Dunque "si ritiene definitivamente tramontata la stagione del “paternalismo medico e di Stato” in cui il sanitario si sentiva, in virtù del mandato da esplicare nell’esercizio della professione, legittimato ad ignorare le scelte e le inclinazioni del paziente, ed a trasgredirle quando fossero in contrasto con l’indicazione clinica in senso stretto".

Il Codice di Deontologia Medica (Articoli 33 e 35)

Dopo aver blindato il fronte internazionale con Oviedo, si deve analizzare il Codice Deontologico, ovvero l'insieme di regole che i medici devono rispettare, pena la radiazione dall'Albo e conseguenze penali. Troppo spesso i medici delle ASL agiscono come funzionari d'apparato, dimenticando che il loro stesso codice vieta di imporre trattamenti senza l'adesione del paziente. L'Articolo 35: Consenso e Rifiuto (Il divieto di procedere) «Il medico non intraprende attività diagnostica e/o terapeutica senza il consenso del paziente liberamente e consapevolmente espresso. [...] Il medico attesta con idonea documentazione il consenso o il dissenso del paziente [...].» Se il medico procede nonostante il dissenso/rifiuto espresso dal cittadino, non sta solo violando il codice deontologico ma sta compiendo un illecito civile e potenzialmente il reato di violenza privata o lesioni personali (ex art. 610 c.p.), poiché l'atto medico non autorizzato perde la sua natura curativa e diventa un'aggressione al corpo umano. Se un medico acquisisce un consenso estorto tramite già l'obbligo di Legge e sanzione, o con il ricatto di un'esclusione sociale o lavorativa (come nel caso del Green Pass), tale atto medico diventa illecito. La giurisprudenza e la deontologia stabiliscono che, in presenza di coercizione, la volontà del paziente è viziata; di conseguenza, il medico non può procedere invocando il "consenso" come scudo legale. Anche se un paziente, sotto pressione, richiedesse il trattamento per poter tornare a lavorare o viaggiare, il medico ha il dovere etico e professionale di riconoscere che tale "richiesta" non è frutto di libera volontà, ma di un atto di necessità indotto. Procedere in queste condizioni significa trasformare l'atto medico in una violazione dei diritti umani. Infatti si è andati avanti a concentrare il problema sul "vaccino che funzionicchia", piuttosto che sull'acquisizione del consenso/dissenso informato, che non poteva essere in nessun caso libera. Il medico avrebbe dovuto davvero alzare le mani e fare "OBIEZIONE DI COSCIENZA", tutti i medici vaccinatori, nessuno escluso. Purtroppo i numeri non mentono. Sapete quanti italiani hanno fatto due dosi di Covid? l'84,79% della popolazione. E la terza dose? il 68,65%. E la quarta dose? l'11,41%. Sapete che significa? Che solo l'11,41% sono quelli convinti del vaccino. Gli altri hanno accettato il ricatto passivamente. Praticamente il restante 75% degli italiani ed ogni consenso firmato è nullo. 

La Legge 219/2017: Il rifiuto a qualsiasi atto medico

Quindi dal 2001 l'obbligo vaccinale può essere universalmente riconosciuto come INAPPLICABILE e quindi ILLECITO ed ILLEGITTIMO. Si parla di ABROGAZIONE TACITA che si verifica quando una norma successiva disciplina l'intera materia già regolata dalla legge anteriore, oppure quando le nuove disposizioni sono totalmente incompatibili con le precedenti. Perché non serve il Giudice? Perché l'abrogazione avviene automaticamente nel momento in cui la nuova legge entra in vigore. Il giudice interviene solo ex post per confermare che l'abrogazione è già avvenuta, ma l'effetto è immediato. Non solo la legge 145/2001 abroga ogni obbligo vaccinale, ma con la Lorezin prima e obbligo Covid dopo (vaccino e tampone) la Legge 219/2017 ha imposto chiaramente che il consenso/dissenso informato, deve essere inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico e non fa distinzioni tra i vari trattamenti ed esami eseguiti da un medico, come lo sono anche le vaccinazioni regolamentate dalla stessa, dove leggiamo: “Art.1 comma 3. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché' riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze dell'eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell'accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi”. Ma oltre che essere un obbligo per il medico a dare le dovute informazioni, a prescindere da quelle il cittadino ha comunque diritto a: “Art. 1 comma 5. Ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte […], qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso (vuol dire TUTTI gli atti medici come i vaccini, il tampone, il green pass ma anche un protocollo come tachipirina e vigile attesa)”. Per essere LIBERO il consenso/dissenso deve pertanto essere esente da vizi, coercizioni, inganni, errori, pressione psicologica al fine di influenzare la volontà del paziente e NIENTE può essere accettato. Il rifiuto a qualsiasi trattamento medico, nella forma scritta del dissenso informato, è un DIRITTO, applicato come previsto da Legge, e non è un’omissione oppure violazione di Legge. Quindi nessuna multa ma nemmeno perdere dei diritti come il lavoro o la scuola.

