o Registrati per creare messaggi e topic.

5G: LA TUTELA DELLA SALUTE DEI LAVORATORI

Mentre l’Italia si adeguava ai nuovi limiti di esposizione ai campi elettromagnetici (CEM), passati da 6 a 15 V/m con la Legge 214/2023, è emerso un retroscena inquietante dai palazzi del potere sanitario e assicurativo. Due risposte ufficiali a istanze di accesso civico (FOIA), ottenute rispettivamente dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’INAIL, aprono una falla nel sistema di sicurezza nazionale. Dopo l'ISS, anche la risposta dell'INAIL (datata 7 giugno 2024) conferma ufficialmente un tassello mancante cruciale per la sicurezza dei cittadini. Ecco i punti salienti del diniego dell'INAIL:

  • Mancanza di documentazione: L'INAIL dichiara esplicitamente di non aver condotto studi specifici riguardo ai rischi o benefici legati all'esposizione prolungata ai nuovi limiti di 15 V/m introdotti dalla Legge 214/2023.

  • Dichiarazione di non possesso: L'Ente conferma ufficialmente di non essere in possesso della documentazione che attesti l'assoluta certezza dell'assenza di ripercussioni sulla salute psico-fisica per i nuovi limiti.

  • Ruolo istituzionale limitato: L'Istituto chiarisce che, in materia di 5G, non svolge funzioni di organo tecnico né attività di consulenza allo Stato.

  • Competenza dei controlli: L'INAIL ribadisce che le funzioni di controllo e vigilanza sanitaria e ambientale spettano alle amministrazioni provinciali e comunali, che le esercitano attraverso le ARPA regionali.

Come mai non hanno tenuto conto dei lavoratori fuori dall'azienda o nei cantieri che potrebbero subire 8 ore di 5G a 26 GHz in 15 V/m? Un'onda millimetrica pulsata (26 GHz) ha una "natura" diversa da una vecchia antenna TV. Eppure anche il D.Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) dedica un intero Capo ai Campi Elettromagnetici (CEM). Nello specifico, il Titolo VIII (Agenti Fisici), Capo IV (Articoli dal 206 al 212). L'Articolo 209 obbliga alla Valutazione dei Rischi. Questo articolo stabilisce che il Datore di Lavoro (tra i quali il Sindaco per i dipendenti comunali, od il Preside per gli insegnanti) deve valutare tutti i rischi derivanti da esposizione a campi elettromagnetici. La valutazione deve tenere conto non solo degli effetti termici, ma anche di quelli indiretti (interferenze con apparecchiature mediche, pacemaker, ecc.) e della durata dell'esposizione. L'Articolo 210 obbliga a Prevenzione e Protezione. Se la valutazione dei rischi indica che possono essere superati i valori di azione, il datore di lavoro deve elaborare e applicare un programma di misure tecniche e organizzative volte a ridurre al minimo l'esposizione. L'Articolo 211 obbliga che i lavoratori particolarmente sensibili al rischio (donne in stato di gravidanza, portatori di impianti biostimolanti o protesi metalliche) debbano essere protetti in modo specifico. Il D.Lgs. 81/08 è un decreto generalizzato, non dà limiti (15 V/m), ma impone al Datore di Lavoro di valutare il rischio in base alle conoscenze scientifiche più recenti e alle linee guida tecniche. Con l'innalzamento a 15 V/m, si potrebbe entrare in una zona grigia. Poiché l'ISS ha scritto ufficialmente che "non possiede documentazione" sugli effetti di questo innalzamento, ed INAIL conferma ufficialmente di non essere in possesso della documentazione che attesti l'assoluta certezza dell'assenza di ripercussioni sulla salute psico-fisica per i nuovi limiti, il Datore di Lavoro non ha più una "copertura scientifica" certa.
 
