IL SEQUESTRO DEL TEMPO NEL MUGELLO (parte 2 - casse automatiche)
Cita da Alessandra Ghisla su 19 Febbraio 2026, 16:10
All'inizio siamo stati abituati a vedere il guadagno nel farsi la benzina da soli, dove indubbiamente il self costava meno del servito. Non solo c'era una scelta più conveniente ma si poteva anche decidere l'alternativa. Poi siamo passati al Telepass dove vedavamo le code ai caselli, mentre noi sfrecciavamo indisturbati. Insomma si automatizzava un servizio ma c'era anche un ritorno palpabile. A piccoli passi poi il mercato ha capito che poteva smettere di "pagare" per il tempo del cliente e iniziare a "esigerlo" gratuitamente. Infatti la raccolta differenziata porta a porta è stato probabilmente il "paziente zero" del sequestro del tempo. Il primo grande esperimento di massa in cui un costo industriale è stato trasformato in un dovere morale del cittadino, facendogli fare gratis il lavoro che prima era a carico dell'azienda. Prima passava il camion e raccoglieva tutto; la separazione avveniva (o doveva avvenire) negli impianti. Oggi il lavoro lo fai tu. Separi, pulisci i contenitori, stocchi in casa (occupando il tuo spazio privato), esponi i bidoni secondo calendari rigidi. Quei 10-15 minuti al giorno dedicati alla gestione dei rifiuti sono ore di vita sottratte ogni mese. Moltiplicato per tutti i cittadini , è una mole di lavoro gratuito che qualcun altro riceve "in dono", soprattutto se non c'è ritorno. In sintesi, il cittadino agisce come il "primo anello della catena di montaggio" di un'industria multimilionaria, svolgendo gratis un compito che le macchine potrebbero già fare, spesso senza vedere benefici reali sulla tariffa finale data la tendenza all'aumento della TARI (media nazionale ~340€ nel 2025, +3,3%) che, nonostante l'introduzione di sistemi virtuosi, è un fenomeno riscontrabile in gran parte d'Italia. Sebbene i sistemi come il porta a porta e la tariffa puntuale (TARIC) mirino a premiare chi differenzia meglio, diversi fattori strutturali spingono le tariffe verso l'alto a livello nazionale. In teoria, il cittadino dovrebbe essere pagato o ricevere sconti massicci per il servizio di selezione che svolge ma è stato manipolato sul suo senso civico e morale come spiegato --->QUI
Poi una volta che il sistema ha funzionato ci siamo ritrovati alle casse automatiche dei grandi supermercati, sempre con la spinta del "Ti conviene perchè salti la fila e fai prima". La realtà? State lavorando gratis per la GDO. Siete voi a passare i codici, a pesare la verdura, a gestire gli errori del software e a imbustare. Con il risultato che il supermercato risparmia sullo stipendio di un cassiere, ma i prezzi sullo scaffale sono saliti del 24,9%, dove ne abbiamo parlato --->QUI. Essendo state le uniche attività aperte durante tutto il Covid, le grandi catene hanno acquisito una quota di mercato e un potere contrattuale immenso. Se nel 2020 questo è stato un servizio essenziale, nel 2026 è diventato oggetto di indagine per verificare che questa "posizione privilegiata" non si sia trasformata in una speculazione a danno dei cittadini. Eppure a beneficiarne non sarebbero solo le GDO. Lo Stato, attraverso l'IVA, ottiene un "extragettito automatico" grazie all'inflazione. Poiché l'IVA è un'imposta ad valorem (ovvero una percentuale sul prezzo finale), se il prezzo del bene sale, l'incasso dello Stato aumenta proporzionalmente, anche se l'aliquota (il 4% o il 10%) resta invariata. Un dato di fatto è che l'aumento dei prezzi alimentari è diventato un aumento automatico delle entrate dello Stato. Nel 2026, con una spesa alimentare che pesa per circa 260 miliardi, un aumento del 25% dei prezzi ha generato un extragettito IVA stimabile in diversi miliardi di euro all'anno rispetto al periodo pre-crisi e si parla di 1.900 euro annui in più sulle spalle dei cittadini. Nel dibattito attuale sulla digitalizzazione e sull'efficienza dei servizi, emerge un fenomeno che merita un’analisi attenta cioè il progressivo trasferimento di mansioni operative dalle organizzazioni al cittadino. Un esempio tangibile nel nostro territorio è rappresentato dall'evoluzione del modello di vendita presso la Coop di Borgo San Lorenzo, un'istituzione storica che oggi si trova al centro di un mutamento sistemico della gestione del tempo. Osservando il punto vendita Coop di Borgo San Lorenzo il dato è oggettivo, le casse servite diminuiscono, le "casse veloci" aumentano.
