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GLI INTERESSI DIETRO LE "NUOVE" GUERRE

Come già descritto QUI la guerra non è mai solo un evento militare, è anche un acceleratore sociologico. È il "reset" che permette al potere di scardinare vecchie abitudini e imporre nuovi modelli che, in tempo di pace, la popolazione non accetterebbe mai. Proviamo ad analizzare la questione sotto il punto di vista geopolitico, facendo anche un percorso temporale per rimettere ordine agli eventi. Nel 2022 scoppia la "guerra in Ucraina" seppur la regione del Dombass bruciava dal 2014. Questa guerra tocca il GAS ed, in Italia, arrivano gli aumenti su luce-gas e rincari in genere. Putin diventa il cattivo di turno ma questa guerra è prodopeutica ad un disegno preciso, sganciare l’egemonia commerciale del dollaro e creare un sistema di pagamenti alternativo allo SWIFT. Per decenni il dollaro ha dominato il mondo perché era l’unico modo per comprare l’energia (petrodollaro), questo costringeva ogni Stato a finanziare il debito americano accumulando riserve in dollari. Ma oggi il vento è cambiato. Il conflitto è diventato l'innesco per un nuovo ordine multipolare. Putin e i BRICS, imponendo il pagamento del gas in rubli e stringendo accordi con la Cina per scambi in yuan, hanno di fatto rotto il monopolio del biglietto verde, imponendo una nuova sovranità monetaria globale. Se guardiamo la scacchiera col distacco di chi non vuole farsi manipolare, il tempismo dell'esplosione del conflitto a Gaza ad ottobre 2023, seppur la guerra è partita dal 1947, è stato un "regalo" geopolitico per chi aveva bisogno di allentare la pressione sul fronte russo/ucraino. Improvvisamente, gli USA e l'Europa si sono trovati a dover gestire due incendi contemporaneamente. Questo ha frammentato il sostegno a Kiev e ha permesso a Putin di riprendere fiato, consolidare le posizioni e, soprattutto, far passare in secondo piano il suo attacco all'egemonia del dollaro. La posizione di Putin contro Israele non è una scelta "morale", ma squisitamente monetaria e strategica. Difendendo la causa palestinese e criticando Israele (visto come la lunga mano degli USA in Medio Oriente), Putin si è accreditato come il leader dei BRICS e delle nazioni che vogliono abbattere l'ordine a trazione americana. Israele è il pilastro della stabilità del dollaro in Medio Oriente. Indebolire l'influenza israeliana significa indebolire la tenuta dei petrodollari in una regione che sta già guardando verso lo Yuan e il Rublo per le transazioni energetiche. E quando tutto il mondo comincia ad odiare e boicottare Israele, che non permette neppure gli aiuti umanitari per i bambini di Gaza con la Flottilla, ecco che subentra il nuovo "villain" che ripulisce anche Netanyahu. l'Iran. Si urla di nuovo alla "minaccia atomica" per mantenere il popolo in uno stato costante di paura e incertezza ed in Italia, dato che adesso si tocca il PETROLIO, subito arrivano i rincari sui carburanti, i quali poi faranno aumentare tutti i prezzi, aumentando già la pesante inflazione. Ma se Israele è il bastione del dollaro in Medio Oriente, l'Iran è il braccio armato della de-dollarizzazione dei BRICS, il "cattivo" perfetto costruito dalla narrazione occidentale per giustificare l'escalation e, contemporaneamente, il chirurgo che deve "ripulire" l'area dall'influenza statunitense. L'Iran non agisce per religione, ma per strategia valutaria. Minacciare lo stretto di Hormuz o il Mar Rosso significa far schizzare i costi di assicurazione delle merci e del greggio. L'instabilità creata dal "villain" iraniano è il paravento perfetto per giustificare l'inflazione speculativa globale. Infatti Trump ha già annunciato che la "guerra" sta finendo, ma non finirà per tutte le vittime che ha lasciato questa operazione bellica coordinata.

Cosa ha promesso Trump agli USA? MAKE AMERICA GREAT AGAIN (Tr. RIPORTARE L'AMERICA AL SUO GLORIOSO SPLENDORE) e come potrebbe farlo? Proviamo a fare un ragionamento sui possibili effetti collaterali di queste "nuove guerre". Partiamo dall'inizio.

I Giganti del Petrolio (Top Produttori)

Oggi il mercato è dominato da tre blocchi principali:

  1. USA: Primi produttori mondiali grazie allo shale oil (circa 40-50 $ al barile). Sono diventati esportatori netti, ma il loro greggio è "leggero" e richiede raffinerie specifiche.

