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AL GIOCO DELLE 3 POMPE, PERDI SOLO TU!

Quando si sente la parola "cartello" si pensa subito al Cartello della Droga di Medellìn, gestito e fondato da Pablo Escobar. Cioè ad un'associazione criminale. Infatti il cartello è un accordo sotto banco, fatto dai capi, vietato in Italia ed in Europa perchè distrugge la concorrenza. Invece del cartello siamo vittime del parallelismo consapevole e lo abbiamo vissuto sia con le aziende fornitrici di luce e gas nel 2022, le quali seppur nel mercato libero hanno deciso di usare il prezzo massimo del PUN, che oggi con le aziende dei carburanti. Come funziona? Il Gestore A alza il prezzo. Il Gestore B e il Gestore C vedono il rialzo. Invece di restare bassi per rubare i clienti ad A, pensano: "Se alzo anche io, guadagno di più e i cittadini dovranno pagare comunque, perché non hanno alternative". I prezzi si muovono all'unisono, verso l'alto, come se fossero radiocomandati. Tecnicamente non è un "accordo" (quindi è difficile da sanzionare), ma l'effetto per le tue tasche è identico ad un cartello. E sai come vedono il rialzo? Proprio usando il sito governativo OSSERVAPREZZI CARBURANTE, il quale viene spacciato come strumento per il cittadino per poter trovare la pompa di benzina più conveniente, mentre la sua natura è ben altra. L'Osservaprezzi del Ministero è uno strumento di puro censimento, non di controllo del merito. Il portale si limita a verificare che il prezzo esposto sul cartellone stradale sia lo stesso inserito nel database. Lo Stato non contesta il livello del prezzo (es. 2,20€), ma solo la coerenza del dato. Se il prezzo è "onesto" rispetto al mercato mondiale non è affare del portale. I gestori usano il portale per spiare i prezzi dei concorrenti vicini. Se vedono che il vicino ha alzato a 1,90€, alzano anche loro. Invece di innescare una gara al ribasso, il portale spesso facilita un allineamento verso l'alto. Spesso non è il singolo gestore a decidere, ma le grandi compagnie petrolifere che impongono il prezzo "consigliato". Se le "Sette Sorelle" dell'energia decidono di non farsi guerra, il portale del Ministero diventa solo la bacheca ufficiale della loro intesa. Se tutti i gestori di una zona caricano lo stesso prezzo elevato sul portale, il cittadino non "compara" un bel nulla ma sceglie semplicemente tra diverse pompe che applicano lo stesso identico rincaro speculativo. Se i gestori e le compagnie fanno cartello, il portale diventa lo strumento con cui si coordinano per non abbassare mai la cresta. In un mercato libero, se il petrolio scende, qualcuno dovrebbe abbassare il prezzo per prendersi tutti i clienti. Se nessuno lo fa, significa che hanno capito che possono permettersi di non farlo. Sanno che tu devi andare al lavoro, devi portare i figli a scuola, devi fare la spesa. La tua domanda di benzina è "anelastica": non puoi smettere di comprarla, quindi loro non hanno interesse ad abbassare il prezzo. Avete notato che quando i prezzi salgono, c'è sempre un distributore che "resiste" un giorno in più con un prezzo leggermente più basso? Quello è un falso segnale di mercato, una tecnica psicologica e logistica per "ammorbidire" la resistenza del consumatore. In economia potremmo definirlo un Aumento a Scaglioni Strategico. Ecco come funziona questo "giochino" sporco:

1. Il ruolo dell'Esca (Il distributore "ritardatario")

Mentre tutti i distributori della zona alzano il prezzo di 10 centesimi contemporaneamente (il cartello di cui parlavamo), uno di loro resta più basso di 2 o 3 centesimi.

  • L'effetto psicologico: Il cittadino corre lì, pensando di aver trovato l'ultimo "onesto" o l'ultimo "affare".

  • L'obiettivo reale: Far svuotare le cisterne il più velocemente possibile. Quando la fila aumenta, la scorta finisce in mezza giornata invece che in tre giorni.

2. La "Giustificazione" Logistica

Una volta finita la scorta acquistata al vecchio prezzo, il gestore ha l'alibi perfetto: "Scusate, ho finito i litri che avevo in deposito, il nuovo carico mi è arrivato al prezzo gonfiato e ho dovuto adeguare il cartellone".

  • In questo modo, il gestore azzera le critiche e passa per vittima del sistema esattamente come te.