Non si tratta di una critica alla tecnologia in sé, ma di una riflessione economica cioè a fronte di questo risparmio sul costo del lavoro per la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), non si riscontra una diminuzione proporzionale dei prezzi al consumo. Al contrario, l'inflazione alimentare e i rincari strutturali pesano interamente sulle famiglie, che si trovano così a dover impiegare il proprio tempo privato per svolgere una mansione non retribuita. Quindi oggi dove finisce il risparmio del costo del lavoro che abbiamo regalato noi facendo i cassieri? Finisce probabilmente dritto nei margini degli speculatori. Il risparmio per un'azienda come la Coop (o qualsiasi grande catena della GDO) derivante dall'eliminazione di una singola postazione di cassa servita non si limita al solo stipendio, ma comprende una serie di "costi accessori" che l'automazione azzera completamente. Analizzando i dati del settore retail per il 2025-2026, ecco una stima realistica del risparmio annuale per ogni cassiere "sostituito" dalle macchine. Un cassiere full-time (livello medio CCNL Commercio) costa all'azienda molto più di quanto percepisca in busta paga:
- Retribuzione Annua Lorda (RAL): circa 22.000€ - 26.000€.
- Oneri previdenziali e assistenziali (INPS/INAIL): circa il 30% della RAL.
- Accantonamento TFR e ratei (13ª e 14ª): circa il 15-20% della RAL.
- Totale costo annuo per addetto: tra i 35.000€ e i 42.000€.
- Se prima servivano 4 cassieri per 4 casse (costo totale: ~160.000€), ora serve 1 solo addetto alla vigilanza per le stesse 4 casse automatiche (costo: ~40.000€).
- Risparmio netto per blocco di casse: circa 120.000€ l'anno.
L'automazione elimina variabili umane che pesano sul bilancio:
- Malattie, ferie e permessi: La macchina non si assenta mai
- Formazione e sicurezza: Costi fissi obbligatori per ogni dipendente fisico
- Errori di cassa e ammanchi: La precisione digitale riduce le perdite monetarie dirette
Se consideriamo che ogni cliente impiega mediamente 3-5 minuti per fare il "lavoro del cassiere" (passare i prodotti, pesare, pagare), e moltiplichiamo questo tempo per le migliaia di clienti giornalieri di un punto vendita:
- Il supermercato riceve in "regalo" dai cittadini circa 30-50 ore di lavoro manuale gratuito al giorno
- Al valore della manodopera base, questo è un ulteriore risparmio occulto di circa 15.000€ - 20.000€ annui per punto vendita
Se lo Stato e le Aziende ci impongono di lavorare per loro, allora quel lavoro va quantificato. Chiediamo che ogni minuto passato davanti a una cassa automatica o a un bidoncino della differenziata venga riconosciuto come credito fiscale. È ora di smetterla di chiamarlo "senso civico" quando produce utili solo per gli speculatori. Se lavoriamo, vogliamo il nostro ritorno e dovremmo cominciare a parlare di "Salario di Cittadinanza Operativa". In più se lo Stato e le aziende esternalizzano il lavoro, sanno benissimo che quel lavoro, all'interno delle mura domestiche, ricadrà sulla figura che già storicamente gestisce l'organizzazione della casa. Il sistema (Pubblico e Privato) sa che la società sta in piedi grazie al lavoro di cura e organizzazione che le donne svolgono quotidianamente. Si approfittano del loro senso di responsabilità per trasformarlo in una catena di montaggio gratuita. Se una donna smette di differenziare o di fare la spesa, il sistema crolla; se un uomo non lo fa (spesso), il sistema conta sul fatto che "qualcuna lo farà per lui". Mentre i media si riempiono la bocca di battaglie contro il patriarcato, lo Stato sta creando un sistema che si regge interamente sul lavoro invisibile delle donne. In Italia il gender pay gap (il divario salariale) è ancora una realtà. Ma il sistema non si accontenta di pagarti meno sul posto di lavoro; pretende che, una volta tornata a casa, tu faccia l'operaia gratuita per lo Stato e le aziende. Poi si parla di "femminicidio" (un crimine atroce e individuale) ma non del "biocidio sociale" che avviene ogni giorno: lo svuotamento della vitalità e del tempo delle donne per scopi di profitto aziendale. Infatti le casse automatiche funzionano perchè le donne hanno i minuti contati e niente tempo da perdere. Ci dicono che siamo libere, ma ci caricano di catene digitali. È una forma di violenza sottile, che non lascia lividi sulla pelle ma esaurisce l'anima e la forza di reagire. Dire NO! è la prima vera forma di libertà e ribellione.
Se chiediamo un ritorno economico, dobbiamo legarlo al fatto che il socio/cliente sta fornendo una prestazione lavorativa. Ecco tre proposte concrete e calibrate che possono essere applicate immediatamente:
1. Lo "Sconto Self" ImmediatoQuesta è la proposta più onesta: un riconoscimento diretto per il tempo impiegato.
- La richiesta: Uno sconto fisso (es. 0,50€ o 1,00€) o una percentuale (es. 1%) applicato immediatamente sullo scontrino a chi utilizza le casse automatiche.
- Perché è accettabile: È il modello del self-service della benzina. Se la Coop risparmia i 40.000€ l'anno di stipendio di un cassiere, deve redistribuire una parte di quel risparmio a chi quel lavoro lo ha svolto materialmente.