Per cui io sono a casa con la fibra, senza radiazioni, se avessi il wi-fi comunque lo spengo di notte, magari schermo le finestre creando aree non inquinate in casa, poi decido anche di usare lo smartphone sul 3G e poi devo andare al lavoro. Cioè nel tragitto casa-lavoro-casa mi tocca subire l'elettrosmog cittadino dai lampioni 5G che sparano 26 GHz. Eppure durante la pandemia, il contagio avvenuto nel tragitto casa-lavoro o in ufficio era considerato infortunio sul lavoro da INAIL. Se le radiofrequenze a 26 GHz causano uno stress biologico documentabile, il principio è lo stesso. Basta ricordare che FUORI DAL Dlgs 81/08 hanno applicato tutte le disposizioni Covid, tra le quali: Mascherine, distanziamento, plexiglass, igienizzante, ingresso separato, tamponi, e, chi senza green pass (rafforzato a 3 dosi di vaccino) negazione del locale mensa ed addirittura sospensione dal lavoro senza retribuzione per proteggere tutti i dipendenti, soprattutto quelli più fragili. Mentre il Covid era un virus che poteva anche non esserci in azienda, il 5G è una realtà dimostrabile. Lì probabilmente il virus era considerato un rischio immediato. Il CEM è un rischio stocastico (cronico). Il datore di lavoro pensa che, siccome nessuno cade a terra stecchito per il 5G, il problema non esista. Eppure esiste perchè si tratta di insonnia, mal di testa, irritabilità e perdita di memoria (sintomi della Elettrosensibilità), effetti che non hanno nulla a che fare con il calore ma tutto con la bioelettricità cellulare. Cancro ed infertilità se ti va bene. Ma pensiamo sempre ai più fragili, alle donne incinte ed i portatori di pacemaker, ricordando che i dispositivi cardiaci impiantabili (AIMD) hanno soglie di interferenza elettromagnetica molto basse, spesso ben al di sotto dei 15 V/m, specialmente con le alte frequenze 26 GHz del 5G. 
 
E se INAIL non risponde, cioè passa la palla ad ARPA, ed il Governo NON aggiorna il Dlgs 81/08 (documento in divenire ed immediatamente applicabile) se un lavoratore dovesse ricondurre una patologia all'esposizione dei 26 GHz a 15 V/m, non sarà infortunio o malattia ma tutto sulle spalle del datore di lavoro. Il Medico Competente e l'RSPP devono valutare i rischi ambientali. Se l'ufficio è situato in un "hotspot" a 26 GHz, il Datore di Lavoro deve includere nel DVR (Documento Valutazione Rischi) l'esposizione ambientale esterna come aggravante del rischio interno. Deve sapere quali misure di schermatura degli edifici possono essere adottate per garantire che il fondo elettromagnetico cittadino, sommandosi a quello interno, non superi i livelli di sicurezza biologica per i lavoratori. Anche le assicurazioni private (le polizze RCO - Responsabilità Civile Operai e RCT - Responsabilità Civile Terzi) hanno clausole ferree. Se il Datore di Lavoro non ha aggiornato il DVR in modo specifico e analitico, l'assicurazione è pronta per il diniego del risarcimento danni. E se le assicurazioni hanno negato l'indennizzo per il Covid (nonostante le leggi di Stato e l'INAIL), lo faranno a maggior ragione per i 15 V/m. Infatti l'innalzamento del limite non è una "liberatoria", ma un aggravamento dell'obbligo di vigilanza. Se la Legge alza la soglia di esposizione in un contesto in cui gli organi tecnici (ISS/INAIL) ammettono di non avere studi certi, il Datore di Lavoro non può più dire "sono a norma e quindi sono a posto". Se nel DVR c'è scritto solo un generico "rispettiamo i limiti di legge dei 15 V/m" (senza misurazioni di picco o valutazione di alternative), l'assicurazione eccepirà che la valutazione del rischio è incompleta o carente. Al contrario, il D.Lgs 81/08 obbliga il datore di lavoro a valutare se quel nuovo "norma" sia compatibile con la salute specifica dei suoi dipendenti. Pensiamo a chi lavora all'esterno della ditta o fuori sede. Un'antenna può essere a norma per lo Stato, ma l'ambiente di lavoro può essere illegale per il datore di lavoro se lui non ha fatto tutto il possibile per ridurre l'esposizione (Principio ALARA - As Low As Reasonably Achievable). Senza lo "scudo" politico che c'è stato per il Covid, il datore di lavoro è nudo davanti alla magistratura civile e penale se per loro neanche un maglietta schermante è stata prevista. 
 