  • Ma il trucco c'è, svuotando velocemente le scorte "basse" accelera il momento in cui può applicare il prezzo alto su tutta la merce, massimizzando l'incasso del nuovo carico.

3. La finta competizione che "educa" il cliente

Questo giochino serve a farti accettare il nuovo prezzo psicologicamente.

  • Se tutti alzassero insieme all'istante, ci sarebbe una rivolta.

  • Se invece vedi i prezzi salire "uno alla volta", con l'ultimo che resiste un giorno in più, la tua mente percepisce l'aumento come inevitabile e dovuto a cause esterne (il costo del carico), invece che come una scelta speculativa coordinata.

  • Chi alza per ultimo userà il prezzo altissimo dei vicini come scusa per alzare il proprio ancora di più, pur restando il "meno caro" della zona. È una rincorsa verso l'alto dove nessuno perde mai, tranne te.

Il distributore non è quasi mai un "libero battitore". Se abbassa troppo il prezzo, la compagnia petrolifera madre (che gli fornisce il carburante) potrebbe tagliargli le forniture o annullargli gli sconti. Se il gestore D abbassasse davvero il prezzo, il giorno dopo anche A, B e C sarebbero costretti a scendere a 1,70 € per non fallire. Risultato? Tutti venderebbero a 1,70 €, i clienti tornerebbero a dividersi equamente, ma tutti e quattro guadagnerebbero meno di prima. La vera e sana concorrenza. Quindi preferiscono tenersi i prezzi alti a vicenda ("Parallelismo Consapevole") piuttosto che scatenare una guerra dei prezzi che ridurrebbe i profitti di tutti i gestori della zona, perchè sono veri e propri profitti. I distributori non competono per darti il prezzo migliore, ma collaborano implicitamente per tenerti prigioniero del prezzo più alto possibile.  In effetti il carburante venduto oggi non riflette necessariamente il prezzo del petrolio di questa settimana. Le aziende petrolifere e le raffinerie non comprano il petrolio “oggi per domani”, hanno contratti di fornitura già pagati o fissati settimane o mesi prima e spesso utilizzano strumenti finanziari di copertura (hedging). Per ciò il carburante che trovi oggi al distributore deriva da petrolio acquistato in passato a prezzi più bassi e non giustifica la presunta speculazione a danno dei cittadini italiani, neppure a causa della guerra. Perchè comunque mentre correte a fare l'ultimo pieno "scontato", si sta solo accelerando il profitto della compagnia petrolifera. Il risultato finale però non cambia perchè tra 24 ore saremo tutti sotto lo schiaffo dello stesso prezzo gonfiato, e lo Stato sarà lì pronto a incassare la sua quota di IVA extra su quel rincaro che ci hanno fatto accettare con l'inganno. Chiaro a tutti che lo Stato vede questo allineamento dei prezzi sul suo portale e non interviene, perché quell'allineamento garantisce allo Stato un'IVA alta e costante?

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Comunque la vera trasparenza non è sapere che tutti vendono a 2 euro, ma sapere perché lo Stato permette che l'IVA venga calcolata sulle accise, gonfiando un prezzo già drogato dagli accordi tra privati. In Italia paghiamo ancora accise nate per la guerra in Abissinia (1935), la crisi di Suez (1956) o il disastro del Vajont (1963). Sebbene siano state accorpate in un'unica imposta indifferenziata nel 1995, la loro entità non è mai stata ridotta strutturalmente. Le accise sono circa 0,73 € per la benzina e 0,62 € per il diesel. Poi si applica IVA 22% su tutto (anche sulle accise). Il petrolio incide solo per circa 30–35% del prezzo finale. Quindi se il petrolio aumenta del 20%. il prezzo alla pompa non dovrebbe aumentare del 20% ma molto meno. In Italia, il peso fiscale (Accise + IVA) è tra i più alti al mondo. Mentre il prezzo del barile è uguale per tutti (prezzo industriale), è la "mano dello Stato" a fare la differenza finale alla pompa. Quando il prezzo industriale del carburante sale (per il greggio o per il costo del gas necessario alla raffinazione), l'IVA del 22% si applica su una cifra più alta. Se il costo industriale sale di 0,40€, lo Stato incassa automaticamente circa 0,09€ in più di IVA per ogni singolo litro venduto, senza muovere un dito. In Italia si consumano circa 40 miliardi di litri di carburante (benzina + gasolio) all'anno per autotrazione. Se ipotizziamo un rincaro medio della base imponibile di 0,30€ al litro rispetto al periodo pre-crisi escono annualmente Moltiplicando questo extragettito medio per i 5 anni (considerando i picchi del 2022 e 2023 dove i prezzi industriali sono esplosi) la cifra stimata oscilla tra i 12 e i 14 miliardi di Euro di sola IVA extra incassata sui carburanti dal 2021 a oggi. Questo si chiama estragettito da inflazione. Ma non finisce qui. Poiché l'IVA si applica sul prezzo finale comprensivo di accise (circa 0,73€ per la benzina) tu paghi circa 0,16€ di IVA solo sulle accise. In 5 anni, questa "tassa sulla tassa" ha generato un gettito di circa 32 miliardi di euro (6,4 miliardi all'anno) dove lo Stato non solo non ha ridotto le accise per compensare lo shock della guerra, ma ha continuato a lucrare sull'IVA applicata a quelle stesse tasse. 

