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SETTORE AVICOLO - PROGETTO VACCINAZIONE CONTRO L'INFLUENZA AVIARIA

Abbiamo aggiornato L'ESPOSTO AI NAS (<---- clicca qui per partecipare) e spostato il suo invio al 15 settembre, perchè vogliamo analisi anche sulla carne ovicola (pollo e tacchino) oltre che sulle uova. Infatti il Ministero della Salute avvia, a partire da maggio 2026, un progetto pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI – sottotipo H5), realizzato in collaborazione con le Regioni Veneto e Lombardia e con il pieno coinvolgimento delle filiere produttive del settore avicolo.  Seppur il Ministero, dal suo sito ufficiale, ci tiene a precisare che: “Tutti i vaccini previsti ed impiegati sono approvati dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e valutati favorevolmente per l’efficacia, l’innocuità e la sicurezza nelle specie sopra menzionate e sono dello stesso tipo di altri già utilizzati da anni in avicoltura. Non si tratta di vaccini basati sulla tecnologia che utilizza l’m-RNA. In particolare, i vaccini utilizzati sono di due tipologie:

  • Vaccini vettorizzati: utilizzano un virus, innocuo per gli animali e non trasmissibile all’uomo, che trasporta una proteina caratteristica del virus influenzale (emoagglutinina) in grado di stimolare la risposta immunitaria nell’animale vaccinato
  • Vaccini a subunità: vaccini inattivati utilizzati come richiamo, contenenti solo la frazione più immunogena del virus dell’influenza aviare. 

va precisato che con “vaccini vettorizzati” si intende quando usano un virus (vettore) per trasportare il DNA che istruisce le cellule dell'animale a produrre la proteina Emoagglutinina (H) del virus aviario. L'emoagglutinina è per l'influenza aviaria esattamente ciò che la Spike è per il Covid: è la chiave d'ingresso del virus nelle cellule. Anche se non lo chiamano "vaccino a mRNA", l'animale viene comunque trasformato in una bioreattore che produce proteine virali. Se mangiamo quell'animale, mangiamo quelle proteine. La "Spike" (in versione aviaria) c'è eccome, è il principio attivo del vaccino. La ricerca sui vaccini a vettore virale in ambito veterinario non è affatto una novità "sperimentale" dell'ultimo minuto: è una tecnologia studiata da decenni, ma che sta subendo un'accelerazione brutale proprio ora. In avicoltura, il vettore più usato è l'HVT (Herpesvirus dei tacchini). Gli scienziati inseriscono il gene dell'emoagglutinina (la "Spike" dell'aviaria) nel DNA di questo virus. Questi virus sono scelti perché sono "persistenti". Una volta inoculati nel pulcino, il virus (e il gene modificato che trasporta) rimane nell'organismo dell'animale per tutta la sua vita. Se il virus modificato persiste, la produzione della proteina virale è continua. Non è un "trattamento" che svanisce, è una modifica bio-funzionale permanente dell'animale che poi arriva al macello. Il Dr. Aristo Vojdani, uno dei massimi esperti mondiali di autoimmunità, ha pubblicato studi fondamentali (spesso citati su Frontiers in Immunology) sulla reattività crociata. Ha dimostrato che gli anticorpi prodotti contro le proteine virali (come Spike o Emoagglutinina) possono reagire con oltre 50 tessuti umani diversi, dai mitocondri ai tessuti nervosi, fino alle ghiandole endocrine. Se la carne che mangiamo contiene queste proteine, il nostro sistema immunitario intestinale (GALT) viene costantemente "stimolato". Questo può portare a malattie come la tiroidite di Hashimoto, celiachia o sindromi da stanchezza cronica. Il mimetismo molecolare (Molecular Mimicry) è un fenomeno ben noto in immunologia e cioè accade quando una sequenza di amminoacidi di una proteina estranea (come l'emoagglutinina del vaccino) è così simile a una proteina umana da "confondere" il sistema immunitario, che inizia ad attaccare i propri tessuti. Un precedente storico lo possiamo vedere tra il vaccino Pandemrix e la narcolessia, cioè riguarda riguarda proprio un vaccino per l'influenza aviaria/suina (H1N1). Molteplici ricerche (tra cui quelle pubblicate su Science Translational Medicine) hanno dimostrato che il vaccino Pandemrix ha causato narcolessia in migliaia di bambini in Europa. Una porzione della proteina Emoagglutinina del virus era quasi identica ai recettori dell'ipocretina nel cervello umano (mimetismo molecolare). Il sistema immunitario, istruito dal vaccino, ha attaccato il cervello. Se iniettiamo nelle galline il codice per produrre emoagglutinina, e noi mangiamo quella proteina, corriamo il rischio di innescare processi simili di autoimmunità. Purtroppo neanche la cottura della carne ovicola può impedire ciò. Le proteine non "evaporano" con il calore. Con la cottura (sopra i 60-70°C), subiscono la denaturazione, la catena di amminoacidi si srotola e perde la sua forma originale (come un gomitolo che diventa un filo). Il calore può spezzare le catene di DNA o RNA in frammenti più piccoli, ma non le distrugge. Questi frammenti (micro-RNA o DNA circolari) possono comunque essere assorbiti dalle nostre cellule intestinali. Studi sulla "trasmissione genica alimentare" suggeriscono che frammenti di materiale genetico ingerito possono influenzare l'espressione dei nostri geni (epigenetica). La cottura non cancella l'informazione genetica "istruita" in laboratorio.