2. Il Raddoppio dei PuntiQuesta è la proposta più "morbida" e facile da implementare, perché non tocca direttamente il prezzo di listino ma il sistema premiante.
- La richiesta: Il raddoppio dei punti spesa per ogni acquisto effettuato alle casse automatiche.
- Il valore: Poiché i punti Coop sono convertibili in denaro (sconto sulla spesa successiva) o prodotti, il raddoppio dei punti è un modo elegante per dire: "Ti pago il disturbo di aver fatto il cassiere per noi".
- Perché è accettabile: Incentiva l'uso della tecnologia senza imporla, trasformandola in un'opportunità di risparmio reale per le famiglie del Mugello.
3. La "Cassa Sociale Presidiata"Per chi invece rifiuta il "sequestro del tempo" e vuole il servizio:
- La richiesta: Garantire sempre un numero minimo di casse servite da operatori in ogni fascia oraria, proporzionale al flusso dei clienti.
- La leva: Ricordare alla Coop che molti soci (anziani, persone con disabilità o semplicemente chi vuole un rapporto umano) hanno diritto a un servizio che è già incluso nella quota sociale e nel prezzo dei prodotti.
Che si tratti di Coop, Esselunga, Conad o Lidl, lo schema è identico. Il prezzo sullo scaffale include il servizio di un cassiere. Se il cassiere sono io, quel pezzo di prezzo mi deve essere restituito, spostando il cittadino da "vittima" a "negoziatore".
Dalla Cassa alla Spazzatura: lo schema è lo stesso
Il modello Alia è identico a quello delle "casse automatiche" della GDO a Borgo San Lorenzo:
- Si taglia il personale: Meno addetti alla selezione nei rifiuti, meno cassieri nei supermercati.
- Si esternalizza il lavoro: Il cittadino fa il cassiere e lo smistatore di rifiuti gratis.
- Il profitto resta in alto: Le tariffe e i prezzi salgono, mentre il tempo del cittadino viene sequestrato.
Perchè diciamo questo? Perchè il 2 febbraio 2026 nel parcheggio del punto vendita, è stato inaugurato il nuovo raccoglitore di bottiglie PET, cioè un ecocompattatore gestito in collaborazione con Coripet. Funziona in modo semplice, ma richiede un'azione attiva e digitale da parte del cittadino:
- È necessario scaricare l'app gratuita Coripet e associare la propria Carta SocioCoop.
- Le bottiglie in PET (di acqua, succhi, bibite) devono essere conferite integre e con il codice a barre leggibile.
- La macchina legge il codice, compattando la plastica.
- Per ogni bottiglia conferita, si accumula 1 punto sull'app.
Il sistema offre dei ritorni:
- Conversione Punti: Ogni 100 punti (quindi 100 bottiglie) possono essere convertiti in 100 punti Socio Coop. Questi punti si usano poi per ottenere sconti sulla spesa o premi. In alcune Coop, 200 bottiglie possono valere un buono sconto di 5€ su una spesa minima di 50€.
- Il Valore: Il cittadino fa il lavoro di raccolta e trasporto, che spetterebbe ad Alia o ai sistemi di raccolta urbani, ottenendo in cambio un "premio fedeltà" anziché una compensazione economica diretta e proporzionale al valore del materiale (che Alia vende a caro prezzo ai consorzi)
Sembrerebbe allettante no? Finalmente un ritorno sull'immondizia. Invece la realtà è ben differente. Il cittadino ora gestisce non solo la differenziata a casa con Alia, ma anche il trasporto alla Coop, dove l'uso dell'app Coripet per accumulare punti genera dati preziosi per le aziende (Coop e Coripet), che tracciano le tue abitudini di riciclo. Questo sistema si affianca (o si sovrappone) al porta a porta di Alia. Perché il cittadino dovrebbe portare le bottiglie alla Coop per un punto, quando può metterle nel sacco a casa? La risposta è che il materiale compattato e purissimo della Coop ha un valore di mercato superiore, e Coop/Coripet se lo accaparrano per i loro bilanci e per rispettare gli obblighi di riciclo (entro il 2030 le bottiglie dovranno contenere il 30% di plastica riciclata). Invece di venderti l'acqua alla spina (zero rifiuti con il vetro a rendere), ti vendono la bottiglia in PET e poi ti premiano con dei "punti" se gliela riporti pulita. Quindi sembrerebbe "concorrenza sleale" perchè se tu metti la bottiglia nel sacco di Alia, Alia incassa i famosi premi CONAI (fino a 400€/t) che dovrebbero servire ad abbattere la tua TARI a Borgo San Lorenzo, mentre se porti la bottiglia al compattatore, quel materiale "purissimo" (non contaminato da altre plastiche) esce dal circuito comunale. Coop e Coripet si appropriano del valore economico del materiale per i propri bilanci e per assolvere agli obblighi di legge (Direttiva SUP) senza passare dal sistema pubblico. In conclusione tu lavori gratis per Coop/Coripet, accumuli "punti" simbolici, ma rischi di pagare una TARI più alta perché hai sottratto valore al sistema pubblico del tuo Comune. Quindi bella decisione vero? Da una parte Alia ed il Comune che aumenta la TARI, ti obbliga col microchip e la minaccia di multa. Dall'altra la Coop che cerca di "rubare" materiale nobile, ti "adesca" con il premio fedeltà e l'app dando punti convertibili in denaro. Non saprei proprio che scegliere.
