L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA MA NE PAGA SEMPRE IL PREZZO PIU' ALTO
Cita da Alessandra Ghisla su 9 Marzo 2026, 12:41
Ennesima guerra, ennesimo aumento nelle tasche degli Italiani. Negli ultimi giorni il prezzo del greggio (soprattutto il Brent, riferimento per l’Europa) è salito molto rapidamente:
• il Brent è passato da circa 90–93 $ a oltre 110-115 $ al barile in pochi giorni
• in alcune sedute ha superato i 100 $ per la prima volta dal 2022
• l’aumento complessivo nell’ultima settimana è stato anche oltre +20%
La causa principale è l’escalation militare con l’Iran e la crisi nello Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale ma che non può avere effetti così immediati sui distributori di benzina. Il percorso del carburante è lungo. Tra il petrolio e la pompa ci sono diversi passaggi:
1. estrazione del greggio
2. trasporto (petroliere o oleodotti)
3. raffinazione
4. stoccaggio
5. distribuzione ai depositi
6. consegna ai distributori
Questo processo può richiedere settimane o mesi. Quindi il carburante venduto oggi non riflette necessariamente il prezzo del petrolio di questa settimana. Le aziende petrolifere e le raffinerie non comprano il petrolio “oggi per domani”, hanno contratti di fornitura già pagati o fissati settimane o mesi prima e spesso utilizzano strumenti finanziari di copertura (hedging). Per ciò il carburante che trovi oggi al distributore deriva da petrolio acquistato in passato a prezzi più bassi e non giustifica la presunta speculazione a danno dei cittadini italiani. Infatti molti economisti parlano del fenomeno chiamato “razzo e piuma”:
• quando il petrolio sale → il prezzo alla pompa sale come un razzo 🚀
• quando il petrolio scende → il prezzo scende lentamente come una piuma 🪶
I prezzi alla pompa spesso seguono non tanto il greggio ma le quotazioni dei prodotti raffinati sul mercato internazionale (per l’Europa il riferimento è il mercato di Rotterdam). In pratica si quotano separatamente benzina, gasolio e jet fuel. Queste quotazioni possono muoversi anche più velocemente del petrolio. Comunque il petrolio si vende in barili. Un barile = 159 litri. Ma non diventano tutti benzina, perché dalla raffinazione si ottengono diversi prodotti. In media da un barile si ricavano circa 70-75 litri di benzina, 60-65 litri di diesel ed il resto in GPL, cherosene, bitume ecc. Se il petrolio costa 100 $ al barile si può calcolare 100 $ ÷ 159 litri = circa 0,63 $ al litro di greggio che sono circa 0,58 € al litro. Quindi il petrolio grezzo dentro un litro di carburante vale circa 0,55–0,60 €. Da un barile di greggio tipicamente si ricavano circa 40–45% diesel/gasolio, 20–25% benzina ed il resto altri prodotti (cherosene, GPL, bitume ecc.). Poi bisogna aggiungere:
• raffinazione
• trasporto
• stoccaggio
• distribuzione
• margine del distributore
Questo vale circa 0,20 – 0,35 € al litro. Quindi il costo industriale diventa circa 0,80 – 0,95 € al litro. Qui entra la parte più grande del prezzo. In Italia intervengono le accise sui carburanti in Italia e l'IVA. In Italia paghiamo ancora accise nate per la guerra in Abissinia (1935), la crisi di Suez (1956) o il disastro del Vajont (1963). Sebbene siano state accorpate in un'unica imposta indifferenziata nel 1995, la loro entità non è mai stata ridotta strutturalmente. Le accise sono circa 0,73 € per la benzina e 0,62 € per il diesel. Poi si applica IVA 22% su tutto (anche sulle accise). Arriviamo quindi ad 1,80-1,90 €. Il petrolio incide solo per circa 30–35% del prezzo finale. Quindi se il petrolio aumenta del 20%. il prezzo alla pompa non dovrebbe aumentare del 20% ma molto meno. In Italia, il peso fiscale (Accise + IVA) è tra i più alti al mondo. Mentre il prezzo del barile è uguale per tutti (prezzo industriale), è la "mano dello Stato" a fare la differenza finale alla pompa. In Italia la benzina ha accise leggermente più alte rispetto al diesel, ma la differenza è piccola. Quindi quando il diesel costa di più non dipende dalle tasse, ma soprattutto dal mercato ed è a quello a cui stiamo assistendo. Da mesi il diesel costa di più a confronto della benzina, anche di UN euro e passa. Prima della guerra in Ucraina l’Europa riceveva grandi quantità di gasolio dalla Russia. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, l’Unione Europea ha imposto sanzioni e bloccato molte importazioni di prodotti raffinati russi. Questo ha creato carenza di diesel sul mercato europeo, facendo salire il prezzo ma il diesel è considerato un “indicatore nascosto” dell’economia mondiale. Il diesel non è sotto gli occhi di tutti come la benzina. La gente osserva il prezzo della benzina alla pompa, ma il diesel viene consumato principalmente da aziende e industria, quindi i dati di consumo e prezzo non sono sempre visibili al grande pubblico ed è per questo che molti economisti lo chiamano il “segnale segreto” dell’economia reale. Gli economisti osservano i prezzi e la disponibilità di diesel perché un aumento forte dei prezzi del diesel spesso riflette forte domanda industriale mentre una scarsità di diesel indica problemi nella catena di approvvigionamento o tensioni geopolitiche. Per cui se il prezzo del diesel sale più velocemente della benzina, significa che le imprese industriali e i trasporti stanno consumando molto carburante, quindi l’economia gira a pieno regime, se cala o si blocca, è un segnale precoce di rallentamento economico.
Ma a prescindere da tutto ciò, cioè sulla palese speculazione dalle attività di settore, riscontriamo lo stesso problema con l'aumento del 24,9% sul carrello della spesa, dove ne abbiamo parlato QUI cioè sull'extra gettito che viene creato da queste continue guerre. Ci dicono che i prezzi aumentano per la guerra e lo shock energetico. È vero solo in parte. Il dato reale è che lo Stato incassa l'IVA (22%) su prezzi gonfiati perchè se il pane passa da 3€ a 4€, lo Stato incassa più tasse sulla stessa pagnotta. Questo si chiama estragettito da inflazione. Quando il prezzo industriale del carburante sale (per il greggio o per il costo del gas necessario alla raffinazione), l'IVA del 22% si applica su una cifra più alta. Se il costo industriale sale di 0,40€, lo Stato incassa automaticamente circa 0,09€ in più di IVA per ogni singolo litro venduto, senza muovere un dito. In Italia si consumano circa 40 miliardi di litri di carburante (benzina + gasolio) all'anno per autotrazione. Se ipotizziamo un rincaro medio della base imponibile di 0,30€ al litro rispetto al periodo pre-crisi escono annualmente 2,64 miliardi di Euro all’anno in più. Moltiplicando questo extragettito medio per i 5 anni (considerando i picchi del 2022 e 2023 dove i prezzi industriali sono esplosi) la cifra stimata oscilla tra i 12 e i 14 miliardi di Euro di sola IVA extra incassata sui carburanti dal 2021 a oggi. Ma non finisce qui. Poiché l'IVA si applica sul prezzo finale comprensivo di accise (circa 0,73€ per la benzina) tu paghi circa 0,16€ di IVA solo sulle accise. In 5 anni, questa "tassa sulla tassa" ha generato un gettito di circa 32 miliardi di euro (6,4 miliardi all'anno) dove lo Stato non solo non ha ridotto le accise per compensare lo shock della guerra, ma ha continuato a lucrare sull'IVA applicata a quelle stesse tasse.
Negli ultimi 5 anni, tra "pandemia", "guerra" e "crisi energetica", i prezzi sono esplosi. Mentre ci dicono che l'Italia "ripudia la guerra", lo Stato incassa i dividendi dei conflitti. Negli ultimi 5 anni, tra rincari energetici e alimentari, lo Stato ha accumulato un estragettito stimato di 54 Miliardi di Euro.
