CARO BENZINA? AZIONI CONCRETE PER FERMARE LA SPECULAZIONE
Cita da Alessandra Ghisla su 13 Marzo 2026, 18:13
Non basta la "guerra" per giustificare gli aumenti dei carburanti, perchè a prescindere dalle oscillazioni in Borsa (Brent) del barile del petrolio, le aziende dei carburanti usano un altro sistema per stabilire il prezzo di acquisto. Prima di agire va compreso come funziona. Le imprese che comprano petrolio non pagano praticamente mai il prezzo spot giornaliero del Brent, ma un buon riferimento è la media trimestrale o mensile dei prezzi Brent, che riflette meglio il costo reale pagato nei contratti di fornitura. Ad esempio, analisi recenti indicano che il Brent ha registrato negli ultimi mesi valori attorno a ~70–80 $/barile come media trimestrale (dato derivato da osservazioni di mercato nel primo trimestre 2025) e i futures a medio termine tendono a rimanere in quell’area. Chiaro che i valori in chiusura/apertura del Brent potrebbero modificare i nuovi contratti di acquisto ma non toccano quelli già in essere. Dobbiamo inserire anche la questione del PLATT'S. Il Platt's è un’agenzia privata (S&P Global) che stabilisce i prezzi di riferimento mondiali per i prodotti già raffinati (Benzina, Diesel, Jet Fuel). Il Platt's si basa su "domanda e offerta". Ma chi muove la domanda e l'offerta? Gli stessi grandi trader e le stesse compagnie che poi vendono il prodotto. È un mercato chiuso dove la speculazione finanziaria pesa molto più della reale disponibilità di prodotto. Se il greggio sale dell'8% e il Diesel (Platt's) sale del 15%, significa che tra il barile e la raffinazione qualcuno sta creando un "extra-margine" artificiale. Invece restando sul prezzo di acquisto della materia prima è questa la contestazione più corretta, a prescindere dai paramentri usati, ed è esattamente la mossa che il sistema teme di più, perché sposta il piano dal "prezzo di listino" (astratto) al "costo industriale reale" (concreto).
Le aziende petrolifere e le raffinerie quindi non comprano il petrolio “oggi per domani”, hanno contratti di fornitura già pagati o fissati settimane o mesi prima e spesso utilizzano strumenti finanziari di copertura (hedging). Per ciò il carburante che si trova oggi al distributore deriva da petrolio acquistato in passato a prezzi più bassi e non giustifica la presunta speculazione a danno dei cittadini italiani, neppure a causa della guerra. Il petrolio rispetto al 2021 costa solo il 19% in più, eppure la benzina rispetto al 2021 la paghiamo il 25-30% in più e sta aumentando. Le medie di approvvigionamento trimestrali del Brent risultano attestate in un range di 70-80 $/b, valore che riflette il costo industriale effettivo per le scorte attualmente in distribuzione. Se basiamo il prezzo del petrolio ad 80 $/b, ecco la scomposizione tecnica del prezzo che dovremmo trovare oggi, compreso di accise, se il mercato fosse trasparente e non "emotivo": BENZINA 1,82 euro e DIESEL 1,71 euro. Il punto centrale sono i contratti di acquisto che rappresentano il costo effettivo del greggio per le raffinerie, che spesso è stabilizzato tramite futures o contratti a lungo termine. Invece il prezzo alla pompa include raffinazione, trasporto, margini e soprattutto accise e IVA, ma non dovrebbe discostarsi in maniera ingiustificata dal costo industriale più i margini ragionevoli. Se ci sono differenze anomale, ad esempio il greggio contrattuale costa 70–80 $/barile ma il prezzo alla pompa viene esposto come se il greggio costasse 119 $/barile, allora c’è un margine sproporzionato o possibile pratica di traslazione dei prezzi non giustificata. Se la benzina (1,82 euro) ed il diesel (1,71 euro) costano di più le compagnie stanno caricano un "premio di rischio" inesistente truffando il consumatore finale ed il Governo, poiché l'IVA si calcola anche sulle accise ed ogni volta che loro alzano il prezzo industriale per "paura", lo Stato incassa di più automaticamente con extra gettito, diventa automaticamente così un socio occulto della speculazione.