Il medico nel rapporto con il cittadino deve improntare la propria attività professionale al rispetto dei diritti fondamentali della persona. E' un dovere proprio di chi prescrive ed effettua la prestazione sanitaria acquisire personalmente il consenso/dissenso informato. Il medico è obbligato a rispettare la volontà del paziente, senza indagarne le motivazioni. Oltretutto la 219/2017 non è una semplice Legge e non c'è nessuna Legge che può abrogarla visto derivi direttamente dai Diritti Naturali dell’Uomo, voluta dal codice di Norimberga, passando dal codice deontologico medico e dalla ratifica del trattato di Oviedo con Legge 145/2001. Riportata nella Costituzione europea art. 63-II nel 2004, poi Carta di Nizza art. 3, diventa la DISPOSIZIONE DI LEGGE dell’art. 32 della Costituzione. L'unico ATTO MEDICO che non prevede consenso/dissenso è il TSO che non riguarda la salute pubblica ma è un fermo amministrativo con sedazione tramite ordinanza del Sindaco con firma di due medici (istruttoria), perchè il soggetto ha infranto la Legge ed è pericoloso per sè e per gli altri. Si tratta di SICUREZZA PUBBLICA, non salute pubblica. Già che è stato dichiarato "interdetto", se dovesse essere ricoverato in psichiatria verrà nominato un tutore che FIRMA per lui il consenso/dissenso ai trattamenti medici proposti. NON SONO COATTI, il cittadino non è in grado di intendere e di volere e lì lo Stato interviene anche sulla tua salute.

Perchè appunto si può parlare di obbligo vaccinale come VACCINAZISMO? Perchè non solo oggi siamo in una democrazia, con un percorso che ha combattuto aspramente il fascismo/nazismo, ma le Leggi che tutelano la salute individuale, anche internazionali, ci sono e sono molto chiare. Il nostro Governo fa finta che non esistano, per cercare di difendersi come fecero i medici nazisti ma non potranno farlo. Anzi oggi è ancora peggio di quello che fecero i nazisti, giustificati da dittatura, analfabetismo generalizzato, mancanza di Leggi, Diritti ed in tempo di guerra, perchè quando si analizza la storia del diritto sanitario, si scopre che l’idea del corpo del cittadino come "proprietà dello Stato" o come "ingranaggio della macchina pubblica" è esattamente la radice comune che lega l'igiene razziale nazista alle derive tecnocratiche moderne dell'obbligo vaccinale di massa. Bisogna chiarire che oggi il concetto di collettivismo sanitario annulla l'individuo trasformandolo in un "soldato" od in un "bene di consumo" dello Stato. Il Giuramento di Ippocrate (quello vero, tradizionale) vincola il medico a un rapporto esclusivo con il singolo paziente. Il medico deve fare il bene della persona che ha davanti, secondo scienza e coscienza, indipendentemente da considerazioni politiche, religiose o sociali. Nello Stato totalitario e collettivista, l'individuo non possiede diritti innati (i diritti naturali), ma riceve dallo Stato dei "permessi" in cambio di doveri. Il nazismo prima, e la tecnocrazia sanitaria oggi, compiono lo stesso identico ribaltamento:

  • Nella dottrina nazista: Il medico non cura più Hans o Gretel; cura il Volk (il popolo inteso come corpo biologico collettivo). Se per curare il Volk è necessario sacrificare, sterilizzare od usare come cavia il singolo individuo "difettoso" o non collaborativo, lo si fa in nome della "salute pubblica".
  • Nella dottrina dell'obbligo vaccinale seriale: Il sistema applica la stessa logica. Non importa se tu, come individuo, hai un profilo anamnestico a rischio o se esprimi dubbi legittimi. Tu per lo Stato sei solo un'unità statistica. Devi sottoporti al trattamento non per un beneficio tuo personale, ma per proteggere il "gregge" (la collettività). Il tuo corpo viene nazionalizzato per un presunto bene superiore. Se rifiuti il trattamento, per lo Stato non sei un cittadino che esercita un diritto naturale e costituzionalmente protetto, ma un "disertore", un elemento che sabota la prontezza biologica della nazione, un potenziale "untore" da isolare ed escludere dal consorzio sociale. Un pericolo per te e per gli altri.