9 Miliardi dall'IVA extra sul cibo (inflazione alimentare).
13 Miliardi dall'IVA extra sui carburanti.
32 Miliardi dall'IVA applicata sopra le accise (l'imposta sull'imposta).
Mentre tu non arrivi a fine mese, lo Stato specula sulla tua fame e sulla tua necessità di muoverti. Attraverso il meccanismo dell'inflazione e una tassazione anacronistica, negli ultimi 5 anni si è consumato un prelievo forzato che ha svuotato i nostri frigoriferi e i nostri serbatoi. Questa non è solidarietà, è un esproprio fiscale mascherato. Lo Stato ti chiede sacrifici sanitari e sociali, ma non rinuncia a un solo centesimo dei guadagni derivanti dal tuo impoverimento. La nostra libertà è un tutt'uno perchè se possono violare il tuo corpo con un obbligo vaccinale, possono violare il tuo lavoro con una tassa ingiusta. La radice è la stessa, la pretesa del potere di essere "proprietario" della vita dei cittadini. Lo Stato che ti vuole "sano" per forza è lo stesso che ti vuole "povero" per scelta. Noi non accettiamo il sacrificio sull'altare della loro solidarietà di facciata. Noi scegliamo la Sovranità sul nostro corpo, sul nostro portafoglio, sul nostro futuro. Chiedere di togliere l'IVA dalle accise e azzerare l'IVA sui beni primari non è una richiesta di aiuto, è la richiesta di restituzione di un maltolto. Non chiediamo "bonus" o elemosine, ma giustizia fiscale:
IVA ZERO SUI BENI PRIMARI: Restituire immediatamente i 9 miliardi incassati indebitamente azzerando l'imposta su pane, latte e generi di prima necessità.
STOP ALL'IVA SULLE ACCISE: Le tasse non possono essere tassate. L'IVA deve essere applicata solo sul valore industriale del carburante.
ACCISA MOBILE REALE: Se il petrolio sale, l'accisa deve scendere automaticamente per proteggere il potere d'acquisto e la libertà di movimento.
Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it)

Ennesima guerra, ennesimo aumento nelle tasche degli Italiani. Negli ultimi giorni il prezzo del greggio (soprattutto il Brent, riferimento per l’Europa) è salito molto rapidamente:
• il Brent è passato da circa 90–93 $ a oltre 110-115 $ al barile in pochi giorni
• in alcune sedute ha superato i 100 $ per la prima volta dal 2022
• l’aumento complessivo nell’ultima settimana è stato anche oltre +20%
La causa principale è l’escalation militare con l’Iran e la crisi nello Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale ma che non può avere effetti così immediati sui distributori di benzina. Il percorso del carburante è lungo. Tra il petrolio e la pompa ci sono diversi passaggi:
1. estrazione del greggio
2. trasporto (petroliere o oleodotti)
3. raffinazione
4. stoccaggio
5. distribuzione ai depositi
6. consegna ai distributori
Questo processo può richiedere settimane o mesi. Quindi il carburante venduto oggi non riflette necessariamente il prezzo del petrolio di questa settimana. Le aziende petrolifere e le raffinerie non comprano il petrolio “oggi per domani”, hanno contratti di fornitura già pagati o fissati settimane o mesi prima e spesso utilizzano strumenti finanziari di copertura (hedging). Per ciò il carburante che trovi oggi al distributore deriva da petrolio acquistato in passato a prezzi più bassi e non giustifica la presunta speculazione a danno dei cittadini italiani. Infatti molti economisti parlano del fenomeno chiamato “razzo e piuma”:
• quando il petrolio sale → il prezzo alla pompa sale come un razzo 🚀
• quando il petrolio scende → il prezzo scende lentamente come una piuma 🪶
