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QUANTO PESA LA SPESA DEGLI ITALIANI?

A causa dei vari movimenti geopolitici (ne abbiamo parlato ---> QUI), tra i primi la "guerra in Ucraina", c'è stato un cospicuo aumento sul gas e, di conseguenza, a tutta la filiera fino ad arrivare ai beni di prima necessità alimentari degli italiani. Ma è davvero così? Il 14 gennaio l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha emesso un pesante comunicato stampa IC58 - Avviata indagine su GDO e filiera agroalimentare dove possiamo leggere: "L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata (GDO) nell’ambito della filiera agroalimentare, anche prendendo spunto dalla netta divaricazione, che si è determinata negli ultimi anni, tra l’inflazione generale e l’inflazione dei generi alimentari. In particolare, sulla base dei dati ISTAT, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (pari al 17,3%). A fronte di questi aumenti dei prezzi al consumo, i produttori agricoli lamentano spesso una compressione o, quanto meno, una crescita inadeguata dei propri margini, che potrebbe essere in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della grande distribuzione organizzata". Oltretutto l'anomalia dell'aumento riconduce solo agli alimentari. Ecco alcuni punti chiave:

  • Il ruolo della GDO: L'Antitrust vuole capire se i grandi supermercati abbiano usato il loro "potere contrattuale" per scaricare l'aumento dei costi energetici e delle materie prime solo sui consumatori e sui piccoli fornitori, proteggendo (o aumentando) i propri profitti.
  • Private Label (Marchi del distributore): Si indaga se la crescita dei prodotti a marchio del supermercato stia limitando la concorrenza, mettendo fuori mercato i produttori indipendenti che non accettano le condizioni delle catene.
  • Il peso sulle famiglie: L'aggravio di circa 1.900 euro all'anno per la spesa alimentare è una cifra enorme, che incide pesantemente sul potere d'acquisto, specialmente per le fasce più deboli, alimentando il dibattito sulla necessità di un calmiere o di interventi strutturali sulla filiera.
Questa indagine è fondamentale perché, se venissero accertate distorsioni della concorrenza, l'Autorità potrebbe imporre sanzioni o richiedere cambiamenti nei contratti tra GDO e fornitori. Ma per chi non soffre di perdita di memoria a lungo termine è doveroso fare un passo indietro con l'emergenza Covid perchè la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) è stata uno dei pochi settori a non subire mai interruzioni, diventando di fatto il canale di approvvigionamento esclusivo per milioni di italiani durante i periodi di restrizione più dura.  Ecco alcuni dati e considerazioni che confermano come la GDO abbia, in termini di volumi e quote di mercato, beneficiato della situazione:

1. Il boom delle vendite durante il lockdown
Mentre bar, ristoranti e piccoli negozi di abbigliamento erano costretti a chiudere, i supermercati hanno registrato record storici: 
  • Aumento del fatturato: Nel solo 2020, le vendite della GDO sono aumentate mediamente del 10%, con picchi fino al 30% in alcune categorie o aree geografiche.
  • Effetto "Stock": La paura delle chiusure ha spinto i consumatori a fare scorte massicce, aumentando lo scontrino medio in modo esponenziale.
  • E-commerce: Il canale online, quasi inesistente prima per la spesa alimentare, ha registrato crescite superiori al 200% durante la pandemia, permettendo ai grandi gruppi di digitalizzarsi a una velocità incredibile. 
2. Consolidamento e nuovi trend (2024-2025)
La spinta della pandemia non si è esaurita con la fine dello stato di emergenza. Nel 2024, la GDO ha chiuso con un fatturato di 135,1 miliardi di euro (+1,8% rispetto all'anno precedente), a dimostrazione che le abitudini di consumo si sono spostate stabilmente verso la distribuzione organizzata. 
 