In entrambi i casi, il tuo tempo e il tuo materiale prezioso vengono prelevati per fini di lucro aziendale. E se vogliamo fare un'ultima analisi sul "business dell'immondizia" se le aziende eliminassero gli imballaggi (passando al vuoto a rendere o alla vendita sfusa reale), distruggerebbero un'intera filiera industriale. Quindi possiamo dedurre che le aziende non hanno alcun interesse reale a diminuire gli imballaggi, perché l'immondizia è diventata una materia prima strategica quotata in borsa. Ti dicono "inquiniamo meno", ma immettono sul mercato confezioni sempre più complesse (monoporzioni, pack colorati) perché ogni grammo di quella plastica ha un valore economico nel mercato dei crediti di riciclo. Mentre il cittadino è spinto verso una differenziata sempre più capillare, il sistema a monte continua a immettere plastica sul mercato a ritmi serrati, rendendo la "riduzione" un obiettivo che si allontana anziché avvicinarsi. La Toscana è una delle regioni più virtuose per la raccolta differenziata (nel 2024 ha superato il 68%), ma i dati dell'ultimo rapporto ISPRA evidenziano un punto critico cioè la nostra regione continua a produrre più rifiuti pro-capite rispetto alla media nazionale. Questo dimostra che il sistema è concentrato sulla gestione del rifiuto (per fare utili e premi CONAI) e non sulla sua prevenzione. A livello nazionale, i rapporti CONAI e ISPRA degli ultimi 5 anni mostrano che l'immesso al consumo di imballaggi (ovvero quanta plastica le aziende mettono sul mercato) è rimasto su livelli altissimi, superando le 14 milioni di tonnellate complessive nel 2023. Le aziende che usano imballaggi in plastica rigida e flessibile hanno visto crescere i loro mercati del 28% negli ultimi cinque anni. È chiaro che non hanno alcun interesse a ridurre un materiale che costa poco e che, una volta diventato "rifiuto nobile", genera pure premi di riciclo. Non è un errore, è un modello d'affari. Loro inondano il mercato di plastica nobile e noi, con il nostro tempo sequestrato, la trasformiamo in premi CONAI per Alia e utili per la GDO. Quando un'organizzazione, sia essa pubblica o privata, impone al cittadino di svolgere compiti logistici per proprio conto, sta di fatto prelevando una risorsa privata per ottimizzare i propri bilanci. La domanda che tutti dovremmo fare è: "Quali misure concrete sta adottando l'Amministrazione del Comune di Borgo San Lorenzo per incentivare la riduzione degli imballaggi alla fonte (es. vuoto a rendere, vendita sfusa, accordi con la GDO locale) anziché limitarsi a gestire il "rifiuto nobile" già prodotto, il cui onere di cernita ricade interamente sul tempo gratuito dei cittadini?". Questo perchè ci hanno ammorbato per anni con la guerra alle cannucce di plastica, colpevolizzando il consumatore per un grammo di scarto, mentre le multinazionali della GDO e i giganti del riciclo come Alia banchettano su tonnellate di imballaggi inutili. È un'ipocrisia insostenibile, non possono chiederci il "sacrificio" della cannuccia, l'emblema del greenwashing di distrazione di massa, e poi sequestrarci 90 ore l'anno per gestire una montagna di plastica che loro stessi non vogliono ridurre alla fonte perché è il loro business senza nessun ritorno sui cittadini. Questa è solo la punta dell'iceberg usata per coprire una montagna di plastica industriale che nessuno vuole davvero toccare.
Siamo stati abituati a pensare che fare la differenziata o usare la cassa automatica fosse un segno di civiltà e modernità. Oggi, dati alla mano, scopriamo che è solo un segno di sottomissione economica. Se la tecnologia serve a farci lavorare di più e a pagare di più, non è progresso. E' un ritorno al medioevo del servaggio, dove il suddito doveva ore di lavoro gratuito al signore in cambio del permesso di vivere sulla sua terra. Solo che oggi il "signore" si chiama Multinazionale o Multiutility che, con la stessa promessa messianica usata per l'Euro ("Lavoreremo un giorno in meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in più"), l'ha riciclata per venderci la digitalizzazione e l'ecologia coatta, mentre lavoriamo tutti i giorni di più, gratis, per servizi che costano il triplo. Come allora ci si perdeva tra parametri di Maastricht e spread, oggi ci ammorbano con ESG, Green Economy, Digital Transition. Sigle altisonanti che servono a nascondere una verità brutale cioè l'estrazione di valore dal cittadino. Se io faccio il cassiere alla Coop di Borgo e l'operaio ad Alia, sto regalando "valore aggiunto" all'azienda. Ma questo valore non torna a me, serve a mantenere in piedi un sistema che ci vuole "iper-occupati" in compiti inutili per non farci accorgere che siamo sempre più poveri di tempo e di soldi.Per ciò in un mondo che corre per rubarti un secondo di attenzione e trasformarlo in un profitto per qualcun altro, fermarsi a ragionare sui propri diritti è rivoluzionario. È ora di riprenderci il nostro tempo.
SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it)

All'inizio siamo stati abituati a vedere il guadagno nel farsi la benzina da soli, dove indubbiamente il self costava meno del servito. Non solo c'era una scelta più conveniente ma si poteva anche decidere l'alternativa. Poi siamo passati al Telepass dove vedavamo le code ai caselli, mentre noi sfrecciavamo indisturbati. Insomma si automatizzava un servizio ma c'era anche un ritorno palpabile. A piccoli passi poi il mercato ha capito che poteva smettere di "pagare" per il tempo del cliente e iniziare a "esigerlo" gratuitamente. Infatti la raccolta differenziata porta a porta è stato probabilmente il "paziente zero" del sequestro del tempo. Il primo grande esperimento di massa in cui un costo industriale è stato trasformato in un dovere morale del cittadino, facendogli fare gratis il lavoro che prima era a carico dell'azienda. Prima passava il camion e raccoglieva tutto; la separazione avveniva (o doveva avvenire) negli impianti. Oggi il lavoro lo fai tu. Separi, pulisci i contenitori, stocchi in casa (occupando il tuo spazio privato), esponi i bidoni secondo calendari rigidi. Quei 10-15 minuti al giorno dedicati alla gestione dei rifiuti sono ore di vita sottratte ogni mese. Moltiplicato per tutti i cittadini , è una mole di lavoro gratuito che qualcun altro riceve "in dono", soprattutto se non c'è ritorno. In sintesi, il cittadino agisce come il "primo anello della catena di montaggio" di un'industria multimilionaria, svolgendo gratis un compito che le macchine potrebbero già fare, spesso senza vedere benefici reali sulla tariffa finale data la tendenza all'aumento della TARI (media nazionale ~340€ nel 2025, +3,3%) che, nonostante l'introduzione di sistemi virtuosi, è un fenomeno riscontrabile in gran parte d'Italia. Sebbene i sistemi come il porta a porta e la tariffa puntuale (TARIC) mirino a premiare chi differenzia meglio, diversi fattori strutturali spingono le tariffe verso l'alto a livello nazionale. In teoria, il cittadino dovrebbe essere pagato o ricevere sconti massicci per il servizio di selezione che svolge ma è stato manipolato sul suo senso civico e morale come spiegato --->QUI
Poi una volta che il sistema ha funzionato ci siamo ritrovati alle casse automatiche dei grandi supermercati, sempre con la spinta del "Ti conviene perchè salti la fila e fai prima". La realtà? State lavorando gratis per la GDO. Siete voi a passare i codici, a pesare la verdura, a gestire gli errori del software e a imbustare. Con il risultato che il supermercato risparmia sullo stipendio di un cassiere, ma i prezzi sullo scaffale sono saliti del 24,9%, dove ne abbiamo parlato --->QUI. Essendo state le uniche attività aperte durante tutto il Covid, le grandi catene hanno acquisito una quota di mercato e un potere contrattuale immenso. Se nel 2020 questo è stato un servizio essenziale, nel 2026 è diventato oggetto di indagine per verificare che questa "posizione privilegiata" non si sia trasformata in una speculazione a danno dei cittadini. Eppure a beneficiarne non sarebbero solo le GDO. Lo Stato, attraverso l'IVA, ottiene un "extragettito automatico" grazie all'inflazione. Poiché l'IVA è un'imposta ad valorem (ovvero una percentuale sul prezzo finale), se il prezzo del bene sale, l'incasso dello Stato aumenta proporzionalmente, anche se l'aliquota (il 4% o il 10%) resta invariata. Un dato di fatto è che l'aumento dei prezzi alimentari è diventato un aumento automatico delle entrate dello Stato. Nel 2026, con una spesa alimentare che pesa per circa 260 miliardi, un aumento del 25% dei prezzi ha generato un extragettito IVA stimabile in diversi miliardi di euro all'anno rispetto al periodo pre-crisi e si parla di 1.900 euro annui in più sulle spalle dei cittadini. Nel dibattito attuale sulla digitalizzazione e sull'efficienza dei servizi, emerge un fenomeno che merita un’analisi attenta cioè il progressivo trasferimento di mansioni operative dalle organizzazioni al cittadino. Un esempio tangibile nel nostro territorio è rappresentato dall'evoluzione del modello di vendita presso la Coop di Borgo San Lorenzo, un'istituzione storica che oggi si trova al centro di un mutamento sistemico della gestione del tempo. Osservando il punto vendita Coop di Borgo San Lorenzo il dato è oggettivo, le casse servite diminuiscono, le "casse veloci" aumentano.
