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Non ti distrai per caso, ti distraggono. Ecco come funziona davvero

1 - La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali" (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”). Questo è uno dei punti del decalogo scritto da Sylvain Timsit nel 2002, uno scrittore francese il quale ha scritto "Fine programmata della democrazia: l’ha deciso l’élite".

Quindi cosa sta succedendo nel "Mondo del Dissenso"? Che ormai quasi tutti i canali di "controinformazione" danno decine e decine di notizie pressochè inutili, cioè fuori dalla portata del cittadino che, investe tempo e sentimenti, ma che non potrà mai personalmente risolvere. In più la maggior parte ha chiuso anche i commenti, quindi anche la discussione oppure l'approfondimento. Ti prendi la notizia per quello che è. Se Putin deciderà di lanciare le bombe atomiche, c'è ben poco che ognuno di noi possa fare ma intanto resta la discussione e la paura, come l'incertezza del futuro. Ed intanto che vai a cercare un tutorial su come costruire un bunker in casa, non guardi ai veri problemi che ti attanagliano e che potresti anche risolvere. E' un continuo poi di notizie, la maggior parte senza fonte attendibile, che riguardano gli USA, il Canada, l'Australia, adesso va di moda il Giappone, e l'Inghilterra. TUTTI AL DI FUORI DELL'EU, quindi legislativamente irrilevanti. Quello che succede lì importa forse solo a livello politico e mediatico ma nulla più. E mentre si parla, si parla, si parla sui social, nulla si compiccia. Nessun problema viene realmente risolto. Con l'utilizzo poi di foto e video AI sarà facilissimo far credere ogni cosa, un po' come quei video dei cani che salvano i neonati dalla tigre arrivata in giardino. 

In più i social hanno pesantemente contribuito a distrarre le persone, che sentono ultimamente un'accelerazione del tempo quando invece gli viene proprio rubata la cosa più inestimabile che abbiamo, il nostro tempo. Una volta perso nessuno potrà mai restituircelo. Quando si dice che “l’attenzione è diventata una risorsa economica”, significa proprio che il tuo tempo e la tua concentrazione sono diventati beni commerciabili, su cui le aziende tecnologiche basano una parte enorme del loro profitto.

L’economia dell’attenzione cos’è? È un concetto formulato già negli anni ’70 (Herbert A. Simon), secondo cui in un mondo sovraccarico di informazioni, il bene più scarso non è l’informazione, ma l’attenzione umana. Con l’avvento dei social media, questa idea è diventata il modello di business dominante: le piattaforme (Facebook, YouTube, TikTok, Instagram, X, ecc.) non vendono contenuti a te, ma vendono te (la tua attenzione) agli inserzionisti.

In pratica:

• Più tempo passi sulla piattaforma → più dati generi → più pubblicità può esserti mostrata → più valore economico per la piattaforma.

• Quindi, ogni minuto della tua attenzione è una unità monetizzabile.

I video brevi poi sono diventati peggio di una droga. Ammettetelo che anche voi avete aperto TikTok o Facebook o YouTube per “due minuti” e vi siete ritrovati, quaranta video dopo, a guardare un tizio che costruisce un mini-camino per il suo criceto, oppure degli indiani che costruiscono piscine nel fango o ricette improponibili ma che vuoi fare domani e mai farai? Tranquilli, non siete voi il problema. È tutto progettato così. Benvenuti nell’economia dell’attenzione, un mondo dove il vostro tempo vale più dell’oro ma lo regalate gratis. Ogni scroll è un centesimo. Ogni notifica, un amo. Ogni volta che pensate “solo un altro video”, qualcuno da qualche parte guadagna soldi veri. I social non sono “gratuiti”: li paghi con la cosa più preziosa che hai — la tua concentrazione. Hai mai notato che i feed non finiscono mai? Che i like arrivano a caso? Che ogni contenuto è pensato per farti dire “ancora uno”? Non è un caso se TikTok non ha il pulsante ‘fine’. Ogni swipe è una monetina nella slot machine della finta gratificazione. Non è un errore, è ingegneria. Sono meccanismi pensati per non farti smettere. Gli psicologi li chiamano “ricompense intermittenti” ed ogni nuovo post, ogni notifica, può contenere una piccola gratificazione ed il cervello, in cambio, ti chiede un altro scroll. Psicologia applicata al business. Siamo tutti topolini in un esperimento di dopamina continua, e lo facciamo pure col sorriso. È la stessa dinamica che rende difficile smettere di giocare d’azzardo e le piattaforme non sono neutrali, sono costruite per massimizzare la permanenza con:

INFINITE SCROLLS: il contenuto non finisce mai, come un nastro continuo

NOVELTY EFFECT: nuovi stimoli visivi, notizie, video

LIKE E NOTIFICHE: ricompense sociali intermittenti

ALGORITMI PERSONALIZZATI: ti mostrano ciò che mantiene alta la tua attenzione

STIMOLI EMOTIVI: contenuti che suscitano rabbia, paura, curiosità (anche Sylvain Timsit diceva nel suo decalogo che "Sfruttare l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette d'aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti…")

Nel modello classico, tu paghi un servizio con denaro. Nel modello digitale, tu “paghi” con il tuo tempo e i tuoi dati. Ogni visualizzazione, clic o secondo passato su una piattaforma viene trasformato in valore pubblicitario. Per esempio 10 milioni di utenti passano 1 ora al giorno su TikTok → miliardi di impression pubblicitarie → ricavi enormi (spesso superiori a quelli di interi settori industriali). Ma il costo sociale è la distrazione cronica, la riduzione della capacità di attenzione, e il tempo sottratto ad altre attività (studio, riflessione, relazioni reali). Il tempo che dedichi ad un contenuto è ciò che ha valore economico. In altre parole non sei il cliente, TU sei il prodotto. E' questa la nuova MONETA DIGITALE, non le transazioni sui bancomat od i bitcoin. 

