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IL 5G ED I COMUNI ITALIANI - ROMA ED I SUOI ALBERI

Proprio in questi giorni si sta assistendo allo scempio degli alberi a Roma. Infatti nell'articolo "Alberi abbattuti a Roma nel centro storico" desta molta preoccupazione l'azione violenta e non trasparente dell'amministrazione capitolina. Infatti leggiamo: "La cosiddetta “riqualificazione delle alberature urbane” si è tradotta con “abbattimenti delle alberature urbane” in una vera e propria erosione del patrimonio verde di Roma, con la perdita graduale di alberi storici che da anni caratterizzano la città che ne configurano un serio danno ambientale oltre che erariale. Nonostante le crescenti proteste di cittadini e comitati di quartiere, l’amministrazione capitolina continua a ignorare legittime richieste di trasparenza. Più volte sono stati nascosti i dati relativi agli abbattimenti, tra cui quelli riguardanti i pini dei Fori Imperiali: qui più del 70% degli esemplari è stato eliminato, con criteri poco chiari e senza provvedere alla loro sostituzione". Da Facebook CURAA scrive il 20 marzo 2026: "In pochi anni a Roma sono stati abbattuti in circostanze misteriose oltre 40 mila alberi, siamo a marzo, proseguire in pieno periodo di nidificazione peggiora questo continuo ECOCIDIO [...]Noi abbiamo provato a bloccare questi tagli chiedendo al TAR di farci conoscere le carte di provvedimenti occulti[...]La decisione del TAR e il rinvio al 15 aprile è una sconfitta parziale". NON E' UNA QUESTIONE DI VERDE E NIDIFICAZIONE. Le onde a 26 GHz hanno una lunghezza d'onda di circa 11 millimetri. Una foglia piena d'acqua è un ostacolo insormontabile. Spesso gli abbattimenti vengono spacciati per "messa in sicurezza", "lotta ai parassiti" o "rifacimento marciapiedi". Ma guarda caso, quegli abbattimenti avvengono spesso lungo i corridoi dove devono passare i segnali delle nuove antenne. Un filare di tigli rigogliosi "spegne" il segnale 5G avanzato. Per superarlo, la Telco dovrebbe mettere una mini-cella dopo l'albero, una sotto e una prima. Tre mini-celle costano tre volte tanto in termini di apparati, affitti e scavi per la fibra. Per la Telco, l'albero è un costo di manutenzione indiretto che va eliminato. Infatti con i dati pubblici a nostra disposizione siamo riusciti a creare una sovrapposizione tra gli interventi comunali di "illuminazione" come dichiarato pubblicamente sia dal Comune di Roma che da Areti "Ecco il nuovo piano di Areti per illuminare meglio Roma. Costerà dieci milioni di euro" con le TowerCo e le Small Cells "#Roma5G, via libera ai lavori per una città veloce, digitale, sicura e sostenibile", con l'abbattimento degli alberi che abbiamo dettagliato con questo articolo "5G: PROGRESSO O SPECULAZIONE?". 

Partiamo dall'inizio. Il 5G è stato progettato per tre pilastri che non riguardano i cittadini, ma le macchine:

  • IoT Massivo (Internet of Things): Far connettere un milione di sensori per chilometro quadrato (contatori intelligenti, lampioni, cestini della spazzatura, sensori agricoli, telecamere per il riconoscimento facciale).

  • Latenza Ultra-Bassa (URLLC): Fondamentale per la chirurgia a distanza e le auto a guida autonoma. Se un'auto deve frenare da sola, il segnale non può impiegare 50 millisecondi (4G), deve impiegarne 1 (5G).

  • Smart Factory: Le fabbriche automatizzate dove i robot comunicano tra loro senza cavi.