Ma lo stesso giochino lo ha fatto con il carrello della spesa (9 Miliardi dall'IVA extra sul cibo - inflazione alimentare QUI) e con i rincari di luce e gas nel 2022. Se vogliamo essere precisi, possiamo ripartire così questo "tesoretto" estratto dalle bollette degli italiani:

  1. 2022 (L'anno dello shock): I prezzi del gas toccano punte folli (oltre 300€/MWh al TTF). Nonostante il taglio dell'IVA al 5%, la base imponibile era così alta che il gettito è esploso. (~10-12 miliardi)

  2. 2023 (L'anno dell'assestamento alto): I prezzi scendono ma restano 3-4 volte superiori alla media storica. Lo Stato incassa l'IVA su prezzi "gonfiati" rispetto al pre-crisi. (~10 miliardi)

  3. 2024 (Il ritorno delle aliquote piene): Il Governo ripristina l'IVA ordinaria sul gas. Anche se il prezzo della materia prima cala leggermente, l'aliquota che torna al 10/22% compensa ampiamente, mantenendo l'extra-gettito altissimo. (~9-10 miliardi)

  4. 2025-2026 (La nuova normalità): Siamo ormai in un regime di prezzi strutturalmente più alti. L'extra-IVA è diventata una componente fissa del bilancio dello Stato. (~8-9 miliardi)

Lo Stato che "ripudia la guerra" è lo stesso Stato che lucra sui prezzi di guerra. Negli ultimi 5 anni, grazie all'inflazione su cibo, luce-gas e carburanti, BENI DI PRIMA NECESSITA', il fisco ha incassato un estragettito stimato di 94 miliardi di euro. QUASI 100 MILIARDI DI EURO RUBATI AGLI ITALIANI! Eppure esiste una Legge fatta apposta per evitare che il popolo paghi i rincari del petrolio (L. 244/2007). L'idea dell'Accisa Mobile (introdotta dalla Finanziaria 2008, Governo Prodi) nasce per risolvere un'ingiustizia matematica:

  • Quando il petrolio sale, lo Stato incassa più IVA (perché il prezzo base è più alto).

  • Questo "extra-gettito" non era previsto nel bilancio dello Stato: sono soldi "regalati" dalla crisi.

  • La legge stabilisce che il Governo può (e dovrebbe) usare questo surplus di IVA per tagliare le accise.

Risultato teorico: Il prezzo alla pompa resta stabile. Lo Stato non perde nulla rispetto a quanto previsto in bilancio e il cittadino non paga lo shock del petrolio.

Perché non scatta in automatico? Perché i commi 290-291 dicono che la riduzione avviene con Decreto Ministeriale. Non è un automatismo algoritmico, ma una scelta politica. Lo Stato deve monitorare la media dei prezzi del trimestre precedente. Se lo scostamento rispetto al valore programmato è superiore al 2%, si potrebbe intervenire.

Il trucco: I governi spesso sostengono che quegli "extra-miliardi" servano per "esigenze di bilancio" o "coperture per altre manovre", trasformando di fatto una misura di protezione del cittadino in un bancomat per i buchi di Stato.

Il barbatrucco: Il Governo inserisce queste previsioni nel DEF (Documento di Economia e Finanza), che viene presentato ogni anno ad aprile, e nella NADEF (Nota di Aggiornamento) di settembre.