3. Il rovescio della medaglia: Speculazione e "Faro" dell'Antitrust
Tuttavia, proprio questa posizione di forza è finita sotto la lente delle autorità. Nel gennaio 2026, l'Antitrust (AGCM) ha avviato un'importante indagine conoscitiva sulla GDO. 
  • Prezzi alle stelle: È stato rilevato che i prezzi alimentari sono aumentati del 24,9% in 4 anni (ottobre 2021 - ottobre 2025), una crescita molto più alta dell'inflazione generale.
  • Il sospetto: L'Autorità vuole capire se le grandi catene abbiano approfittato della loro posizione di forza per mantenere prezzi elevati sugli scaffali, pur comprimendo i margini dei produttori agricoli. 
Essendo state le uniche attività aperte durante tutto il Covid, le grandi catene hanno acquisito una quota di mercato e un potere contrattuale immenso. Se nel 2020 questo è stato un servizio essenziale, nel 2026 è diventato oggetto di indagine per verificare che questa "posizione privilegiata" non si sia trasformata in una speculazione a danno dei cittadini. Eppure a beneficiarne non sarebbero solo le GDO. Lo Stato, attraverso l'IVA, ottiene un "extragettito automatico" grazie all'inflazione. Poiché l'IVA è un'imposta ad valorem (ovvero una percentuale sul prezzo finale), se il prezzo del bene sale, l'incasso dello Stato aumenta proporzionalmente, anche se l'aliquota (il 4% o il 10%) resta invariata. Ecco l'analisi di questo fenomeno applicata ai dati del 2026:

1. Il calcolo dell'extragettito da inflazione
Riprendendo il dato dell'Antitrust (+24,9% in 4 anni), possiamo vedere cosa succede alle casse dello Stato:
  • Prezzo iniziale (2021): Se un paniere di beni costava 100€, lo Stato incassava 4€ di IVA (al 4%).
  • Prezzo attuale (2025/2026): Lo stesso paniere ora costa circa 125€. Lo Stato incassa il 4% di 125€, ovvero 5€.
  • Risultato: Senza muovere un dito e senza cambiare le leggi, lo Stato ha aumentato il suo incasso del 25% su quel bene.
2. Perché lo Stato non lo evidenzia?
Sebbene questo aiuti a risanare i conti pubblici o a coprire il deficit, è un tema politicamente delicato per due motivi:
  • Tassazione occulta: Viene percepita come una "tassa sull'inflazione". Il cittadino paga di più non solo il prodotto, ma anche più tasse sul prodotto stesso.
  • Il "Fiscal Drag" (Drenaggio Fiscale): Mentre le entrate IVA salgono, il potere d'acquisto reale delle famiglie scende. Lo Stato incassa di più in termini nominali, ma i cittadini sono più poveri.
3. L'indagine Antitrust e lo Stato
Se l'Antitrust accertasse che i prezzi sono saliti per speculazione della GDO, significherebbe che lo Stato ha beneficiato (in termini di gettito IVA) di un aumento dei prezzi potenzialmente "ingiusto". Questo mette il governo in una posizione ambigua: da un lato l'Antitrust (che è un'autorità indipendente) deve tutelare il consumatore, dall'altro il Ministero dell'Economia vede aumentare le entrate fiscali grazie a quegli stessi prezzi alti.
 
Un dato di fatto è che l'aumento dei prezzi alimentari è diventato un aumento automatico delle entrate dello Stato. Nel 2026, con una spesa alimentare che pesa per circa 260 miliardi, un aumento del 25% dei prezzi ha generato un extragettito IVA stimabile in diversi miliardi di euro all'anno rispetto al periodo pre-crisi. Questo "tesoretto" viene spesso utilizzato dai governi per finanziare misure di contrasto al caro-energia o per ridurre il cuneo fiscale, ma deriva direttamente dal maggior costo della vita pagato dai cittadini al supermercato. Per stimare l'extragettito IVA percepito dallo Stato italiano a causa dell'inflazione alimentare tra il 2019 e il 2025, dobbiamo analizzare l'aumento della spesa delle famiglie e l'aliquota media ponderata applicata al carrello della spesa. Ecco un calcolo basato sui dati macroeconomici e sulle rilevazioni dell'Antitrust che abbiamo recepito: 
 
1. Dati di partenza 
  • Spesa Alimentare 2019 (Pre-Crisi): Circa 150 miliardi di euro (Fonte: stime Istat su consumi finali delle famiglie per soli beni alimentari e bevande analcoliche).
  • Inflazione Alimentare Accumulata (2021-2025): +24,9% (come da indagine Antitrust [1]).
  • Aliquota IVA Media Ponderata: Il cibo in Italia è tassato al 4%, 5% o 10%. La media ponderata reale, considerando i volumi di acquisto, è stimata intorno al 7,5%. 
2. Calcolo del gettito IVA nel 2019 
  • Spesa alimentare 2019: 150 miliardi €
  • Gettito IVA (7,5%): 150×0,075= 11,25 miliardi di euro. 
3. Calcolo del gettito IVA nel 2025 (Effetto Inflazione) 
Applicando l'aumento del 24,9% alla spesa nominale (assumendo che i volumi consumati siano rimasti simili, ma il prezzo sia aumentato): 
  • Spesa Alimentare 2025: 150×1,249=187,35 miliardi di euro.
  • Gettito IVA (7,5%): 187,35×0,075=14,05 miliardi di euro. 
4. Il Verdetto: L'Extragettito Annuo 
La differenza tra il gettito del 2025 e quello del 2019 è:

14,05−11,25=𝟐,𝟖 miliardi di euro in più all′anno
 

5. Proiezione Totale (2021-2025) 
L'inflazione non è stata un salto unico, ma una crescita costante. Se sommiamo l'eccedenza di gettito raccolta anno su anno durante la salita dei prezzi: 
  • Lo Stato italiano ha incassato complessivamente tra il 2021 e il 2025 una cifra stimabile tra i 7 e i 9 miliardi di euro di sola IVA "extra" rispetto a quella che avrebbe incassato se i prezzi fossero rimasti stabili ai livelli del 2019. 
Considerazioni Politiche 
Questi 2,8 miliardi di euro annui di "contributo del popolo": 
  1. Sono entrati nelle casse dello Stato senza alcuna riforma fiscale.
  2. Rappresentano una ricchezza sottratta direttamente al potere d'acquisto dei cittadini.
  3. Non sono stati restituiti tramite riduzioni di aliquota, ma usati per la copertura del deficit o per finanziare bonus una-tantum. 
Come sottolinea l'indagine dell'Antitrust, questo meccanismo è alimentato da una filiera dove i prezzi salgono per il consumatore ma i margini spesso restano in mano alla Grande Distribuzione (GDO). Affrontare la questione dell'aumento vertiginoso dei prezzi alimentari, come evidenziato dall'indagine dell'Antitrust, richiede un approccio integrato che coinvolga sia misure di politica economica immediate che riforme istituzionali a lungo termine. Ecco come la questione potrebbe essere affrontata a livello politico ed istituzionale nel 2026:
 
1. Intervento Istituzionale: Rafforzare l'Antitrust
Il primo passo istituzionale è utilizzare l'indagine in corso come base per un'azione decisa:
  • Pieno Supporto all'Indagine: Garantire all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) tutte le risorse necessarie per completare l'indagine rapidamente.
  • Sanzioni Esemplari: Se l'indagine dovesse confermare la presenza di intese restrittive della concorrenza (cartelli tra distributori) o abusi di posizione dominante da parte della GDO, si dovrebbero imporre sanzioni pecuniarie massicce. L'obiettivo istituzionale è ripristinare la legalità del mercato.
  • Poteri Straordinari: Valutare se concedere all'Antitrust, in fasi di alta inflazione, poteri di moral suasion o la possibilità di imporre temporaneamente la cessione di rami d'azienda per spezzare concentrazioni eccessive sul mercato.
2. Politica Economica: Riformare la Filiera e l'IVA
A livello politico, si tratterebbe di adottare misure strutturali per evitare che il problema si ripresenti:
  • Legge sulla Filiera Agroalimentare: Aggiornare la normativa che regola i rapporti contrattuali tra produttori agricoli e GDO. L'obiettivo è garantire prezzi equi ai produttori e vietare le pratiche sleali, come i pagamenti oltre i 60 giorni o le aste al doppio ribasso.
  • Tavolo Permanente del Prezzo: Istituire un tavolo di concertazione tra Ministeri (Agricoltura, Economia, Imprese), associazioni di consumatori, produttori e GDO, con il compito di monitorare in tempo reale i margini e segnalare immediatamente anomalie all'Antitrust.
  • Rimodulazione dell'IVA ad hoc: Utilizzare l'extra-gettito IVA generato dall'inflazione (come discusso prima) non per una riduzione automatica, ma per finanziare un "Fondo di Solidarietà Alimentare". Questo fondo potrebbe erogare voucher o Carte Acquisti per le famiglie a basso reddito, per l'acquisto esclusivo di beni di prima necessità (come la Carta "Dedicata a te" ma potenziata). Questa misura è mirata, equa (colpisce chi ha bisogno) e non alimenta ulteriormente l'inflazione generale.
3. Comunicazione Istituzionale e Trasparenza
  • Paniere Anti-Inflazione: Promuovere un accordo volontario con la GDO per un "carrello della spesa" con prezzi bloccati su 15-20 beni essenziali, garantendo trasparenza e confronto tra le diverse catene di supermercati.
  • Informazione ai Cittadini: Educare i consumatori a leggere le etichette, a capire l'origine dei prodotti e a riconoscere le offerte reali da quelle gonfiate, contrastando la disinformazione che alimenta la speculazione.
La risposta politica e istituzionale al caro-prezzi nel 2026 non può limitarsi a un'indagine, ma deve portare a una riforma strutturale della filiera, a sanzioni severe per gli abusi e a un uso mirato delle risorse fiscali per proteggere le fasce più colpite. Se dovessimo affrontare questa crisi nel 2026, si potrebbe agire su tre livelli paralleli per spezzare il circolo vizioso tra speculazione, dazi e perdita di potere d’acquisto. La strategia si potrebbe basare sul principio della trasparenza radicale e sul riequilibrio dei poteri nella filiera.

