IL MICROCHIP CHE DAVVERO ENTRA NELLE NOSTRE CASE NON E' PIU' COMPLOTTISMO
Cita da Alessandra Ghisla su 8 Luglio 2026, 11:08
Era il 2013 quando si leggeva sui giornali come IL FATTO QUOTIDIANO: “Non so se lo sapete”, ha poi chiosato, “ma in America hanno già iniziato a mettere i microchip nel corpo umano per registrare, per mettere i soldi, per il controllo della popolazione. Sono preoccupato perché le persone non sanno a cosa vanno incontro”. Il popolo, a sua insaputa, ragiona Bernini potrebbe lasciarsi impiantare il microchip senza capirne i pericoli: “Con internet queste verità stanno venendo fuori e noi andremo a portare la voce dei cittadini”. Da dopo il Covid, per molto tempo, la storia dei microchip nei vaccini ha alimentato le fantasie dei no-vax più incalliti. Non esistono prove su eventuali “impianti” di minuscoli semi-conduttori nelle milioni di persone già vaccinate ma l'ipotesi de "i nanorobots nei vaccini mRNA" gira ormai su tutti i social.
Cerchiamo di fare un po' di ordine. Oggi l'impianto di microchip negli esseri umani è una realtà tecnologica divisa in due categorie ben distinte: i chip sottocutanei RFID/NFC (usati per l'identificazione e la domotica) e le interfacce cervello-computer (BCI) (usate in ambito medico per curare gravi disabilità). Girano video di persone che pagano con la mano oppure aprono porte, dopo che si sono fatti impiantare VOLONTARIAMENTE un microchip sotto pelle. Quindi in questo momento un servizio di privati. Nei vaccini contro il Covid, sopratutto quelli a mRNA, la mezza verità si può trovare proprio nelle fonti ufficiali. La D.ssa Kizzmekia Corbett, Lead Scientist presso il Vaccine Research 18 Center del NIH, ha più volte definito la tecnologia mRNA come una “plug-and-play nanoplateform” (nanopiattaforma “collega e usa”). Uno studio scientifico (Lu, C. H., et al. (2009). "Graphene Oxide: A Nanoplatform for Biomedical Applications"), descrive il grafene non come un semplice materiale, ma come una "nanopiattaforma" progettata per interagire con i sistemi biologici, inclusa la consegna di materiale genetico. Quindi da "nanopiattaforma a nanorobots" il passo è breve se calcoliamo il sistema del telefono senza fili, cioè si parte con una parola ed all'ultimo ne arriva un'altra. Ma quindi dove troviamo davvero il microchip obbligatorio che "ci controllerà tutti"?
Lo abbiamo già ma nel portafoglio. Il microchip all'interno della Carta d'Identità Elettronica (CIE) non è solo un semplice archivio di dati, ma una chiave digitale complessa che trasforma l'identità fisica in un'identità digitale verificabile ed interoperabile. Il chip della CIE è un microprocessore sicuro, conforme agli standard internazionali per i documenti di viaggio elettronici (ICAO Doc 9303). Funziona in modalità "contactless" (senza contatto), il che significa che può essere letto avvicinandolo ad uno smartphone dotato di NFC o ad un lettore di smart card. All'interno, i dati sono organizzati in una struttura di file e directory protetta da diversi livelli di sicurezza e crittografia:
Dati Visibili e di Base (BAC - Basic Access Control): Sono i dati stampati sulla carta (nome, data di nascita, ecc.) e la foto, accessibili tramite una procedura di lettura che richiede la conoscenza del numero di serie della carta (il codice MRZ in basso a destra).
Dati Altamente Protetti (AA - Active Authentication / EAC - Extended Access Control): Questa è l'area che ci interessa di più. Qui sono conservati i dati biometrici (impronte digitali) ed i certificati digitali. L'accesso a questa area richiede protocolli di sicurezza molto più avanzati, che possono includere l'uso del PIN associato alla CIE.
Il microchip della CIE non si limita a contenere dati statici; contiene dei certificati digitali emessi dal Ministero dell'Interno che fungono da "spid" integrato. Una volta che il server governativo ha verificato la tua identità digitale tramite il chip, il sistema non vede solo "una persona", ma vede "la tua identità specifica, collegata a tutti i tuoi dati personali, sanitari e fiscali". Non solo il tuo Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è il database che raccoglie la tua intera storia clinica ma è l'Agenzia delle Entrate il nodo centrale di questo sistema. La tua identità digitale CIE è collegata in modo indissolubile al tuo Codice Fiscale e quindi anche alla tua posizione tributaria. Lo Stato non ha bisogno di chiederti nulla. Incrociando i dati delle spese (che rende tutte tracciabili obbligando al pagamento elettronico) con i dati della tua capacità contributiva (ISEE, redditi dichiarati), il sistema può generare in automatico alert di coerenza. Ed i gatti che c'entrano?