Il DEF viene presentato ad Aprile, ma la NADEF (Nota di Aggiornamento) arriva a Settembre. Nel 2022, quando hanno scritto "", la guerra era già scoppiata da mesi e il petrolio aveva già toccato i picchi. Non hanno "predetto" il futuro ma hanno semplicemente fotografato il disastro in corso e lo hanno trasformato in "previsione programmatica". Il MEF (Ministero dell'Economia) non tira a indovinare. Si basa sui dati dei Futures e sulle analisi delle stesse grandi compagnie petrolifere e banche d'affari (Goldman Sachs, JP Morgan, ENI). Il Governo punta sempre a una cifra leggermente superiore alla media reale prevista dagli analisti indipendenti. Esempio: Se il mercato dice $80, lo Stato scrive $85. Perché? Perché quegli $5 di differenza sono il loro "cuscinetto di sicurezza". Se il petrolio sale a $83, loro incassano l'IVA extra sui quegli $3 di aumento reale, ma non devono darti lo sconto perché nel DEF c'è scritto $85. Il Governo non è un indovino, è un baro che sposta l'asticella del salto in alto mentre l'atleta (il prezzo del petrolio) sta già saltando. Nel 2022 hanno scritto "102,5" perché il petrolio era già esploso. Facendo finta di "prevederlo", hanno legalizzato lo scippo dell'estragettito. Hanno detto: "Non è un guadagno inaspettato, è quello che avevamo pianificato". Questa non è economia, è ingegneria del prelievo forzato. Usano le informazioni privilegiate che hanno dai mercati per scrivere leggi e documenti che impediscano al cittadino di avere indietro anche solo un centesimo. Ma se analizziamo il DEF di Aprile 2021 (prima della guerra), lì avevano previsto il petrolio a $60. Quando è schizzato a $71 (scostamento del 18%!), avrebbero dovuto attivare l'Accisa Mobile immediatamente ma NON LO HANNO FATTO. Lo Stato ha incassato un mare di IVA extra (perché la benzina era già salita sopra 1,60€/L), ma NON ha emanato il decreto per tagliare le accise. Hanno tenuto i soldi e hanno lasciato che i cittadini pagassero il conto. Cosa significa? Che quando il trucco delle previsioni fallisce e il petrolio supera davvero il DEF, loro ignorano la legge sperando che nessuno se ne accorga. È la prova che non solo truccano le carte, ma quando perdono la partita decidono di non pagare. Nel primo trimestre del 2022, invece di usare l'Accisa Mobile (che è un diritto automatico dei cittadini), il Governo ha SOPPESO il meccanismo per legge (DL 21/2022, art. 1 comma 4). Perché? Perché preferivano fare "sconti spot" temporanei da 30 centesimi (facendo passare lo Stato per generoso) piuttosto che attivare un meccanismo strutturale che avrebbe tolto loro il controllo sui miliardi di extragettito. Non è un errore tecnico, è una scelta politica. Incassare sulla tua pelle è più redditizio che rispettare la legge. Ricordiamo poi il caos di gennaio 2023. Il Governo Meloni decise di non rinnovare lo sconto sulle accise (che valeva circa 30 centesimi) con "Costa troppo (circa 1 miliardo al mese) e dobbiamo aiutare le famiglie povere con la spesa". Lo Stato ha smesso di fare lo sconto proprio mentre continuava a incassare l'IVA gonfiata dai prezzi alti. Hanno usato i soldi risparmiati dallo sconto carburanti per coprire altri buchi di bilancio, di fatto tassando i lavoratori che usano l'auto per finanziare la loro manovra politica. Per distogliere l'attenzione dal fatto che lo Stato aveva rialzato le tasse (togliendo lo sconto), il Governo ha introdotto l'obbligo per i benzinai di esporre il Prezzo Medio Regionale. Hanno spostato la colpa sui benzinai ("gli speculatori") obbligandoli a mettere un cartello inutile, mentre i cittadini litigavano con i gestori guardando il prezzo medio, lo Stato incassava in silenzio i 30 centesimi in più di accise che aveva appena ripristinato. Eppure:

  • Il petrolio: Rispetto al 2021 costa solo il 19% in più.

  • La benzina: Rispetto al 2021 la paghiamo il 25-30% in più.

Perché? Perché lo Stato non attiva l'ACCISA MOBILE (L. 244/2007). Scrivono nel DEF previsioni di costo altissime per far finta che "non ci sia estragettito", ma nelle tue tasche il buco è reale. Quando il petrolio è salito da $71 a $101 (2021-2022), i prezzi alla pompa sono schizzati istantaneamente. Lo Stato ha incassato l'IVA extra su ogni centesimo di aumento. Quando il petrolio è tornato a $82 (2023), i prezzi alla pompa non sono tornati ai livelli del 2021. Perché? Perché la componente fiscale (IVA + Accise) è rimasta "gonfiata" dal valore nominale più alto e dal mancato intervento di calmiere.