  2. Arabia Saudita (e OPEC): Hanno i costi di estrazione più bassi al mondo (circa 10-15 $ al barile). Decidono loro se "aprire o chiudere i rubinetti" per alzare il prezzo.

  3. Russia: Terzo produttore (circa 20-30 $ al barile), ma oggi "tagliato fuori" o limitato dalle sanzioni, il che ha creato il buco nell'offerta che stiamo pagando.

  4. Nuovi Player: Guyana (in boom), Brasile e i paesi africani (Nigeria, Angola, Libia).

Se guardiamo la scacchiera con gli occhi del profitto e non della propaganda, quello che possiamo vedere è un trasferimento di ricchezza colossale dai consumatori (noi) ai produttori (USA e Russia) ed agli speculatori (Platt's).

Ecco l'analisi "a sangue freddo" della situazione che si può ipotizzare:

1. Il Paradosso USA: La Guerra come "Boost" Economico

Gli Stati Uniti oggi sono il primo produttore mondiale di petrolio.

  • Perché gli conviene il prezzo alto? Lo shale oil (il petrolio estratto dalle rocce) costa molto produrlo (circa 40-50 $ al barile). Se il prezzo mondiale è a 60 $, le aziende americane falliscono. Se grazie alla guerra in Iran e alle tensioni in Arabia il prezzo vola a 112-150 $, gli USA diventano una miniera d'oro vivente.

  • Risultato: Esportano energia a prezzi folli, il dollaro si rafforza e la loro industria estrattiva fa profitti record. Il cittadino americano paga di più la benzina, ma l'economia nazionale (PIL) vola. 

  • La contromossa: Il Tesoro americano (guidato da Scott Bessent) ha appena emesso una licenza temporanea per sbloccare il petrolio russo già in mare. Ecco il "trucco" dietro questa mossa che, con la guerra in corso contro l'Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz, mancano circa 8 milioni di barili al giorno sul mercato mondiale. Se Trump non facesse affluire il petrolio russo, la benzina in America (e nel mondo) andrebbe a 5 dollari al gallone, distruggendo la sua economia interna e il consenso per il "Make America Great Again". Sembra un favore a Mosca ed al suo nemico giurato Putin (che incasserà circa 10 miliardi di dollari extra grazie a questa mossa), ma per Trump è un "male minore". Preferisce che Putin faccia cassa piuttosto che vedere l'economia americana (e quella dei suoi alleati come l'India) collassare per colpa dei prezzi folli. Usando il petrolio russo per calmierare i prezzi che lui stesso ha fatto schizzare con la guerra in Iran, Trump si pone come l'unico "regista" del mercato globale. Toglie potere ai BRICS dimostrando che può decidere chi può vendere e chi no con un semplice colpo di penna (le famose "waiver" o deroghe).

2. L'Arabia Saudita e il "Taglio" dei Rifornimenti

L'Arabia Saudita è il player più pericoloso perché ha il petrolio che costa meno (10 $). Se loro inondano il mercato, il prezzo crolla.

  • La mossa politica: Se le tensioni belliche o le pressioni di Trump portano i sauditi a tagliare la produzione (o se i loro impianti vengono colpiti), l'offerta mondiale scende bruscamente.

  • Chi gode? Chi ha petrolio "caro" (USA) e chi vive di export energetico (Russia). Ma l'Arabia Saudita (e i grandi cartelli come l'OPEC) guadagna molto di più anche vendendo meno petrolio a un prezzo folle che vendendone tantissimo a un prezzo basso. Se i siti vengono bombardati o "messi fuori servizio" per tensioni geopolitiche, accade questo miracolo finanziario per i loro bilanci, cioè resta sempre 10-15 $ estrarre un barile nel deserto, costa pochissimo che il mondo sia in pace o in guerra. Se le bombe cadono sui pozzi, l'offerta globale crolla. Il mercato va in panico e il prezzo schizza a 150 $. Passano da un guadagno di circa 60-70 $ a barile a un guadagno di 135-140 $. Anche se esportano la metà del petrolio perché i siti sono danneggiati, incassano il doppio o il triplo. È una manna dal cielo per i loro fondi sovrani.

3. L'Inganno del Platt's per il Cittadino Europeo

Qui sta la "trappola" per l'Italia e l'Europa.

  • Mentre USA e Russia incassano miliardi come Stati produttori, noi siamo solo Stati consumatori.

  • Il Platt's è il braccio armato di questo squilibrio: Anche se compriamo petrolio che non viene dall'Iran o dall'Arabia, il Platt's alza il prezzo di tutta la benzina europea basandosi sulla "paura" del conflitto. Spingere l'Europa a rinunciare al petrolio russo (economico) per comprare quello americano (caro) è stata una decisione politica che ha trasferito miliardi di dollari da una sponda all'altra dell'Atlantico.