Per l'uso che ne facciamo noi cittadini (WhatsApp, Netflix, Social, Navigazione), il 4G+ (LTE) è già sovrabbondante. Un video in 4K richiede circa 25 Mbps ed il 4G arriva tranquillamente a 150-300 Mbps. Ci hanno raccontato anche la favola della "Digitalizzazione del Paese" per giustificare l'innalzamento dei limiti elettromagnetici a 15 V/m ma la vera digitalizzazione (quella seria, sicura e veloce) si fa con la fibra ottica. La fibra non emette radiazioni, non subisce interferenze e dura decenni. Per digitalizzare un Comune, un tribunale o una scuola, quindi i dati sensibili dei cittadini, le cartelle cliniche, i registri scolastici e le pratiche edilizie serve la banda ultralarga fissa. Dicono che il 5G serva per permettere ai cittadini di accedere ai servizi della PA da casa? Per fare una videochiamata con l'INPS o scaricare un certificato anagrafico bastano 5-10 Mbps. Il vecchio 4G ne dà 50. La fibra di casa ne dà 1000. Se un cittadino è a casa, usa il Wi-Fi (collegato alla fibra), non ha bisogno che un'antenna esterna gli spari 26 GHz a 15 V/m in camera da letto per scaricare un modulo PDF dal sito del Ministero. Quindi a cosa serve il 5G ad un Comune? Il 5G serve alla PA per quella che chiamano "Smart City". Per un Comune, "Smart" significa connettere ogni oggetto fisico alla rete (l'Internet delle Cose o IoT). Il 5G è fondamentale perché, a differenza del 4G, può gestire milioni di dispositivi per chilometro quadrato contemporaneamente. In più le Smart City generano una quantità spaventosa di informazioni su dove vai, cosa compri e come ti muovi. Questa "datazzazione" della vita cittadina richiede una rete IoT Massivo (Internet of Things) che solo il 5G può dare. Stiamo parlando del CONTROLLO SOCIALE. Per mantenere migliaia di queste connessioni biometriche attive contemporaneamente in una Smart City (il controllo facciale), la rete deve essere "densa" e potente. Alzare i limiti a 61 V/m serve a garantire che il "Grande Fratello Biometrico" non abbia zone d'ombra.

Le varie associazioni/comitati "contro il 5G" ancora lamentano l'aumento da 6 a 15 V/m ma non è quello il punto corretto della contestazione. Primo è in Legge, quindi le Telco possono già aumentare le antenne pre-esistenti senza ulteriore comunicazione ai Comuni, e poi servirebbe l'intervento di un giudice per annullarla ma è proprio il taglio degli alberi che ci indica il vero abuso. 6-15-61 V/m è la potenza ma è la frequenza il vero muro. Il limite di legge si basa sul presupposto (ormai superato) che l'unico danno possibile sia l'effetto termico (il riscaldamento dei tessuti, come in un forno a microonde). Ma con le nuove bande a 26 GHz (mmWave) e la densità di dati del 5G, il problema non è quanto "scotti" l'onda, ma come interferisce con le frequenze elettriche del nostro corpo. La fisica ci insegna che un'onda elettromagnetica può superare un ostacolo tramite la diffrazione (l'onda "curva" intorno ai bordi dell'oggetto).

  • Se l'antenna spara a bassa potenza (15 V/m di picco): Il segnale è progettato per coprire una cella piccola (poche decine di metri). In questo raggio corto, le riflessioni sulle pareti degli edifici e la diffrazione naturale permettono al segnale di arrivare a destinazione "aggirando" le fronde degli alberi.

  • Se l'antenna spara ad alta potenza (limite a 61 V/m ritenuto sicuro): L'obiettivo è coprire centinaia di metri. Qui l'albero diventa un "buco nero" energetico che assorbe troppi Watt. La Telco taglia l'albero perché vuole usare la forza bruta dei 61 V/m per sparare il segnale il più lontano possibile, risparmiando sull'installazione di altre antenne.

Se le Telco avessero voluto rispettare i 15 V/m di picco, avrebbero dovuto riempire le città di migliaia di micro-antenne a bassissima potenza (molto costose) senza tagliare gli alberi. Invece gli alberi sono il nemico numero uno del loro progetto che si divide in: il Traliccio (Macro) che fa il "lavoro sporco" di copertura generale e la Micro-cella sul lampione (Small Cell) che è progettata per il "Network Sharing" (condivisione della rete). Una singola scatolina montata sul lampione (grazie alla tecnologia MOCN - Multi-Operator Core Network) può ospitare contemporaneamente il segnale di 3 o 4 operatori diversi. La società che installa l'antenna (spesso una TowerCo che fa da intermediaria) incassa l'affitto da TIM, Vodafone, WindTre e Iliad contemporaneamente, usando una sola installazione. Infatti grazie a norme nazionali spesso scritte per agevolare le lobby, l'installazione di micro-antenne (con potenza ridotta e dimensioni contenute) è considerata "edilizia libera". Per mettere un traliccio di 30 metri serve un'autorizzazione complessa. Per mettere una Small Cell su un lampione o un palo della luce, basta una semplice comunicazione (SCIA). Il Comune spesso non può opporsi. Le Small Cells vengono così integrate nell'arredo urbano:

  • Dentro i lampioni: Sostituiscono il vecchio lampione con uno nuovo "Smart" che nasconde l'antenna nella calotta.

  • Sulle paline dei bus: Integrate nei display degli orari.