Ma il peggio del vaccinazismo lo sancisce, in extra giudicato, la Corte Costituzionale. Il parere 5/2018 rappresenta uno dei passaggi più controversi e discussi degli ultimi anni, poiché ha fatto da "apripista" giuridico all'estensione degli obblighi vaccinali (all'epoca per il decreto Lorenzin sui minori).  La Corte ha stabilito che il diritto alla salute non è solo un "diritto individuale" (come previsto dall'Art. 32), ma ha anche una valenza sociale. Secondo i Giudici, la legge può imporre un trattamento sanitario se questo è diretto non solo a migliorare o preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri. È interessante notare che la Corte specifica che l'obbligo vaccinale non è una "coercizione fisica" (nessuno ti prende con la forza), ma un condizionamento. Qui la Corte introduce il concetto di "dovere di solidarietà" (Art. 2 Cost.) come giustificazione per limitare l'autodeterminazione del singolo, senza mai riportare il consenso/dissenso informato, cioè come se i vaccini non fossero un atto medico ma altro. La giustificazione della "salute collettiva" si basa su un utilitarismo becero: "È meglio che soffra uno per salvarne cento" ma ne ha manipolato il vero senso in diritto, cioè che la "salute collettiva" è solo la somma delle saluti individuali, cioè ogni individuo ha lo stesso problema che può nuocergli alla sua salute. Infatti ancora oggi la "tutela della salute pubblica o collettiva" impone come pericolo per la comunità un agente esterno tipo una falda inquinata, fumi tossici, inquinamento ambientale e lo Stato è obbligato a rimuovere la causa ma non può agire dentro il corpo di chi colpito. Diversa è la gestione dell'emergenza epidemica che pone limitazioni eventualmente a chi infetto e con diagnosi medica, limitazioni della libertà come lo è l'isolamento domiciliare o quarantena me senza imporre nessun farmaco. Perchè è proprio sulla versione tossica della salute collettiva governativa che avviene così il momento in cui, giuridicamente, l'individuo inizia a essere trattato come "parte di un gregge" e non come fine in sé. Un punto fondamentale della sentenza (che spesso viene ignorato da chi sostiene l'obbligo) è che il trattamento non è lecito se mette a rischio la salute del singolo oltre una soglia di "normalità", cioè solo se il danno è lieve o trattabile ma che il danno c'è. Se lo Stato ti chiede di rischiare una miocardite od una reazione avversa per proteggere un "gregge" che il farmaco nemmeno garantisce, non sta chiedendo solidarietà, sta esigendo un olocausto statistico. Ma lo fa in eccesso di giudicato, come se fossimo a Forum, che la politica usa come clava per zittire la resistenza ma che non trova nessun appiglio per chi studia Diritto.

Nel momento in cui una società accetta il principio per cui un individuo sano può essere costretto a subire l'inoculazione di un farmaco (con relativi rischi di danno o morte) per il presunto beneficio di un terzo o della collettività, quella società ha legalizzato l'utilitarismo biologico. Ha cioè accettato la stessa premessa filosofica dei medici di Norimberga. Oggi, i tentativi di ripristinare obblighi mascherati o Green Pass non sono "misure sanitarie moderne", ma tentativi anacronistici ed autoritari di far risorgere la vecchia "Polizia Medica" dell'Ottocento, calpestando trent'anni di evoluzione della bioetica e del diritto positivo. Infatti partiamo dal presupposto che la narrazione del "vaccinarsi per gli altri" o "per proteggere i più fragili" è pura propaganda emotiva mentre ci fanno il lavaggio del cervello. Anzi è il passaggio cruciale dalla Bioetica della cura alla Biopolitica del controllo. Non siamo più cittadini con sogni, diritti e storie (la bios), ma solo organismi da gestire, vaccinare e monitorare (la zoé). Per "salvare la vita" (biologica), lo Stato distrugge tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta (libertà, socialità, istruzione, dignità). È il trionfo della medicina come religione di Stato, lo scientismo, che gestisce la vita e la morte. Se accettiamo che la salute collettiva possa esigere il sacrificio della salute individuale (senza consenso e sotto ricatto), abbiamo accettato il principio del Totalitarismo Biologico. Se oggi è un vaccino per "il bene comune", domani potrebbe essere un espianto d'organi obbligatorio o l'eutanasia di Stato per "non pesare sulle casse comuni". Se l'individuo è un costo o un rischio, lo Stato "razionalizza" la sua esistenza. Infatti non è una questione vaccini si o vaccini no ma che nel mio corpo decido solo io cosa far entrare, a prescindere dal consiglio medico o dall'interesse pubblico. Difendere l'inviolabilità del corpo non è una scelta sanitaria, è la difesa della nostra Libertà Metafisica, la quale esprime il concetto che situa la nostra libertà non "dentro" le leggi dello Stato, ma "prima" di esse. È l'idea che l'essere umano possieda una sovranità intrinseca che non gli è stata concessa da nessun governo, e che quindi nessun governo può legittimamente revocare. La Libertà Metafisica afferma che il confine della tua pelle è il confine del tuo regno. Se perdi questo, diventi un "affittuario" del tuo stesso corpo, soggetto a sfratto o modifica da parte del "proprietario" (lo Stato). La Libertà Metafisica è il potere di agire secondo la propria coscienza, anche quando questa contrasta con la norma sociale od il "senso comune" imposto ed in quell'istante, tu eserciti una libertà che è fuori dalla portata del legislatore, la libertà di restare fedele alla tua natura. Ma non stiamo solo difendendo il diritto di scelta di cura ma stiamo presidiando il perimetro della nostra libertà e dei nostri diritti inviolabili, seppur mascherati da una finta democrazia, perchè OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto.

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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