  • Risultato: In questo scenario, l'Italia è la vittima sacrificale perfetta. Paghiamo il prezzo "di guerra" anche se la benzina nel serbatoio è stata raffinata con petrolio comprato mesi fa. Più il prezzo sale verso i 150 $, più lo Stato italiano incassa IVA (il 22% su 2,50 € è molto più che su 1,60 €) e l'Europa con esso. È un pizzo finanziario legalizzato.

L'Europa (e l'Italia in particolare) è l'unico attore che "vince" restando fermo, incassando passivamente sulle disgrazie dei propri cittadini. Mentre Trump usa il petrolio come arma geopolitica e Putin come bancomat per la guerra, i governi europei usano il distributore di benzina come un esattore fiscale automatico. Come avviene? L'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) è un'imposta obbligatoria per tutti i 27 Paesi dell'Unione Europea, ma la sua applicazione sui carburanti è il vero "capolavoro" del fisco europeo. Ecco come funziona la trappola comunitaria con l'Europa che impone ad ogni Stato membro di avere un'IVA (Direttiva 2006/112/CE), ma fissa solo dei limiti minimi (non inferiori al 15% per l'aliquota ordinaria). Noi siamo al 22%. Altri Paesi sono al 19% (Germania) o al 20% (Francia). Poiché l'IVA è una percentuale, l'Europa ha costruito un sistema dove più i cittadini sono in difficoltà per i prezzi alti, più gli Stati incassano. È un meccanismo prociclico dove l'inflazione diventa un alleato del fisco. Quello che molti chiamano "aiuti europei" o "fondi del PNRR", in realtà, è in gran parte un giro di rientro dei nostri stessi soldi, gonfiati proprio da tasse come l'IVA. Per avere questi "regali", dobbiamo accettare riforme che spesso tagliano i servizi o aumentano la pressione fiscale. È come se qualcuno ti rubasse il portafoglio (tramite l'IVA sulle accise) e poi ti prestasse 10 euro per l'autobus, chiedendoti pure di ringraziare. Pochi sanno che una delle "Risorse Proprie" principali dell'Unione Europea è proprio una percentuale della base imponibile IVA di ogni Stato membro. Per capirci: Più la benzina costa in Italia Più l'IVA incassata dallo Stato italiano aumenta Più soldi l'Italia deve versare a Bruxelles come quota associativa. 

Spesso sentiamo dire che l'Europa "ci dà i soldi", ma raramente ci spiegano da dove arrivano e come l'inflazione (anche quella dei carburanti) aiuti Bruxelles a incassare di più. Ecco come funziona la "Quota Associativa" basata sull'IVA:

1. Il Bilancio UE non è "gratis"

L'Unione Europea non ha tasse proprie (non paghiamo le tasse direttamente a Bruxelles). Per finanziarsi, l'UE utilizza le cosiddette "Risorse Proprie". Tra queste, la più importante dopo il Reddito Nazionale Lordo è la Risorsa propria basata sull'IVA.

2. Come si calcola il "Pizzo" dell'IVA

Ogni anno, l'Italia (come tutti gli altri Stati) deve versare a Bruxelles una percentuale fissa dell'IVA che viene "teoricamente" riscossa nel Paese.

  • L'aliquota: Attualmente l'Italia versa lo 0,30% della sua base imponibile IVA armonizzata.

  • Il paradosso: Se i prezzi dei beni (come benzina e gas) aumentano, la base imponibile IVA dell'Italia sale alle stelle. Di conseguenza, anche se l'aliquota dello 0,30% resta ferma, la cifra totale che dobbiamo mandare a Bruxelles aumenta proporzionalmente.

Esempio pratico: Se a causa della guerra il prezzo della benzina raddoppia, l'IVA incassata raddoppia. L'Italia si ritrova con una base IVA molto più alta e dovrà staccare un assegno più salato per l'Europa. L'UE guadagna indirettamente dai rincari energetici degli italiani.

3. I "Soldi Regalati" (Il Grande Inganno)

Quando l'Europa stanzia fondi per l'Italia (come il PNRR), i politici dicono: "L'Europa ci ha dato 200 miliardi!". Ma la realtà è diversa... Sono i nostri soldi! Una parte enorme di quei fondi sono semplicemente i contributi (IVA e RNL) che noi abbiamo versato negli anni precedenti. È un prestito e la parte che non abbiamo versato noi è spesso debito fatto dall'UE a nome nostro, che dovremo restituire con gli interessi e con nuove tasse future (come la "Plastic Tax" europea).