1. Livello Istituzionale: Il "Rating di Trasparenza" della GDO
Invece di limitarsi a sanzioni ex-post (che arrivano spesso troppo tardi), si potrebbe istituire un Rating Etico di Filiera obbligatorio per le grandi catene.
  • Come funziona: Ogni catena della GDO dovrebbe pubblicare trimestralmente il margine di profitto medio applicato sui beni di prima necessità (pane, latte, pasta).
  • Obiettivo: Se una catena aumenta i prezzi al consumo del 25% mentre paga i produttori lo stesso prezzo di prima, il suo rating crollerebbe. Questo attiverebbe controlli immediati dell'Antitrust e informerebbe il consumatore, che potrebbe scegliere di premiare chi mantiene margini onesti.
2. Livello Fiscale: L'IVA "Anti-Ciclica"
Si potrebbe utilizzare l'extragettito IVA di cui abbiamo parlato (quei miliardi incassati in più dallo Stato grazie all'inflazione) non per il bilancio generale, ma per una clausola di salvaguardia automatica:
  • Meccanismo: Se l'inflazione alimentare supera una certa soglia (es. +5% annuo), l'extra-gettito IVA calcolato su quei beni deve essere convertito immediatamente in credito d'imposta per i produttori agricoli e in riduzione dell'IVA al consumo per i mesi successivi.
  • Risultato: Lo Stato smetterebbe di "guadagnare sulla fame" e la pressione fiscale si ridurrebbe proprio quando i prezzi salgono.
3. Livello Strutturale: Difesa dell'Export e Sovranità Alimentare
Per contrastare l'effetto dei dazi USA:
  • Diplomazia Commerciale Aggressiva: Creazione di un fondo di garanzia europeo per assicurare le aziende esportatrici contro le perdite derivanti da guerre commerciali improvvise.
  • Potenziamento del Mercato Interno: Incentivare fiscalmente la creazione di "Reti di Produttori" che vendano direttamente ai consumatori o a piccoli mercati locali, saltando i passaggi della GDO dove si accumulano i ricarichi speculativi.
4. Livello Digitale: Il Wallet per il Potere d'Acquisto
Si potrebbe utilizzare il nuovo EUDI Wallet (il portafoglio digitale europeo del 2026) per gestire in modo diretto e privato i sussidi:
  • Invece di carte fisiche costose e burocratiche, lo Stato potrebbe accreditare "token alimentari" direttamente sul Wallet dei cittadini in base all'ISEE, utilizzabili solo per beni sani e di prima necessità. Questo eliminerebbe la burocrazia e garantirebbe che l'aiuto arrivi istantaneamente.
Politicamente si risolverebbe il problema togliendo alla GDO il potere di decidere unilateralmente il prezzo della vita, obbligandola alla trasparenza e usando la tecnologia per restituire ai cittadini ciò che l'inflazione ha sottratto loro. Ed i cittadini cosa possono fare nel loro piccolo? Il cittadino deve smettere di essere un "bersaglio passivo" e diventare un organizzatore di alternative. Se la GDO vince sulla comodità, si può vincere sulla comunità. Creare una rete di vicinato per fare acquisti collettivi direttamente dai produttori è il primo passo per smontare lo "stato degli speculatori" partendo dal basso. Ecco cosa si può fare concretamente da domani sul tuo territorio:

1. Pratica il "Voto con il Portafoglio" (Disintermediazione)
È l'arma più potente. Ogni euro che spendi è un voto a favore di un modello economico.
  • Cerca la Filiera Corta: Invece di andare alla GDO per tutto, usa i mercati contadini o rivolgiti direttamente alle aziende agricole del Mugello (carne, latte, farina). Bypassare l'intermediario toglie ossigeno alla speculazione.
  • Usa le App di Prossimità: Anche se non c'è ancora un'app statale, cerca realtà locali o reti di economia solidale che consegnano a domicilio.
2. Esercita il Diritto alla Trasparenza (GDPR e Accesso ai Dati)
Il cittadino consapevole usa la legge come scudo.
  • Controlla i tuoi dati: Se una catena di supermercati usa la tua tessera fedeltà per profilarti e alzare i prezzi in base alle tue abitudini (prezzi dinamici), esercita il tuo Diritto di Accesso (Art. 15 GDPR). Chiedi come usano i tuoi dati. Più cittadini lo fanno, più le aziende diventano cauti nel manipolare i prezzi tramite algoritmi.
3. Partecipazione Attiva
Il cittadino ha il diritto (e in un certo senso il dovere civico) di segnalare situazioni che sembrano alterare la concorrenza. Nel 2026, con l'indagine sulla GDO già aperta, una segnalazione dettagliata dal territorio ha un peso specifico notevole perché fornisce "prove dal campo" agli ispettori dell'Autorità.
 
Puoi inviare una segnalazione all'Antitrust (AGCM) tramite il loro modulo online o via PEC.
Ecco una bozza di segnalazione mirata sulla situazione locale, che mette in luce la discrepanza tra prezzi al consumo e realtà produttiva della tua zona:
 

Oggetto: Segnalazione di presunte distorsioni della concorrenza e speculazione nel settore della GDO – All’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM)
Indirizzo PEC: protocollo.agcm@pec.agcm.it
 
Il sottoscritto [Tuo Nome e Cognome], residente in xxxxxxx (XX), in qualità di consumatore, intende sottoporre alla Vostra attenzione la situazione dei prezzi al consumo dei generi alimentari di prima necessità nel territorio del xxxxxx.
 
ESPONE QUANTO SEGUE:
  1. Aumenti Anomali: In linea con quanto oggetto della Vostra indagine conoscitiva sulla GDO (IC58), si riscontrano nel territorio aumenti dei prezzi al dettaglio (es. latte, pane, carni locali) che appaiono sproporzionati rispetto alla realtà produttiva locale.
  2. Discrepanza con i Produttori: Risulta al sottoscritto, tramite contatti diretti con le aziende agricole del territorio, che i prezzi corrisposti ai produttori dalla Grande Distribuzione sono rimasti pressocché stabili o sono aumentati in misura minima, a fronte di rincari sullo scaffale che superano il 25%.
  3. Omogeneità dei Prezzi: Si segnala una sospetta uniformità dei prezzi tra le diverse insegne della GDO presenti nell'area per i beni di prima necessità, che limita di fatto la libertà di scelta del consumatore e suggerisce una possibile mancanza di reale dinamismo competitivo tra i distributori.
  4. Impatto Sociale: Tale dinamica, aggravata dalla posizione di forza acquisita dalla GDO durante il periodo pandemico, sta erodendo il potere d'acquisto delle famiglie, configurando a parere dello scrivente una possibile pratica speculativa che sfrutta l'inflazione come pretesto per l'aumento dei margini di profitto.
CHIEDE
 
Che codesta Autorità voglia estendere le verifiche dell’indagine in corso anche alle dinamiche territoriali del xxxxx, al fine di accertare se esistano abusi di posizione dominante o intese restrittive che danneggiano sia i consumatori finali che i piccoli produttori locali. Si resta a disposizione per fornire ulteriori dettagli o esempi specifici di prodotti e catene distributive.
 
[Luogo e Data]
 
Firma
[Tuo Nome e Cognome]
 

 
Perché questa segnalazione è efficace:
  • Contesto Attuale: Cita esplicitamente l'indagine IC58 già aperta dall'Antitrust, agganciandosi a un procedimento in corso.
  • Contrasto Produttore/Consumatore: È il punto che più interessa all'Antitrust: se il contadino non guadagna ma il cittadino paga di più, la "colpa" è nel mezzo (GDO).
  • Specificità: Parlando del tuo territorio, offri un caso studio di un'area geografica definita dove la produzione è vicina alla distribuzione.
Come procedere:
Inviando questa PEC, la tua segnalazione entra ufficialmente nel fascicolo dell'indagine nazionale. È un modo concreto per far sentire la tua voce  a Roma.
Puoi allegare anche qualche esempio concreto (magari una foto di uno scontrino o di un prezzo esposto) per rendere la segnalazione ancora più "parlante". In alternativa, potresti proporre un'iniziativa pubblica per invitare altri cittadini a fare la stessa segnalazione, creando una pressione collettiva, oppure condividendo questo articolo in modo che altri possano usufruire dei consigli evidenziati.

BASTA SOPRUSI! SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI 

Alessandra Ghisla - Consulente con studi di diritto naturale

(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it)