I prezzi alla pompa spesso seguono non tanto il greggio ma le quotazioni dei prodotti raffinati sul mercato internazionale (per l’Europa il riferimento è il mercato di Rotterdam). In pratica si quotano separatamente benzina, gasolio e jet fuel. Queste quotazioni possono muoversi anche più velocemente del petrolio. Comunque il petrolio si vende in barili. Un barile = 159 litri. Ma non diventano tutti benzina, perché dalla raffinazione si ottengono diversi prodotti. In media da un barile si ricavano circa 70-75 litri di benzina, 60-65 litri di diesel ed il resto in GPL, cherosene, bitume ecc. Se il petrolio costa 100 $ al barile si può calcolare 100 $ ÷ 159 litri = circa 0,63 $ al litro di greggio che sono circa 0,58 € al litro. Quindi il petrolio grezzo dentro un litro di carburante vale circa 0,55–0,60 €. Da un barile di greggio tipicamente si ricavano circa 40–45% diesel/gasolio, 20–25% benzina ed il resto altri prodotti (cherosene, GPL, bitume ecc.). Poi bisogna aggiungere:
• raffinazione
• trasporto
• stoccaggio
• distribuzione
• margine del distributore
Questo vale circa 0,20 – 0,35 € al litro. Quindi il costo industriale diventa circa 0,80 – 0,95 € al litro. Qui entra la parte più grande del prezzo. In Italia intervengono le accise sui carburanti in Italia e l'IVA. In Italia paghiamo ancora accise nate per la guerra in Abissinia (1935), la crisi di Suez (1956) o il disastro del Vajont (1963). Sebbene siano state accorpate in un'unica imposta indifferenziata nel 1995, la loro entità non è mai stata ridotta strutturalmente. Le accise sono circa 0,73 € per la benzina e 0,62 € per il diesel. Poi si applica IVA 22% su tutto (anche sulle accise). Arriviamo quindi ad 1,80-1,90 €. Il petrolio incide solo per circa 30–35% del prezzo finale. Quindi se il petrolio aumenta del 20%. il prezzo alla pompa non dovrebbe aumentare del 20% ma molto meno. In Italia, il peso fiscale (Accise + IVA) è tra i più alti al mondo. Mentre il prezzo del barile è uguale per tutti (prezzo industriale), è la "mano dello Stato" a fare la differenza finale alla pompa. In Italia la benzina ha accise leggermente più alte rispetto al diesel, ma la differenza è piccola. Quindi quando il diesel costa di più non dipende dalle tasse, ma soprattutto dal mercato ed è a quello a cui stiamo assistendo. Da mesi il diesel costa di più a confronto della benzina, anche di UN euro e passa. Prima della guerra in Ucraina l’Europa riceveva grandi quantità di gasolio dalla Russia. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, l’Unione Europea ha imposto sanzioni e bloccato molte importazioni di prodotti raffinati russi. Questo ha creato carenza di diesel sul mercato europeo, facendo salire il prezzo ma il diesel è considerato un “indicatore nascosto” dell’economia mondiale. Il diesel non è sotto gli occhi di tutti come la benzina. La gente osserva il prezzo della benzina alla pompa, ma il diesel viene consumato principalmente da aziende e industria, quindi i dati di consumo e prezzo non sono sempre visibili al grande pubblico ed è per questo che molti economisti lo chiamano il “segnale segreto” dell’economia reale. Gli economisti osservano i prezzi e la disponibilità di diesel perché un aumento forte dei prezzi del diesel spesso riflette forte domanda industriale mentre una scarsità di diesel indica problemi nella catena di approvvigionamento o tensioni geopolitiche. Per cui se il prezzo del diesel sale più velocemente della benzina, significa che le imprese industriali e i trasporti stanno consumando molto carburante, quindi l’economia gira a pieno regime, se cala o si blocca, è un segnale precoce di rallentamento economico.