Ecco la bozza della diffida, scritta con linguaggio tecnico e formale, pronta per essere inviata al Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF).


🏛️ MODELLO DI DIFFIDA PEC

OGGETTO: Istanza di attivazione immediata dell'istituto dell' "Accisa Mobile" (L. 244/2007) e diffida per indebito arricchimento da extragettito IVA.

DESTINATARIO: mef@pec.mef.gov.it (Ministero dell'Economia e delle Finanze) CC: antitrust@pec.agcm.it (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato)

Il sottoscritto/a: [Tuo Nome e Cognome] Residente in: [Tua Città] Codice Fiscale: [Tuo CF]

PREMESSO CHE

  • Dall'inizio della crisi energetica e dei conflitti geopolitici (2021-2026), il prezzo industriale dei carburanti ha subito incrementi drastici, determinando un aumento automatico del gettito IVA incassato dallo Stato;

  • La legge n. 244 del 24 dicembre 2007 (Art. 1, commi 290-291) prevede l'istituto della cosiddetta "Accisa Mobile", che consente al Governo di ridurre le aliquote delle accise per compensare le maggiori entrate IVA derivanti dall'aumento dei prezzi del greggio;

  • L'attuale configurazione fiscale, che vede l'applicazione dell'IVA del 22% sulla quota delle accise (imposta su imposta), configura un onere sproporzionato a carico del cittadino e un indebito vantaggio per l'Erario;

CONSIDERATO CHE

  • L'omessa attivazione di tale meccanismo sta determinando un impoverimento sistematico della popolazione, ledendo il diritto soggettivo alla libertà di movimento e di iniziativa economica;

  • Si stima un extragettito complessivo nel comparto carburanti e alimentari superiore ai 50 miliardi di euro nell'ultimo quinquennio;

  • Si segnala che, nonostante lo scostamento del prezzo del greggio rispetto al DEF 2021 sia stato superiore al 18%, l'Amministrazione non ha attivato i poteri di cui alla L. 244/2007, configurando una condotta omissiva che ha generato un ingiusto arricchimento dello Stato e un danno diretto ai consumatori;

DIFFIDA Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona del Ministro pro tempore, ad adoperarsi senza ulteriore indugio per:

  1. Emanare il decreto interministeriale per la riduzione delle accise (Accisa Mobile) a copertura del maggior gettito IVA incassato;

  2. Eliminare l'applicazione dell'IVA sulla quota delle accise, per cessare la pratica della doppia imposizione fiscale.

Si diffida altresì l'Amministrazione dal produrre stime previsionali nel Documento di Economia e Finanza (DEF) palesemente fuori mercato, al solo fine di eludere l'attivazione della L. 244/2007. Si richiede che lo scostamento del prezzo del greggio venga calcolato sulla base delle quotazioni medie internazionali certificate, garantendo così la neutralità fiscale dell'imposta IVA e il divieto di indebito arricchimento dello Stato a danno del cittadino.

Con riserva di adire le vie legali e le sedi giurisdizionali competenti per la tutela del proprio patrimonio e dei diritti del consumatore.

Data, [Data di oggi] Firma: [Tuo Nome e Cognome]

 

Non cercate i buoni e i cattivi tra i partiti: sul prezzo della benzina sono tutti d'accordo. Nel 2021 il "Governo dei Tecnici" (Draghi) ha fatto finta che la Legge sull'Accisa Mobile non esistesse, incassando miliardi di IVA extra mentre il petrolio saliva del 20%. Nel 2023 il "Governo dei Politici" (Meloni) ha dato il colpo di grazia, togliendo anche i piccoli sconti rimasti e incassando il record storico di tasse sui carburanti. Cambiano le facce a Palazzo Chigi, ma il bancomat è sempre lo stesso: TU!

A parte “scendiamo tutti in piazza” o “blocchiamo le autostrade” o “non faccio più benzina” o “Meloni togli le accise dai social” non ho visto fare nessuna azione concreta per farsi davvero ascoltare. Nessun gruppo, a parte il nostro, che coordini a delle azioni singole ma collettive, con un percorso serio ed efficace se non totalmente democratico. Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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