C'entrano eccome. Sono una spesa familiare occulta. Il possesso di 3 gatti, che comporta spese veterinarie e alimentari, diventa un dato numerico che, se non coerente con un ISEE dichiarato vicino allo zero, fa scattare un controllo automatico. Infatti sia l'Europa che le regioni si stanno impegnando per rendere obbligatorio il microchip a tutti i gatti, con la scusa della tracciabilità dei cuccioli venduti illegalmente e la tutela dell'animale. Infatti è notizia di questi giorni di: "Prime norme UE per proteggere cani e gatti da maltrattamenti" dove continuano: "Il nuovo regolamento introduce l'obbligo per tutti i cani e gatti detenuti nell'UE, compresi quelli di proprietà privata, di essere identificabili tramite microchip e registrati in banche dati nazionali interoperabili. Venditori, allevatori e rifugi avranno quattro anni dall'entrata in vigore della normativa per adeguarsi. Per i proprietari di animali domestici che non ne prevedono la vendita, l'obbligo entrerà in vigore dopo 10 anni per i cani e dopo 15 per i gatti". Ma il Governo italiano non vuole aspettare 15 anni, infatti adesso ha più senso "l'esperimento sociale" di Vittorio Veneto (TV) ma anche la nuova Legge Regionale del Friuli Venezia Giulia che ci dice che: "A decorrere dal 1° luglio 2026 obbligo di microchip per tutti i gatti e solo per quelli circolanti anche l'obbligo di sterilizzazione".
Come sempre tutto inizia con la "normalizzazione" del controllo. Obbligare i proprietari di gatti e cani — anche quelli che vivono segregati in casa — ad inserire un microchip sotto pelle non è una misura di salute pubblica, ma il perfezionamento di un database. È il primo passo per mappare la proprietà privata, incrociare i dati con l'ISEE e monitorare, tramite le spese veterinarie tracciabili, la capacità economica reale di ogni singola famiglia. L'animale diventa un "sensore" della nostra vita domestica. L'interoperabilità è il motore che unisce questi database, permettendo allo Stato di avere una "fotografia" integrata ed in tempo reale di ogni cittadino, eliminando di fatto le zone d'ombra che un tempo appartenevano alla sfera privata. Siamo già nella gabbia digitale e nel controllo sociale. Loro stanno solo stringendo le maglie, poco alla volta ed in aree circoscritte, in modo che non possiamo contestare finchè non sarà visibile a tutti. Ecco perchè invece è fondamentale combattere l'abuso anche sui piccoli Comuni che non ci riguardano, come successo con la raccolta firme a Vittorio Veneto (TV) , perchè invece riguardano tutti. Se non combattiamo tutti per quel diritto, noi tutti lo perdiamo ed OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
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Era il 2013 quando si leggeva sui giornali come IL FATTO QUOTIDIANO: “Non so se lo sapete”, ha poi chiosato, “ma in America hanno già iniziato a mettere i microchip nel corpo umano per registrare, per mettere i soldi, per il controllo della popolazione. Sono preoccupato perché le persone non sanno a cosa vanno incontro”. Il popolo, a sua insaputa, ragiona Bernini potrebbe lasciarsi impiantare il microchip senza capirne i pericoli: “Con internet queste verità stanno venendo fuori e noi andremo a portare la voce dei cittadini”. Da dopo il Covid, per molto tempo, la storia dei microchip nei vaccini ha alimentato le fantasie dei no-vax più incalliti. Non esistono prove su eventuali “impianti” di minuscoli semi-conduttori nelle milioni di persone già vaccinate ma l'ipotesi de "i nanorobots nei vaccini mRNA" gira ormai su tutti i social.
Cerchiamo di fare un po' di ordine. Oggi l'impianto di microchip negli esseri umani è una realtà tecnologica divisa in due categorie ben distinte: i chip sottocutanei RFID/NFC (usati per l'identificazione e la domotica) e le interfacce cervello-computer (BCI) (usate in ambito medico per curare gravi disabilità). Girano video di persone che pagano con la mano oppure aprono porte, dopo che si sono fatti impiantare VOLONTARIAMENTE un microchip sotto pelle. Quindi in questo momento un servizio di privati. Nei vaccini contro il Covid, sopratutto quelli a mRNA, la mezza verità si può trovare proprio nelle fonti ufficiali. La D.ssa Kizzmekia Corbett, Lead Scientist presso il Vaccine Research 18 Center del NIH, ha più volte definito la tecnologia mRNA come una “plug-and-play nanoplateform” (nanopiattaforma “collega e usa”). Uno studio scientifico (Lu, C. H., et al. (2009). "Graphene Oxide: A Nanoplatform for Biomedical Applications"), descrive il grafene non come un semplice materiale, ma come una "nanopiattaforma" progettata per interagire con i sistemi biologici, inclusa la consegna di materiale genetico. Quindi da "nanopiattaforma a nanorobots" il passo è breve se calcoliamo il sistema del telefono senza fili, cioè si parte con una parola ed all'ultimo ne arriva un'altra. Ma quindi dove troviamo davvero il microchip obbligatorio che "ci controllerà tutti"?