I datori di lavoro si sono fatti scudo del D.Lgs 81/08 per sospendere lavoratori senza Green Pass, dicendo che dovevano proteggere tutti e garantire la sicurezza sul luogo di lavoro. Come mai oggi, davanti a un aumento del 150% dei limiti elettromagnetici (da 6 a 15 V/m) e con l'ISS/INAIL che dichiara di non avere studi sulla sicurezza, il D.Lgs 81/08 è diventato un optional? Se proteggevano i fragili dal virus, dovevano proteggerli anche dai picchi di 15 V/m. Altrimenti ammettono così che la loro non era sicurezza, ma semplice obbedienza ad un ordine superiore, e che della salute reale dei loro dipendenti non gli è mai importato nulla, portando alla conclusione che la tutela della salute dei lavoratori non viene applicata a tutto ma solo dove serve per creare interessi e profitti. Perchè profitti? Perchè il 5G è stato progettato per tre pilastri che non riguardano i cittadini, per l'uso che ne facciamo noi cittadini (WhatsApp, Netflix, Social, Navigazione), il 4G+ (LTE) è già sovrabbondante. Un video in 4K richiede circa 25 Mbps ed il 4G arriva tranquillamente a 150-300 Mbps. Il 5G serve per le macchine:

  • IoT Massivo (Internet of Things): Far connettere un milione di sensori per chilometro quadrato (contatori intelligenti, lampioni, cestini della spazzatura, sensori agricoli, riconoscimento facciale).

  • Latenza Ultra-Bassa (URLLC): Fondamentale per la chirurgia a distanza e le auto a guida autonoma. Se un'auto deve frenare da sola, il segnale non può impiegare 50 millisecondi (4G), deve impiegarne 1 (5G).

  • Smart Factory: Le fabbriche automatizzate dove i robot comunicano tra loro senza cavi.

Se fossimo complottisti vedremmo un piano ben strutturato dietro. Tutti zitti e d'accordo sui rischi perchè tanto molti saranno sostituiti da robot come previsto con Industry 4.0 o Smart Workplace. Ma non lo siamo e possiamo confermare che il 5G a 26 GHz sta già entrando nelle aziende. I centri logistici di Amazon (i cosiddetti Fulfillment Centers) già ci stanno mostrando il futuro. Amazon non aspetta le Telco, se le costruisce da sola. Attraverso la sua divisione cloud (AWS - Amazon Web Services), vende alle altre aziende lo stesso sistema che usa nei suoi magazzini. In molti magazzini negli USA e in Europa, Amazon ha installato reti private a 26 GHz e 3.5 GHz. Gestiscono migliaia di robot "Proteus" e "Hercules" che spostano interi scaffali. Questi robot non possono avere "buchi" di segnale, quindi il soffitto è una distesa infinita di Small Cells. Amazon è stata al centro di polemiche per brevetti su bracciali che guidano le mani degli operai tramite vibrazioni. Per far funzionare questi sistemi, l'operaio è immerso in una rete che lo "scansiona" costantemente. La posizione di ogni lavoratore è mappata in tempo reale con una precisione chirurgica grazie alle frequenze millimetriche. Qui il limite dei 15 V/m con 26 GHz non è un dibattito teorico, è la potenza necessaria per garantire che il segnale arrivi al palmare di ogni operaio anche quando è circondato da tonnellate di metallo e scaffali. Amazon sta spingendo per le frequenze alte anche all'esterno, per i droni che effettueranno la consegna millimetrica dei suoi pacchi. I droni per le consegne hanno bisogno di una rete 5G ultra-veloce e direttiva per non schiantarsi e ad Amazon ha bisogno che le antenne "sparino" più forte per mantenere il contatto con il drone in movimento su tutta la città. Ma abbiamo anche il Piano d'Azione 5G per l'Europa dove qui si dice chiaramente che il 5G è la "spina dorsale" dell'industria. L'UE finanzia direttamente progetti di "Smart Communities" dove i 26 GHz sono testati per gestire ospedali, trasporti e fabbriche. Confindustria e Digital Innovation Hub, in Italia, spingono per l'adozione delle "Private 5G Networks". Sono reti a 26 GHz che l'azienda installa dentro il capannone. TIM, Vodafone, WindTre e i grandi vendor non vendono più solo Giga, vendono una bolla elettromagnetica privata. L'azienda non si appoggia alla rete pubblica esterna (quella dei 15 V/m in strada). La Telco installa un core network dentro l'azienda e riempie i soffitti di Small Cells. Spesso propongono i 26 GHz perché garantiscono che i dati dell'azienda restino "dentro" (le onde non escono dai muri) e non ci siano interferenze con i cellulari dei passanti. Al Mobile World Congress od alle fiere sull'automazione industriale, il 5G millimetrico (26 GHz) è presentato come l'unica soluzione per eliminare i cavi. Sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) se si cerca "Transizione 4.0" ed i bandi per le "Tecnologie Emergenti", i 26 GHz sono sempre citati come obiettivo. Huawei, Ericsson, Nokia nei loro cataloghi per le imprese vendono esplicitamente le Small Cells come l'unico modo per avere lo "Smart Workplace", cioè il monitoraggio dei dipendenti. Questa rete non serve solo per internet ma serve per il posizionamento. Le Small Cells a 26 GHz triangolano la posizione di qualsiasi oggetto (o persona con badge/smartphone) con una precisione di 10-20 centimetri. L'azienda sa quante volte sei andato in bagno, quanto tempo sei stato alla macchinetta del caffè, se ti sei mosso dalla scrivania. Tutto questo grazie al fatto che sei immersa in una rete che ti "vede" costantemente attraverso le onde radio. Perchè alla fine si cerca sempre il profitto e tu, dipendente, sei solo un costo. Facciamo un'analisi sul risparmio=guadagno dell'automazione in determinati ambienti di lavoro. Ecco l'analisi economica dettagliata della sfida tra Operaio Umano e Robot Umanoide (proiettata al 2031, tra 5 anni):