Il prezzo non è solo qualche ora sprecata, è la nostra capacità di attenzione profonda. Facci caso, facciamo sempre più fatica a leggere un articolo lungo, a concentrarci su un libro, o anche solo a restare in silenzio senza cercare stimoli. La distrazione è diventata la norma. E la concentrazione, un lusso. Questa dinamica non è casuale. Come spiegava Guy Debord ne La società dello spettacolo, viviamo immersi in un mondo di immagini e stimoli progettati per sostituire la realtà vissuta con la sua rappresentazione spettacolare. La distrazione non è un effetto collaterale, è una forma di controllo dolce, una “pacificazione estetica” che ci mantiene impegnati a consumare senza agire. A questa visione si aggiunge la critica di Neil Postman in Amusing Ourselves to Death (1985): la televisione — ed oggi i social — hanno trasformato il discorso pubblico in intrattenimento, svuotando di senso il dibattito civile. Nell’era dell’infinite scroll, ciò che conta non è la verità, ma la capacità di trattenere lo sguardo. Il risultato è una nuova forma di alienazione: non più solo economica, ma cognitiva. Il tempo frammentato, la perdita di concentrazione, l’incapacità di restare immersi in un pensiero lungo. Siamo, per citare Jonathan Crary, “soggetti in veglia continua”, incapaci di sottrarci alla stimolazione incessante del mercato digitale.

Secondo diversi studi di neuroscienze e sociologia dei media, viviamo in un “capitalismo dell’attenzione”, cioè un sistema dove ogni istante del nostro tempo viene conteso, progettato, analizzato, monetizzato con il placido assenso delle masse. Ed adesso capisco anche perchè i nostri contenuti non piacciono, escono dallo schema di gratificazione o spettacolarizzazione e sono come docce fredde. Vi costringiamo a leggere e studiare. Vi chiediamo concentrazione per voi stessi. Una crescita interiore ed un cambiamento di cattive abitudini. Vi sbattiamo in faccia la verità. Noi siamo un centro di recupero per tossicodipendenti ma devono venire spontaneamente e non vogliono. Mentre si cerca di evadere con discussioni gratificanti, ad esempio incolpando i Governi Mondiali di non salvare i bambini di Gaza, non si guarda che succede proprio sotto il naso. Non si vuole affrontare la realtà, non si vuole assumere impegno e responsabilità, non si vogliono risolvere i problemi. Molte persone non vogliono conoscere la verità. Vogliono solo essere costantemente rassicurate che quello in cui credono sia la verità ed allora si continuano a portare avanti personaggi del Dissenso che cullano con fuffa baruffa ma che tengono alta la dopamina. Molte persone tendono a preferire la coerenza cognitiva. Mettere in discussione le proprie convinzioni fondamentali crea una sensazione spiacevole chiamata dissonanza cognitiva. Per evitare questo disagio, la mente preferisce la rassicurazione e la conferma piuttosto che l'esplorazione obiettiva della verità. Le credenze forniscono un senso di ordine, identità e sicurezza nel mondo. Sentirsi dire che si ha ragione è confortante e spesso le credenze popolari sono legate all'appartenenza a un gruppo (politico, religioso, sociale). Accettare una verità scomoda potrebbe significare allontanarsi dal proprio gruppo sociale e perdere quel senso di appartenenza. Analizzare criticamente nuove informazioni e cambiare idea richiede uno sforzo mentale considerevole. È più facile accettare passivamente ciò che conferma il proprio punto di vista, seppur intimamente consapevoli che la vera libertà non è “avere accesso a tutto”, ma decidere da chi non farsi catturare. 

Eppure una via d’uscita esiste. Non consiste nel fuggire dalla tecnologia, ma nel riappropriarsi del proprio tempo mentale. Nel recuperare spazi di silenzio, di lettura profonda, di attenzione consapevole. Nel riconoscere che ogni notifica è una richiesta d’attenzione, e che l’atto più sovversivo oggi può essere semplicemente ignorare. Non serve fuggire dai social o vivere offline. Serve consapevolezza. Significa disattivare le notifiche inutili, scegliere contenuti di qualità, ritagliarsi spazi di silenzio digitale od incontrarsi dal vivo. Significa ricordare che ogni volta che apriamo un’app, stiamo scegliendo a chi regalare il nostro tempo.

Perché alla fine, il bene più prezioso del XXI secolo non è il petrolio, né l’oro, né i dati. È l’attenzione umana e difenderla è forse l’atto più rivoluzionario che ci resta.

Siate sempre consapevoli, usate il pensiero critico, solo così sarete davvero liberi

Alessandra Ghisla

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