Cominciamo a dare un nome esatto alle cose. Speculazione sull'accaparramento (Art. 501-bis c.p.) Punisce chiunque nell'esercizio di attività commerciali specula su merci di prima necessità (come il carburante), aumentandone il prezzo in modo ingiustificato. Infatti: "Fuori dei casi previsti dall'articolo precedente, chiunque, nell'esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra od incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo atto a determinarne la rarefazione o il rincaro sul mercato interno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 25.822". Bloccare tutto, andare in piazza, smetterla di usare l'auto, lamentarsi sui social sono tutte mosse di pancia che non portano a nessun risultato. La nostra strategia invece si basa su due azioni differenti. Segnalare singolarmente ad ARERA, AGCM e Guardia di Finanza la truffa sui clienti finali e un'azione collettiva per chiedere al Governo di applicare l'ACCISA MOBILE per permettere di far tornare in tasca ai cittadini il palese extra gettito e calmierare i prezzi dei carburanti, fino a fine della guerra. Come fare? Usiamo i mezzi democratici a nostra disposizione:
SEGNALAZIONE AGCM ED ARERA CON BOZZA ---> QUI
ESPOSTO GUARDIA DI FINANZA CON BOZZA ---> QUI
Sia ARERA che AGCM che la GdF sono le figure competenti se richiamate direttamente dai cittadini. Hanno l'obbligo di intervenire e, se non dovessero farlo, non solo stanno violando il loro contratto lavorativo ma anche qualche Legge. Chi ha un comportamento omissivo DEVE andarsene dalla pubblica amministrazione. Senza se e senza ma. Ma queste azioni dirette alle aziende di carburanti servirà solo a prendere tempo. Il vero problema sta a monte e si partirà a breve con un'azione collettiva per far intervenire anche il Governo. In "tempo di guerra" (o di grave crisi internazionale che compromette l'economia nazionale), il Governo può appellarsi all'Articolo 41 della Costituzione, che stabilisce che l'iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Esiste già la possibilità di decreti d'urgenza (Decreti Legge) per fissare tetti massimi di prezzo su beni strategici (come è stato fatto parzialmente per il gas o per le mascherine durante la pandemia). Quelle che porteremo sono 3 richieste concrete. Non sono sogni, sono Leggi che il Governo può varare domani mattina se vuole proteggerci:
1. L'Accisa Mobile (Il "Raffreddatore")
Come funziona: È un meccanismo che riduce le accise dello Stato in misura proporzionale all'aumento del prezzo industriale e dell'IVA. Se il petrolio sale e lo Stato incassa più IVA del previsto, quell'extra viene usato per tagliare l'accisa.
Perché è vincente: Impedisce allo Stato di fare cassa sulle disgrazie dei cittadini. Se il prezzo alla pompa sale, l'accisa scende. Il prezzo resta stabile. È la fine dell'azzardo morale del Governo.
2. Togliere l'IVA dalle Accise (Fine della "Tassa sulla Tassa")
Il problema attuale: Oggi l'IVA (22%) si calcola sul prezzo totale, comprese le accise. È un paradosso fiscale: paghiamo una tassa (IVA) su un'altra tassa (Accisa).
L'impatto: Togliere l'IVA dalle accise porterebbe un risparmio immediato di circa 13-15 centesimi al litro (calcolato su un'accisa media di 0,60-0,70 €). È l'intervento più onesto e veloce che si possa fare.
3. Ripristino di un C.I.D. d'Urgenza o Price Cap (Il "Freno alla Speculazione")
L'obiettivo: Sottrarre il prezzo alla "dittatura del Platt's" e della speculazione finanziaria. Lo Stato torna a stabilire un tetto massimo basato sui costi reali di produzione e non sulle scommesse dei trader.
Perché ora: In un momento di crisi internazionale, il libero mercato diventa "libero sciacallaggio". Tolto il "tappo" del Governo, il prezzo è passato sotto il controllo delle multinazionali e dei mercati finanziari (il famoso Platt's). Lo Stato ha smesso di essere un "controllore" ed è diventato un semplice "osservatore" (attraverso l'Osservaprezzi del MIMIT). Il C.I.D. è la protezione civile del portafoglio.