1. Costo di Acquisizione vs. Assunzione

  • Umano: Il costo di "acquisizione" è basso (annuncio, colloqui, formazione iniziale). Il vero costo inizia dal primo giorno di lavoro e dura per sempre (RAL, contributi INPS, TFR).

  • Robot: È un Capex (Capital Expenditure). Paghi tutto subito (o in leasing). Si stima che tra 5 anni un umanoide avanzato (tipo l'Optimus di Tesla o i modelli cinesi) costerà tra i 20.000€ e i 30.000€.

  • Il calcolo: In meno di un anno, il robot "costa" meno di un operaio medio italiano (che costa all'azienda circa 35.000-40.000€ l'anno tra lordo e tasse).

2. Produttività e Ammortamento (Il fattore 24/7)

  • Umano: Lavora 8 ore al giorno, ha bisogno di pause, ferie, malattie e permessi 104. In un anno lavora circa 1.600-1.700 ore.

  • Robot: Può lavorare 20 ore su 24 (4 ore per ricarica e manutenzione). Non va in ferie, non sciopera, non si stanca. In un anno produce per circa 7.000 ore.

  • Risultato: Un solo robot sostituisce tecnicamente 3 turni di operai umani. Il costo orario del robot crolla drasticamente dopo i primi 12 mesi.

3. Costi Indiretti e "Rotture di Scatole"

  • Umano: Ha bisogno di mensa, spogliatoi, riscaldamento, illuminazione a norma, assicurazioni infortuni elevate, rappresentanti sindacali e... tutela dai CEM a 15 V/m.

  • Robot: Gli basta l'elettricità e una connessione (5G o Li-Fi). Non ha bisogno di riscaldamento (anzi, lavora meglio al freddo), non ha bisogno di luce (usa sensori LiDAR/Infra) e, soprattutto, è immune al rischio biologico.

  • Il risparmio nascosto: Il datore di lavoro elimina il costo della Sorveglianza Sanitaria e le cause legali per malattie professionali.

4. Manutenzione vs. Welfare

  • Umano: Richiede aumenti salariali (inflazione), premi produzione e welfare aziendale. Se "si rompe" (infortunio), il costo per l'azienda è altissimo in termini di premi INAIL e sostituzioni.

  • Robot: Richiede un contratto di manutenzione e aggiornamenti software. Se si rompe, si cambia un pezzo o si sostituisce l'intera unità. È un "pezzo di ricambio" ammortizzabile fiscalmente.

Qui non c'è solo la tua salute in gioco, ma anche il tuo futuro e quello dei tuoi figli. OGGI TOCCA A NOI! Non è più il tempo di subire passivamente ogni cosa. E' ora di alzare la testa e far sentire la nostra voce. Seguici sul 5G--->QUI. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it, supporta il nostro lavoro QUI)