Ma a prescindere da tutto ciò, cioè sulla palese speculazione dalle attività di settore, riscontriamo lo stesso problema con l'aumento del 24,9% sul carrello della spesa, dove ne abbiamo parlato QUI cioè sull'extra gettito che viene creato da queste continue guerre. Ci dicono che i prezzi aumentano per la guerra e lo shock energetico. È vero solo in parte. Il dato reale è che lo Stato incassa l'IVA (22%) su prezzi gonfiati perchè se il pane passa da 3€ a 4€, lo Stato incassa più tasse sulla stessa pagnotta. Questo si chiama estragettito da inflazione. Quando il prezzo industriale del carburante sale (per il greggio o per il costo del gas necessario alla raffinazione), l'IVA del 22% si applica su una cifra più alta. Se il costo industriale sale di 0,40€, lo Stato incassa automaticamente circa 0,09€ in più di IVA per ogni singolo litro venduto, senza muovere un dito. In Italia si consumano circa 40 miliardi di litri di carburante (benzina + gasolio) all'anno per autotrazione. Se ipotizziamo un rincaro medio della base imponibile di 0,30€ al litro rispetto al periodo pre-crisi escono annualmente 2,64 miliardi di Euro all’anno in più. Moltiplicando questo extragettito medio per i 5 anni (considerando i picchi del 2022 e 2023 dove i prezzi industriali sono esplosi) la cifra stimata oscilla tra i 12 e i 14 miliardi di Euro di sola IVA extra incassata sui carburanti dal 2021 a oggi. Ma non finisce qui. Poiché l'IVA si applica sul prezzo finale comprensivo di accise (circa 0,73€ per la benzina) tu paghi circa 0,16€ di IVA solo sulle accise. In 5 anni, questa "tassa sulla tassa" ha generato un gettito di circa 32 miliardi di euro (6,4 miliardi all'anno) dove lo Stato non solo non ha ridotto le accise per compensare lo shock della guerra, ma ha continuato a lucrare sull'IVA applicata a quelle stesse tasse.
Negli ultimi 5 anni, tra "pandemia", "guerra" e "crisi energetica", i prezzi sono esplosi. Mentre ci dicono che l'Italia "ripudia la guerra", lo Stato incassa i dividendi dei conflitti. Negli ultimi 5 anni, tra rincari energetici e alimentari, lo Stato ha accumulato un estragettito stimato di 54 Miliardi di Euro.
-
9 Miliardi dall'IVA extra sul cibo (inflazione alimentare).
-
13 Miliardi dall'IVA extra sui carburanti.
-
32 Miliardi dall'IVA applicata sopra le accise (l'imposta sull'imposta).
Mentre tu non arrivi a fine mese, lo Stato specula sulla tua fame e sulla tua necessità di muoverti. Attraverso il meccanismo dell'inflazione e una tassazione anacronistica, negli ultimi 5 anni si è consumato un prelievo forzato che ha svuotato i nostri frigoriferi e i nostri serbatoi. Questa non è solidarietà, è un esproprio fiscale mascherato. Lo Stato ti chiede sacrifici sanitari e sociali, ma non rinuncia a un solo centesimo dei guadagni derivanti dal tuo impoverimento. La nostra libertà è un tutt'uno perchè se possono violare il tuo corpo con un obbligo vaccinale, possono violare il tuo lavoro con una tassa ingiusta. La radice è la stessa, la pretesa del potere di essere "proprietario" della vita dei cittadini. Lo Stato che ti vuole "sano" per forza è lo stesso che ti vuole "povero" per scelta. Noi non accettiamo il sacrificio sull'altare della loro solidarietà di facciata. Noi scegliamo la Sovranità sul nostro corpo, sul nostro portafoglio, sul nostro futuro. Chiedere di togliere l'IVA dalle accise e azzerare l'IVA sui beni primari non è una richiesta di aiuto, è la richiesta di restituzione di un maltolto. Non chiediamo "bonus" o elemosine, ma giustizia fiscale:
-
IVA ZERO SUI BENI PRIMARI: Restituire immediatamente i 9 miliardi incassati indebitamente azzerando l'imposta su pane, latte e generi di prima necessità.
-
STOP ALL'IVA SULLE ACCISE: Le tasse non possono essere tassate. L'IVA deve essere applicata solo sul valore industriale del carburante.
-
ACCISA MOBILE REALE: Se il petrolio sale, l'accisa deve scendere automaticamente per proteggere il potere d'acquisto e la libertà di movimento.
Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it)