Lo abbiamo già ma nel portafoglio. Il microchip all'interno della Carta d'Identità Elettronica (CIE) non è solo un semplice archivio di dati, ma una chiave digitale complessa che trasforma l'identità fisica in un'identità digitale verificabile ed interoperabile. Il chip della CIE è un microprocessore sicuro, conforme agli standard internazionali per i documenti di viaggio elettronici (ICAO Doc 9303). Funziona in modalità "contactless" (senza contatto), il che significa che può essere letto avvicinandolo ad uno smartphone dotato di NFC o ad un lettore di smart card. All'interno, i dati sono organizzati in una struttura di file e directory protetta da diversi livelli di sicurezza e crittografia:
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Dati Visibili e di Base (BAC - Basic Access Control): Sono i dati stampati sulla carta (nome, data di nascita, ecc.) e la foto, accessibili tramite una procedura di lettura che richiede la conoscenza del numero di serie della carta (il codice MRZ in basso a destra).
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Dati Altamente Protetti (AA - Active Authentication / EAC - Extended Access Control): Questa è l'area che ci interessa di più. Qui sono conservati i dati biometrici (impronte digitali) ed i certificati digitali. L'accesso a questa area richiede protocolli di sicurezza molto più avanzati, che possono includere l'uso del PIN associato alla CIE.
Il microchip della CIE non si limita a contenere dati statici; contiene dei certificati digitali emessi dal Ministero dell'Interno che fungono da "spid" integrato. Una volta che il server governativo ha verificato la tua identità digitale tramite il chip, il sistema non vede solo "una persona", ma vede "la tua identità specifica, collegata a tutti i tuoi dati personali, sanitari e fiscali". Non solo il tuo Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è il database che raccoglie la tua intera storia clinica ma è l'Agenzia delle Entrate il nodo centrale di questo sistema. La tua identità digitale CIE è collegata in modo indissolubile al tuo Codice Fiscale e quindi anche alla tua posizione tributaria. Lo Stato non ha bisogno di chiederti nulla. Incrociando i dati delle spese (che rende tutte tracciabili obbligando al pagamento elettronico) con i dati della tua capacità contributiva (ISEE, redditi dichiarati), il sistema può generare in automatico alert di coerenza. Ed i gatti che c'entrano?
C'entrano eccome. Sono una spesa familiare occulta. Il possesso di 3 gatti, che comporta spese veterinarie e alimentari, diventa un dato numerico che, se non coerente con un ISEE dichiarato vicino allo zero, fa scattare un controllo automatico. Infatti sia l'Europa che le regioni si stanno impegnando per rendere obbligatorio il microchip a tutti i gatti, con la scusa della tracciabilità dei cuccioli venduti illegalmente e la tutela dell'animale. Infatti è notizia di questi giorni di: "Prime norme UE per proteggere cani e gatti da maltrattamenti" dove continuano: "Il nuovo regolamento introduce l'obbligo per tutti i cani e gatti detenuti nell'UE, compresi quelli di proprietà privata, di essere identificabili tramite microchip e registrati in banche dati nazionali interoperabili. Venditori, allevatori e rifugi avranno quattro anni dall'entrata in vigore della normativa per adeguarsi. Per i proprietari di animali domestici che non ne prevedono la vendita, l'obbligo entrerà in vigore dopo 10 anni per i cani e dopo 15 per i gatti". Ma il Governo italiano non vuole aspettare 15 anni, infatti adesso ha più senso "l'esperimento sociale" di Vittorio Veneto (TV) ma anche la nuova Legge Regionale del Friuli Venezia Giulia che ci dice che: "A decorrere dal 1° luglio 2026 obbligo di microchip per tutti i gatti e solo per quelli circolanti anche l'obbligo di sterilizzazione".
Come sempre tutto inizia con la "normalizzazione" del controllo. Obbligare i proprietari di gatti e cani — anche quelli che vivono segregati in casa — ad inserire un microchip sotto pelle non è una misura di salute pubblica, ma il perfezionamento di un database. È il primo passo per mappare la proprietà privata, incrociare i dati con l'ISEE e monitorare, tramite le spese veterinarie tracciabili, la capacità economica reale di ogni singola famiglia. L'animale diventa un "sensore" della nostra vita domestica. L'interoperabilità è il motore che unisce questi database, permettendo allo Stato di avere una "fotografia" integrata ed in tempo reale di ogni cittadino, eliminando di fatto le zone d'ombra che un tempo appartenevano alla sfera privata. Siamo già nella gabbia digitale e nel controllo sociale. Loro stanno solo stringendo le maglie, poco alla volta ed in aree circoscritte, in modo che non possiamo contestare finchè non sarà visibile a tutti. Ecco perchè invece è fondamentale combattere l'abuso anche sui piccoli Comuni che non ci riguardano, come successo con la raccolta firme a Vittorio Veneto (TV) , perchè invece riguardano tutti. Se non combattiamo tutti per quel diritto, noi tutti lo perdiamo ed OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
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