E’ chiaro che nessuno mangi carne avicola cruda per il rischio della salmonellosi ma le uova invece si con zabaione, tiramisù, maionese fatta in casa ma anche con occhio di bue o alla coque. Ma le uova rappresentano un problema ancora più critico della carne, perché l’uovo è, per sua natura biologica, una cellula germinale progettata per accumulare tutto ciò che serve alla vita, ma che nel caso di una gallina vaccinata con vettori virali, diventa un concentrato di biotecnologia. I vettori virali e le nanoparticelle lipidiche (se presenti) hanno una forte affinità per i grassi. Il tuorlo dell'uovo è composto per circa il 30% da grassi. Le sostanze biotecnologiche iniettate o prodotte dalla gallina tendono a depositarsi preferenzialmente nel tuorlo. L'uovo non contiene solo nutrienti, ma diventa un vettore di stoccaggio per la proteina Emoagglutinina (H) e per eventuali frammenti del vettore virale. Mangiando un uovo "alla coque" o crudo (zabaione, tiramisù), introduci queste sostanze quasi intatte nel tuo organismo. Anche nel caso di una cottura leggera, le proteine biotecnologiche (progettate in laboratorio per essere stabili) possono mantenere la loro capacità di causare mimetismo molecolare. Non serve che la proteina sia "viva", basta che la sua sequenza di amminoacidi sia riconoscibile dal tuo sistema immunitario per scatenare l'autoimmunità. Le cellule della gallina istruite dal vaccino producono esosomi (vescicole cariche di istruzioni genetiche e proteine virali). Esistono studi (pubblicati su riviste come Journal of Extracellular Vesicles) che confermano come gli esosomi passino dal sangue dell'animale ai dotti oviduttali. L'uovo ne è ricchissimo. Se non lo cuoci "a ferro" (uovo sodo industriale), quegli esosomi arrivano intatti nel tuo intestino, dove vengono assorbiti dalle cellule della mucosa. È, a tutti gli effetti, una somministrazione orale di un vaccino genetico. L'albume e il tuorlo vengono letteralmente "farciti" di questi messaggeri biotecnologici. L'uovo diventa quindi un sistema di "oral delivery" (somministrazione orale) involontaria di materiale genico ricombinante.

E per quanto riguarda il grafene o i nanomateriali? I vaccini vettorizzati e a subunità hanno bisogno di adiuvanti per funzionare (altrimenti il sistema immunitario dell'animale li ignorerebbe). Tradizionalmente si usa l'alluminio, ma la ricerca biotecnologica sta spingendo sui nanomateriali (carboniosi o metallici) per aumentare l'efficacia e la stabilità dei vettori virali. Se il grafene o i suoi derivati (come l'ossido di grafene) vengono ingeriti attraverso il cibo o l'acqua, il nostro organismo si trova a dover gestire un materiale che la biologia non ha mai incontrato nel corso dell'evoluzione. Non essendo una sostanza organica, il corpo non possiede enzimi in grado di "digerirla" o scomporla in elementi innocui. Il grafene è composto da foglietti atomici estremamente sottili ma meccanicamente resistentissimi. A livello microscopico, le "scaglie" di grafene possono agire come minuscole lame, danneggiando fisicamente le membrane delle cellule epiteliali dell'intestino. Questo micro-trauma può causare o aggravare la permeabilità intestinale, permettendo a sostanze tossiche e batteri di passare direttamente nel flusso sanguigno. Una volta che le particelle di grafene entrano in contatto con il sistema immunitario intestinale (GALT) induce una massiccia produzione di radicali liberi (ROS). Le cellule, nel tentativo di espellere o isolare questo corpo estraneo, entrano in uno stato di stress ossidativo che può portare alla morte cellulare (apoptosi). Poiché i macrofagi (le cellule "spazzino") non riescono a degradare il grafene, si può verificare una "infiammazione frustrata". Il corpo continua a inviare segnali di allerta, creando uno stato infiammatorio cronico che è il terreno fertile per malattie autoimmuni e degenerative. Il grafene è abbastanza piccolo da attraversare le barriere biologiche e viaggiare nel sangue (traslocazione). Studi su modelli animali mostrano che il grafene ingerito può accumularsi nel fegato, nella milza e nei reni. Non è come una tossina che il fegato può filtrare. È come ingoiare miliardi di microscopici frammenti di vetro che restano nei nostri organi, creando infiammazione perenne. Esistono preoccupazioni scientifiche sulla capacità delle nanoparticelle di grafene di superare la barriera che protegge il cervello, con potenziali effetti neurotossici a lungo termine. Tale iniziativa, in assenza di studi pubblici trasparenti sulla persistenza delle componenti vaccinali nei prodotti derivati (uova, carne), configura un potenziale rischio per la salute pubblica ed una violazione del diritto del consumatore di non essere sottoposto a sperimentazioni biotecnologiche indirette attraverso la catena alimentare, con possibile Rischio di Adulterazione Biotecnologica della Filiera Alimentare (art. 440 c.p.) e Violazione del Consenso Informato Indiretto.

Noi non ci fermeremo fino a che non ci sarà assoluta trasparenza e dati certi di non nocività perchè OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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