4. Perché l'Italia è un "Contributore Netto"

Storicamente, l'Italia è uno dei Paesi che versa più di quanto riceve. Noi mandiamo a Bruxelles circa 18-20 miliardi l'anno. Riceviamo indietro (sotto forma di fondi agricoli, strutturali, ecc.) circa 10-12 miliardi. Annualmente regaliamo "netti" circa 8 miliardi di euro al bilancio comune.

Ogni anno, l'Italia invia un documento ufficiale chiamato "VAT Statement" (Dichiarazione IVA). I funzionari del Ministero dell'Economia siedono a un tavolo con i tecnici della Commissione Europea (Eurostat), verificano i dati estratti dai computer della Sogei, una volta approvato il numero della "Base", scatta il calcolo dello 0,30% che l'Italia deve versare. Molti pensano che lo Stato faccia delle stime approssimative, ma la realtà è che oggi, nel 2026, la contabilità è totale, istantanea e digitale. Chi tiene i conti della Base Imponibile? Principalmente tre entità che lavorano insieme come un unico organismo:

1. Il Sistema di Interscambio (SdI) - L'Agenzia delle Entrate

Dal 2019, con l'obbligo della Fatturazione Elettronica, ogni singola transazione tra aziende o verso i professionisti passa attraverso un "computer centrale" dello Stato prima di arrivare al destinatario. In tempo reale, l'Agenzia delle Entrate conosce l'ammontare esatto di ogni acquisto di greggio, ogni passaggio in raffineria e ogni vendita all'ingrosso. Sanno esattamente quanti miliardi di "Base Imponibile" si stanno accumulando ogni giorno.

2. I Registratori Telematici (RT) - Lo Scontrino Elettronico

Anche quando compri un caffè o fai il pieno come privato, il registratore di cassa del benzinaio è collegato a internet. Ogni sera, il totale degli incassi (diviso per aliquote IVA) viene inviato automaticamente ai server del Ministero dell'Economia. Non c'è più bisogno di aspettare la dichiarazione dei redditi dell'anno dopo: lo Stato sa stasera quanta IVA ha maturato oggi.

3. La SOGEI (Società Generale d'Informatica)

È il "braccio tecnologico" del Ministero dell'Economia. È una società pubblica che gestisce i data center dove risiedono tutti i nostri dati fiscali. È qui che vengono creati gli algoritmi che calcolano la famosa "Base Imponibile Armonizzata" da comunicare a Bruxelles. Questi computer incrociano i dati delle dogane (petrolio che entra), delle fatture elettroniche e degli scontrini per generare il numero finale.

Ecco come avviene materialmente il passaggio di denaro e perché è così "spietato":

1. La "Cassa Comune" (Il Bilancio UE)

Il bilancio dell'Unione Europea non è nel vuoto, ma si appoggia su conti correnti specifici. Ogni Stato membro ha un conto presso la propria Banca Centrale (per noi la Banca d'Italia) intestato alla Commissione Europea.

2. Il "Bonifico" Mensile

Non aspettano la fine dell'anno per tutto. Ogni mese (solitamente entro il 1° o il 15 del mese), il Tesoro italiano versa un dodicesimo della quota prevista basata sulle stime dell'anno. Quando poi i funzionari del Ministero dell'Economia e di Eurostat si siedono al famoso tavolo per il VAT Statement, fanno il "conguaglio". Se i computer della Sogei dicono che gli italiani hanno speso più del previsto in benzina e gas (alzando la Base Imponibile), l'Italia deve "integrare" l'assegno.

3. Perché è un "Assegno in Bianco" firmato da noi?

La cosa incredibile è che questo 0,30% non viene pagato dalle aziende o dalle banche con i loro profitti. Viene prelevato dal Gettito Fiscale Totale dello Stato. Quando tu fai il pieno, lo Stato incassa l'IVA. Quei soldi finiscono nel "grande calderone" del bilancio statale. Da quel calderone, lo Stato preleva la fetta per Bruxelles.

In pratica: Tu paghi il benzinaio il benzinaio paga lo Stato lo Stato gira la quota a Bruxelles. Se il prezzo della benzina sale, la "fetta" che lo Stato deve girare a Bruxelles diventa più grande automaticamente. L'Europa "vince" perché questo sistema trasforma l'inflazione energetica in tassazione occulta. Il cittadino pensa che la colpa sia solo di Trump o Putin, ma metà del rincaro finisce dritto nelle casse dello Stato sotto forma di IVA.

Stanno però diventando sempre più violenti ed invasivi. E' arrivato il momento di fermarli. Devono capire che siamo cittadini consapevoli, che hanno capito l'inganno e che non vogliono più giocare ai loro sporchi giochini con le loro regole inventate. Siamo cani sciolti che non si faranno manovrare dalle solite favole politiche e mediatiche. OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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