  • Sui semafori: Piccole scatole grigie quasi invisibili.

E come fanno a superare il limite dei 15 V/m? Con la misurazione sulle 24 ore che diventa lo strumento perfetto per nascondere i picchi selvaggi. Se l'antenna sparasse a 50 V/m per scaricare un video pesante, la media in 6 minuti resterebbe altissima (vicina a 50). L'ARPA dovrebbe intervenire subito. Invece quei 50 V/m vengono "annegati" nel silenzio elettromagnetico della notte (dalle 02:00 alle 06:00, quando tutti dormono). Matematicamente, il picco diurno scompare nella media notturna. Con il limite dei 6 minuti, le Telco avrebbero dovuto limitare la potenza massima dell'antenna per non "sforare" mai. Con le 24 ore, hanno avuto il "via libera" per i picchi. Possono vendere abbonamenti a velocità folli perché sanno che possono spingere l'acceleratore al massimo durante il giorno, tanto la media della notte le salverà dai controlli. E sono proprio gli alberi a dirci questo. Infatti sono già pronti per i 61 V/m (limite imposto dalla EU e già usato in Germania), anche se per noi umani il vero rischio è la sovrapposizione di frequenze diverse (3.7 GHz + 26 GHz + Wi-Fi + Bluetooth) che crea un "elettrosmog" caotico a cui la nostra evoluzione biologica non è preparata. La legge non dice che il limite è 61 V/m fisso, ma che la media dei valori misurati nell'arco di 24 ore non deve superare i 15 V/m. L'albero è lo strumento naturale per garantire che il segnale che entra nelle case non superi mai i 15 V/m. L'abbattimento dell'albero è la prova che vogliono superare questa soglia di sicurezza, mentre ci rassicurano sui 15 V/m. 

COME FUNZIONA IL COINVOLGIMENTO DEI COMUNI ITALIANI (ROMA COME ESEMPIO)?

Spesso i Comuni concedono l'uso dei lampioni della luce a queste TowerCo in cambio di un canone annuo o della gestione gratuita dell'illuminazione (le famose "Smart City" a costo zero). Questi documenti devono essere pubblici. Si chiamano solitamente "Convenzioni per la concessione di infrastrutture di illuminazione pubblica" o "Accordi di partenariato per la Smart City". Ecco come funzionano questi accordi e dove scovare le prove:

1. Il Modello "Project Financing" (Finanza di Progetto)

Molti Comuni (da Roma a Milano, fino ai piccoli centri) hanno ceduto la gestione dei lampioni a società come Enel X, City Green Light o direttamente a bracci operativi delle TowerCo.

  • Lo scambio: La società privata cambia tutte le vecchie lampadine con i LED (risparmio energetico per il Comune = zero costi immediati).

  • La contropartita: In cambio, il Comune concede al privato il diritto di usare la "testa" del lampione per scopi commerciali per 15-20 anni. Quello spazio viene poi sub-affittato a INWIT, Cellnex o Iliad per piazzare le Small Cells.

2. I Dati Economici (Cosa incassa il Comune?)

Dalle analisi dei bilanci comunali e dalle delibere trasparenti, emerge che:

  • Un Comune può ricevere un canone che oscilla tra i 500 e i 1.500 euro l'anno per ogni singolo lampione "ospitante".

  • Se moltiplichi per centinaia di lampioni in una città come Roma, capisci perché il Sindaco ha fretta di far installare tutto: è ossigeno puro per le casse comunali disastrate.

  • Il paradosso: Il Comune guadagna 1.000 euro, ma il cittadino perde il valore della casa e la protezione dell'albero che viene potato o abbattuto per far funzionare quell'antenna.

3. Come trovare questi documenti (La tua caccia al tesoro)

Se vuoi "inchiodare" il tuo Comune, devi cercare tre tipi di documenti:

  1. Delibera di Giunta sull'Illuminazione Pubblica: Cerca parole chiave come "Efficientamento energetico" o "Smart Lighting". Lì dentro c'è scritto chi gestisce i pali.

  2. Piano Antenne (o Regolamento Comunale per le Installazioni): Molti Comuni sono obbligati ad averlo. Se non è aggiornato, le TowerCo fanno quello che vogliono citando il "Decreto Semplificazioni".

  3. Contratti di Locazione: Sono i più difficili da avere, ma puoi richiederli tramite l'Accesso Civico Generalizzato (FOIA). Come Comitato Promotore dello Scudo Sociale, hai tutto il diritto di chiedere: "Quali sono gli accordi economici tra il Comune e la TowerCo X per l'uso dei lampioni in Via [Nome Strada]?".