Non si tratta di una critica alla tecnologia in sé, ma di una riflessione economica cioè a fronte di questo risparmio sul costo del lavoro per la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), non si riscontra una diminuzione proporzionale dei prezzi al consumo. Al contrario, l'inflazione alimentare e i rincari strutturali pesano interamente sulle famiglie, che si trovano così a dover impiegare il proprio tempo privato per svolgere una mansione non retribuita. Quindi oggi dove finisce il risparmio del costo del lavoro che abbiamo regalato noi facendo i cassieri? Finisce probabilmente dritto nei margini degli speculatori. Il risparmio per un'azienda come la Coop (o qualsiasi grande catena della GDO) derivante dall'eliminazione di una singola postazione di cassa servita non si limita al solo stipendio, ma comprende una serie di "costi accessori" che l'automazione azzera completamente. Analizzando i dati del settore retail per il 2025-2026, ecco una stima realistica del risparmio annuale per ogni cassiere "sostituito" dalle macchine. Un cassiere full-time (livello medio CCNL Commercio) costa all'azienda molto più di quanto percepisca in busta paga:
- Retribuzione Annua Lorda (RAL): circa 22.000€ - 26.000€.
- Oneri previdenziali e assistenziali (INPS/INAIL): circa il 30% della RAL.
- Accantonamento TFR e ratei (13ª e 14ª): circa il 15-20% della RAL.
- Totale costo annuo per addetto: tra i 35.000€ e i 42.000€.
- Se prima servivano 4 cassieri per 4 casse (costo totale: ~160.000€), ora serve 1 solo addetto alla vigilanza per le stesse 4 casse automatiche (costo: ~40.000€).
- Risparmio netto per blocco di casse: circa 120.000€ l'anno.
L'automazione elimina variabili umane che pesano sul bilancio:
- Malattie, ferie e permessi: La macchina non si assenta mai
- Formazione e sicurezza: Costi fissi obbligatori per ogni dipendente fisico
- Errori di cassa e ammanchi: La precisione digitale riduce le perdite monetarie dirette
Se consideriamo che ogni cliente impiega mediamente 3-5 minuti per fare il "lavoro del cassiere" (passare i prodotti, pesare, pagare), e moltiplichiamo questo tempo per le migliaia di clienti giornalieri di un punto vendita:
- Il supermercato riceve in "regalo" dai cittadini circa 30-50 ore di lavoro manuale gratuito al giorno
- Al valore della manodopera base, questo è un ulteriore risparmio occulto di circa 15.000€ - 20.000€ annui per punto vendita
Se lo Stato e le Aziende ci impongono di lavorare per loro, allora quel lavoro va quantificato. Chiediamo che ogni minuto passato davanti a una cassa automatica o a un bidoncino della differenziata venga riconosciuto come credito fiscale. È ora di smetterla di chiamarlo "senso civico" quando produce utili solo per gli speculatori. Se lavoriamo, vogliamo il nostro ritorno e dovremmo cominciare a parlare di "Salario di Cittadinanza Operativa". In più se lo Stato e le aziende esternalizzano il lavoro, sanno benissimo che quel lavoro, all'interno delle mura domestiche, ricadrà sulla figura che già storicamente gestisce l'organizzazione della casa. Il sistema (Pubblico e Privato) sa che la società sta in piedi grazie al lavoro di cura e organizzazione che le donne svolgono quotidianamente. Si approfittano del loro senso di responsabilità per trasformarlo in una catena di montaggio gratuita. Se una donna smette di differenziare o di fare la spesa, il sistema crolla; se un uomo non lo fa (spesso), il sistema conta sul fatto che "qualcuna lo farà per lui". Mentre i media si riempiono la bocca di battaglie contro il patriarcato, lo Stato sta creando un sistema che si regge interamente sul lavoro invisibile delle donne. In Italia il gender pay gap (il divario salariale) è ancora una realtà. Ma il sistema non si accontenta di pagarti meno sul posto di lavoro; pretende che, una volta tornata a casa, tu faccia l'operaia gratuita per lo Stato e le aziende. Poi si parla di "femminicidio" (un crimine atroce e individuale) ma non del "biocidio sociale" che avviene ogni giorno: lo svuotamento della vitalità e del tempo delle donne per scopi di profitto aziendale. Infatti le casse automatiche funzionano perchè le donne hanno i minuti contati e niente tempo da perdere. Ci dicono che siamo libere, ma ci caricano di catene digitali. È una forma di violenza sottile, che non lascia lividi sulla pelle ma esaurisce l'anima e la forza di reagire. Dire NO! è la prima vera forma di libertà e ribellione.
Se chiediamo un ritorno economico, dobbiamo legarlo al fatto che il socio/cliente sta fornendo una prestazione lavorativa. Ecco tre proposte concrete e calibrate che possono essere applicate immediatamente:
- La richiesta: Uno sconto fisso (es. 0,50€ o 1,00€) o una percentuale (es. 1%) applicato immediatamente sullo scontrino a chi utilizza le casse automatiche.
- Perché è accettabile: È il modello del self-service della benzina. Se la Coop risparmia i 40.000€ l'anno di stipendio di un cassiere, deve redistribuire una parte di quel risparmio a chi quel lavoro lo ha svolto materialmente.