Se il Governo ignora queste proposte tecniche e attuabili, ammette ufficialmente di essere complice della spoliazione dei cittadini. Quello che conta di più è il messaggio che arriverà forte. Capiranno che siamo cittadini consapevoli, che hanno capito l'inganno e che non vogliono più giocare ai loro sporchi giochini con le loro regole inventate. Siamo cani sciolti che non si faranno manovrare dalle solite associazioni di settore. Noi non chiediamo sconti, chiediamo il ripristino dell'ordine economico. OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it, supporta il nostro lavoro QUI)

Non basta la "guerra" per giustificare gli aumenti dei carburanti, perchè a prescindere dalle oscillazioni in Borsa (Brent) del barile del petrolio, le aziende dei carburanti usano un altro sistema per stabilire il prezzo di acquisto. Prima di agire va compreso come funziona. Le imprese che comprano petrolio non pagano praticamente mai il prezzo spot giornaliero del Brent, ma un buon riferimento è la media trimestrale o mensile dei prezzi Brent, che riflette meglio il costo reale pagato nei contratti di fornitura. Ad esempio, analisi recenti indicano che il Brent ha registrato negli ultimi mesi valori attorno a ~70–80 $/barile come media trimestrale (dato derivato da osservazioni di mercato nel primo trimestre 2025) e i futures a medio termine tendono a rimanere in quell’area. Chiaro che i valori in chiusura/apertura del Brent potrebbero modificare i nuovi contratti di acquisto ma non toccano quelli già in essere. Dobbiamo inserire anche la questione del PLATT'S. Il Platt's è un’agenzia privata (S&P Global) che stabilisce i prezzi di riferimento mondiali per i prodotti già raffinati (Benzina, Diesel, Jet Fuel). Il Platt's si basa su "domanda e offerta". Ma chi muove la domanda e l'offerta? Gli stessi grandi trader e le stesse compagnie che poi vendono il prodotto. È un mercato chiuso dove la speculazione finanziaria pesa molto più della reale disponibilità di prodotto. Se il greggio sale dell'8% e il Diesel (Platt's) sale del 15%, significa che tra il barile e la raffinazione qualcuno sta creando un "extra-margine" artificiale. Invece restando sul prezzo di acquisto della materia prima è questa la contestazione più corretta, a prescindere dai paramentri usati, ed è esattamente la mossa che il sistema teme di più, perché sposta il piano dal "prezzo di listino" (astratto) al "costo industriale reale" (concreto).
Le aziende petrolifere e le raffinerie quindi non comprano il petrolio “oggi per domani”, hanno contratti di fornitura già pagati o fissati settimane o mesi prima e spesso utilizzano strumenti finanziari di copertura (hedging). Per ciò il carburante che si trova oggi al distributore deriva da petrolio acquistato in passato a prezzi più bassi e non giustifica la presunta speculazione a danno dei cittadini italiani, neppure a causa della guerra. Il petrolio rispetto al 2021 costa solo il 19% in più, eppure la benzina rispetto al 2021 la paghiamo il 25-30% in più e sta aumentando. Le medie di approvvigionamento trimestrali del Brent risultano attestate in un range di 70-80 $/b, valore che riflette il costo industriale effettivo per le scorte attualmente in distribuzione. Se basiamo il prezzo del petrolio ad 80 $/b, ecco la scomposizione tecnica del prezzo che dovremmo trovare oggi, compreso di accise, se il mercato fosse trasparente e non "emotivo": BENZINA 1,82 euro e DIESEL 1,71 euro. Il punto centrale sono i contratti di acquisto che rappresentano il costo effettivo del greggio per le raffinerie, che spesso è stabilizzato tramite futures o contratti a lungo termine. Invece il prezzo alla pompa include raffinazione, trasporto, margini e soprattutto accise e IVA, ma non dovrebbe discostarsi in maniera ingiustificata dal costo industriale più i margini ragionevoli. Se ci sono differenze anomale, ad esempio il greggio contrattuale costa 70–80 $/barile ma il prezzo alla pompa viene esposto come se il greggio costasse 119 $/barile, allora c’è un margine sproporzionato o possibile pratica di traslazione dei prezzi non giustificata. Se la benzina (1,82 euro) ed il diesel (1,71 euro) costano di più le compagnie stanno caricano un "premio di rischio" inesistente truffando il consumatore finale ed il Governo, poiché l'IVA si calcola anche sulle accise ed ogni volta che loro alzano il prezzo industriale per "paura", lo Stato incassa di più automaticamente con extra gettito, diventa automaticamente così un socio occulto della speculazione.