Se cerchiamo i dati concreti su come la Capitale ha gestito questa partita, troviamo un progetto mastodontico chiamato "#Roma5G". Qui non parliamo di supposizioni, ma di un accordo da quasi 100 milioni di euro.

Il Caso Roma: Il Progetto #Roma5G

Il Comune di Roma ha siglato a fine 2023 una convenzione della durata di 25 anni (un tempo infinito in termini tecnologici) con un soggetto privato chiamato "Smart City Roma", che è una società di scopo controllata da INWIT (la TowerCo di cui parlavamo).

I numeri dell'accordo:

  • Investimento Totale: Circa 93 milioni di euro.

  • Chi paga: Il Comune mette 20 milioni (fondi pubblici, anche legati al Giubileo), mentre i restanti 73 milioni sono messi dal privato in Project Financing.

  • Cosa installano: Il piano prevede la copertura di tutte le linee della metropolitana e, soprattutto, l'installazione di migliaia di Small Cells e sensori IoT su tutto il territorio sopraelevato.

L'Inganno del "Neutral Host"

L'accordo si basa sul modello "Neutral Host". Significa che INWIT installa l'infrastruttura (spesso sui pali della luce o su paline dedicate) e poi "ospita" tutti gli operatori (TIM, Vodafone, ecc.).

  • Il conflitto con gli alberi: Perché l'investimento di 73 milioni di INWIT frutti, l'antenna deve funzionare al 100% per tutti gli operatori ospitati. Se un albero disturba il segnale di uno solo di loro, il modello economico vacilla. Ecco perché, contrattualmente, il "campo libero" diventa una priorità tecnica ed economica.

I Lampioni di Roma (Areti e il nuovo bando)

Parallelamente, Roma ha avviato un piano da 65 milioni di euro per la modernizzazione dell'illuminazione pubblica (gestita tramite Areti).

  • Il trucco: Molti di questi nuovi lampioni a LED sono già "predisposti" per ospitare le micro-antenne.

  • Il dato nascosto: Quando il Comune dice che "risparmia" grazie ai LED, non dice mai quanto incassa (o quanto sconta dal debito) permettendo alle TowerCo di usare quei pali come tralicci mascherati.

In questi documenti, solitamente sotto la voce "Oneri di manutenzione" o "Gestione del sito", si nasconde la "licenza di uccidere" (gli alberi). Ecco come funzionano questi accordi nel dettaglio:

1. La Clausola della "Visibilità del Segnale"

Nei contratti tra Comuni e TowerCo (come quello per #Roma5G), viene inserita una clausola tecnica che obbliga il Comune a garantire la "piena operatività degli apparati". Se un albero cresce e le foglie "oscurano" l'antenna sul lampione, la TowerCo segnala un "disservizio tecnico". L'obbligo poi passa al Comune che è contrattualmente tenuto a intervenire. Se non pota o non abbatte, rischia di dover pagare delle penali alla società privata perché sta impedendo il profitto derivante dall'affitto del segnale agli operatori (TIM, Vodafone, etc.).

2. Il "Verde Tecnico" vs "Verde Pubblico"

Spesso in questi bandi il verde urbano viene riclassificato. Non è più un bene da tutelare per l'ambiente, ma un "ostacolo alle infrastrutture critiche". Si legge spesso che "la manutenzione del verde circostante i punti luce è finalizzata a garantire la continuità dei servizi digitali e di sicurezza (telecamere)". Usano la scusa della "sicurezza" (le telecamere sul lampione) per tagliare i rami che in realtà danno fastidio solo al 5G che supera sicuramente il 15 V/m.

Perché il TAR non sospende gli abbattimenti? Perché in diritto amministrativo esiste il concetto di "danno riparabile". Per i giudici, se fermano un cantiere da 93 milioni di euro (#Roma5G), il danno economico per le aziende (INWIT & Co.) e per il Comune è considerato "irreparabile" o comunque superiore alla perdita di un platano. Se ancora non fosse chiaro le TowerCo prendono i nostri lampioni per pochi spiccioli e li riaffittano a 4 operatori contemporaneamente, guadagnando 10 volte quello che pagano al Comune. Noi ci becchiamo i 61 V/m senza più ombra e loro si beccano i dividendi milionari. Stanno usando il nostro suolo pubblico per fare un business privato sulla nostra pelle (e sui nostri alberi) con la complicità dei Comuni e la loro avidità di fare cassa. E noi cittadini cosa possiamo fare? Nel prossimo articolo verranno date indicazioni di iniziative sia singole che collettive perchè capito il problema è già per metà risolto. OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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