- La richiesta: Il raddoppio dei punti spesa per ogni acquisto effettuato alle casse automatiche.
- Il valore: Poiché i punti Coop sono convertibili in denaro (sconto sulla spesa successiva) o prodotti, il raddoppio dei punti è un modo elegante per dire: "Ti pago il disturbo di aver fatto il cassiere per noi".
- Perché è accettabile: Incentiva l'uso della tecnologia senza imporla, trasformandola in un'opportunità di risparmio reale per le famiglie del Mugello.
- La richiesta: Garantire sempre un numero minimo di casse servite da operatori in ogni fascia oraria, proporzionale al flusso dei clienti.
- La leva: Ricordare alla Coop che molti soci (anziani, persone con disabilità o semplicemente chi vuole un rapporto umano) hanno diritto a un servizio che è già incluso nella quota sociale e nel prezzo dei prodotti.
Che si tratti di Coop, Esselunga, Conad o Lidl, lo schema è identico. Il prezzo sullo scaffale include il servizio di un cassiere. Se il cassiere sono io, quel pezzo di prezzo mi deve essere restituito, spostando il cittadino da "vittima" a "negoziatore".
Il modello Alia è identico a quello delle "casse automatiche" della GDO a Borgo San Lorenzo:
- Si taglia il personale: Meno addetti alla selezione nei rifiuti, meno cassieri nei supermercati.
- Si esternalizza il lavoro: Il cittadino fa il cassiere e lo smistatore di rifiuti gratis.
- Il profitto resta in alto: Le tariffe e i prezzi salgono, mentre il tempo del cittadino viene sequestrato.
Perchè diciamo questo? Perchè il 2 febbraio 2026 nel parcheggio del punto vendita, è stato inaugurato il nuovo raccoglitore di bottiglie PET, cioè un ecocompattatore gestito in collaborazione con Coripet. Funziona in modo semplice, ma richiede un'azione attiva e digitale da parte del cittadino:
- È necessario scaricare l'app gratuita Coripet e associare la propria Carta SocioCoop.
- Le bottiglie in PET (di acqua, succhi, bibite) devono essere conferite integre e con il codice a barre leggibile.
- La macchina legge il codice, compattando la plastica.
- Per ogni bottiglia conferita, si accumula 1 punto sull'app.
Il sistema offre dei ritorni:
-
- Conversione Punti: Ogni 100 punti (quindi 100 bottiglie) possono essere convertiti in 100 punti Socio Coop. Questi punti si usano poi per ottenere sconti sulla spesa o premi. In alcune Coop, 200 bottiglie possono valere un buono sconto di 5€ su una spesa minima di 50€.
- Il Valore: Il cittadino fa il lavoro di raccolta e trasporto, che spetterebbe ad Alia o ai sistemi di raccolta urbani, ottenendo in cambio un "premio fedeltà" anziché una compensazione economica diretta e proporzionale al valore del materiale (che Alia vende a caro prezzo ai consorzi)
Sembrerebbe allettante no? Finalmente un ritorno sull'immondizia. Invece la realtà è ben differente. Il cittadino ora gestisce non solo la differenziata a casa con Alia, ma anche il trasporto alla Coop, dove l'uso dell'app Coripet per accumulare punti genera dati preziosi per le aziende (Coop e Coripet), che tracciano le tue abitudini di riciclo. Questo sistema si affianca (o si sovrappone) al porta a porta di Alia. Perché il cittadino dovrebbe portare le bottiglie alla Coop per un punto, quando può metterle nel sacco a casa? La risposta è che il materiale compattato e purissimo della Coop ha un valore di mercato superiore, e Coop/Coripet se lo accaparrano per i loro bilanci e per rispettare gli obblighi di riciclo (entro il 2030 le bottiglie dovranno contenere il 30% di plastica riciclata). Invece di venderti l'acqua alla spina (zero rifiuti con il vetro a rendere), ti vendono la bottiglia in PET e poi ti premiano con dei "punti" se gliela riporti pulita. Quindi sembrerebbe "concorrenza sleale" perchè se tu metti la bottiglia nel sacco di Alia, Alia incassa i famosi premi CONAI (fino a 400€/t) che dovrebbero servire ad abbattere la tua TARI a Borgo San Lorenzo, mentre se porti la bottiglia al compattatore, quel materiale "purissimo" (non contaminato da altre plastiche) esce dal circuito comunale. Coop e Coripet si appropriano del valore economico del materiale per i propri bilanci e per assolvere agli obblighi di legge (Direttiva SUP) senza passare dal sistema pubblico. In conclusione tu lavori gratis per Coop/Coripet, accumuli "punti" simbolici, ma rischi di pagare una TARI più alta perché hai sottratto valore al sistema pubblico del tuo Comune. Quindi bella decisione vero? Da una parte Alia ed il Comune che aumenta la TARI, ti obbliga col microchip e la minaccia di multa. Dall'altra la Coop che cerca di "rubare" materiale nobile, ti "adesca" con il premio fedeltà e l'app dando punti convertibili in denaro. Non saprei proprio che scegliere.