Cominciamo a dare un nome esatto alle cose. Speculazione sull'accaparramento (Art. 501-bis c.p.) Punisce chiunque nell'esercizio di attività commerciali specula su merci di prima necessità (come il carburante), aumentandone il prezzo in modo ingiustificato. Infatti: "Fuori dei casi previsti dall'articolo precedente, chiunque, nell'esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra od incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo atto a determinarne la rarefazione o il rincaro sul mercato interno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 25.822". Bloccare tutto, andare in piazza, smetterla di usare l'auto, lamentarsi sui social sono tutte mosse di pancia che non portano a nessun risultato. La nostra strategia invece si basa su due azioni differenti. Segnalare singolarmente ad ARERA, AGCM e Guardia di Finanza la truffa sui clienti finali e un'azione collettiva per chiedere al Governo di applicare l'ACCISA MOBILE per permettere di far tornare in tasca ai cittadini il palese extra gettito e calmierare i prezzi dei carburanti, fino a fine della guerra. Come fare? Usiamo i mezzi democratici a nostra disposizione:
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Sia ARERA che AGCM che la GdF sono le figure competenti se richiamate direttamente dai cittadini. Hanno l'obbligo di intervenire e, se non dovessero farlo, non solo stanno violando il loro contratto lavorativo ma anche qualche Legge. Chi ha un comportamento omissivo DEVE andarsene dalla pubblica amministrazione. Senza se e senza ma. Ma queste azioni dirette alle aziende di carburanti servirà solo a prendere tempo. Il vero problema sta a monte e si partirà a breve con un'azione collettiva per far intervenire anche il Governo. In "tempo di guerra" (o di grave crisi internazionale che compromette l'economia nazionale), il Governo può appellarsi all'Articolo 41 della Costituzione, che stabilisce che l'iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Esiste già la possibilità di decreti d'urgenza (Decreti Legge) per fissare tetti massimi di prezzo su beni strategici (come è stato fatto parzialmente per il gas o per le mascherine durante la pandemia). Quelle che porteremo sono 3 richieste concrete. Non sono sogni, sono Leggi che il Governo può varare domani mattina se vuole proteggerci:
1. L'Accisa Mobile (Il "Raffreddatore")
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Come funziona: È un meccanismo che riduce le accise dello Stato in misura proporzionale all'aumento del prezzo industriale e dell'IVA. Se il petrolio sale e lo Stato incassa più IVA del previsto, quell'extra viene usato per tagliare l'accisa.
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Perché è vincente: Impedisce allo Stato di fare cassa sulle disgrazie dei cittadini. Se il prezzo alla pompa sale, l'accisa scende. Il prezzo resta stabile. È la fine dell'azzardo morale del Governo.
2. Togliere l'IVA dalle Accise (Fine della "Tassa sulla Tassa")
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Il problema attuale: Oggi l'IVA (22%) si calcola sul prezzo totale, comprese le accise. È un paradosso fiscale: paghiamo una tassa (IVA) su un'altra tassa (Accisa).
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L'impatto: Togliere l'IVA dalle accise porterebbe un risparmio immediato di circa 13-15 centesimi al litro (calcolato su un'accisa media di 0,60-0,70 €). È l'intervento più onesto e veloce che si possa fare.
3. Ripristino di un C.I.D. d'Urgenza o Price Cap (Il "Freno alla Speculazione")
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L'obiettivo: Sottrarre il prezzo alla "dittatura del Platt's" e della speculazione finanziaria. Lo Stato torna a stabilire un tetto massimo basato sui costi reali di produzione e non sulle scommesse dei trader.
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Perché ora: In un momento di crisi internazionale, il libero mercato diventa "libero sciacallaggio". Tolto il "tappo" del Governo, il prezzo è passato sotto il controllo delle multinazionali e dei mercati finanziari (il famoso Platt's). Lo Stato ha smesso di essere un "controllore" ed è diventato un semplice "osservatore" (attraverso l'Osservaprezzi del MIMIT). Il C.I.D. è la protezione civile del portafoglio.
Se il Governo ignora queste proposte tecniche e attuabili, ammette ufficialmente di essere complice della spoliazione dei cittadini. Quello che conta di più è il messaggio che arriverà forte. Capiranno che siamo cittadini consapevoli, che hanno capito l'inganno e che non vogliono più giocare ai loro sporchi giochini con le loro regole inventate. Siamo cani sciolti che non si faranno manovrare dalle solite associazioni di settore. Noi non chiediamo sconti, chiediamo il ripristino dell'ordine economico. OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
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