In entrambi i casi, il tuo tempo e il tuo materiale prezioso vengono prelevati per fini di lucro aziendale. E se vogliamo fare un'ultima analisi sul "business dell'immondizia" se le aziende eliminassero gli imballaggi (passando al vuoto a rendere o alla vendita sfusa reale), distruggerebbero un'intera filiera industriale. Quindi possiamo dedurre che le aziende non hanno alcun interesse reale a diminuire gli imballaggi, perché l'immondizia è diventata una materia prima strategica quotata in borsa. Ti dicono "inquiniamo meno", ma immettono sul mercato confezioni sempre più complesse (monoporzioni, pack colorati) perché ogni grammo di quella plastica ha un valore economico nel mercato dei crediti di riciclo. Mentre il cittadino è spinto verso una differenziata sempre più capillare, il sistema a monte continua a immettere plastica sul mercato a ritmi serrati, rendendo la "riduzione" un obiettivo che si allontana anziché avvicinarsi. La Toscana è una delle regioni più virtuose per la raccolta differenziata (nel 2024 ha superato il 68%), ma i dati dell'ultimo rapporto ISPRA evidenziano un punto critico cioè la nostra regione continua a produrre più rifiuti pro-capite rispetto alla media nazionale. Questo dimostra che il sistema è concentrato sulla gestione del rifiuto (per fare utili e premi CONAI) e non sulla sua prevenzione. A livello nazionale, i rapporti CONAI e ISPRA degli ultimi 5 anni mostrano che l'immesso al consumo di imballaggi (ovvero quanta plastica le aziende mettono sul mercato) è rimasto su livelli altissimi, superando le 14 milioni di tonnellate complessive nel 2023. Le aziende che usano imballaggi in plastica rigida e flessibile hanno visto crescere i loro mercati del 28% negli ultimi cinque anni. È chiaro che non hanno alcun interesse a ridurre un materiale che costa poco e che, una volta diventato "rifiuto nobile", genera pure premi di riciclo. Non è un errore, è un modello d'affari. Loro inondano il mercato di plastica nobile e noi, con il nostro tempo sequestrato, la trasformiamo in premi CONAI per Alia e utili per la GDO. Quando un'organizzazione, sia essa pubblica o privata, impone al cittadino di svolgere compiti logistici per proprio conto, sta di fatto prelevando una risorsa privata per ottimizzare i propri bilanci. La domanda che tutti dovremmo fare è: "Quali misure concrete sta adottando l'Amministrazione del Comune di Borgo San Lorenzo per incentivare la riduzione degli imballaggi alla fonte (es. vuoto a rendere, vendita sfusa, accordi con la GDO locale) anziché limitarsi a gestire il "rifiuto nobile" già prodotto, il cui onere di cernita ricade interamente sul tempo gratuito dei cittadini?". Questo perchè ci hanno ammorbato per anni con la guerra alle cannucce di plastica, colpevolizzando il consumatore per un grammo di scarto, mentre le multinazionali della GDO e i giganti del riciclo come Alia banchettano su tonnellate di imballaggi inutili. È un'ipocrisia insostenibile, non possono chiederci il "sacrificio" della cannuccia, l'emblema del greenwashing di distrazione di massa, e poi sequestrarci 90 ore l'anno per gestire una montagna di plastica che loro stessi non vogliono ridurre alla fonte perché è il loro business senza nessun ritorno sui cittadini. Questa è solo la punta dell'iceberg usata per coprire una montagna di plastica industriale che nessuno vuole davvero toccare.
Siamo stati abituati a pensare che fare la differenziata o usare la cassa automatica fosse un segno di civiltà e modernità. Oggi, dati alla mano, scopriamo che è solo un segno di sottomissione economica. Se la tecnologia serve a farci lavorare di più e a pagare di più, non è progresso. E' un ritorno al medioevo del servaggio, dove il suddito doveva ore di lavoro gratuito al signore in cambio del permesso di vivere sulla sua terra. Solo che oggi il "signore" si chiama Multinazionale o Multiutility che, con la stessa promessa messianica usata per l'Euro ("Lavoreremo un giorno in meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in più"), l'ha riciclata per venderci la digitalizzazione e l'ecologia coatta, mentre lavoriamo tutti i giorni di più, gratis, per servizi che costano il triplo. Come allora ci si perdeva tra parametri di Maastricht e spread, oggi ci ammorbano con ESG, Green Economy, Digital Transition. Sigle altisonanti che servono a nascondere una verità brutale cioè l'estrazione di valore dal cittadino. Se io faccio il cassiere alla Coop di Borgo e l'operaio ad Alia, sto regalando "valore aggiunto" all'azienda. Ma questo valore non torna a me, serve a mantenere in piedi un sistema che ci vuole "iper-occupati" in compiti inutili per non farci accorgere che siamo sempre più poveri di tempo e di soldi.Per ciò in un mondo che corre per rubarti un secondo di attenzione e trasformarlo in un profitto per qualcun altro, fermarsi a ragionare sui propri diritti è rivoluzionario. È ora di riprenderci il nostro tempo.
SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
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