L'IDENTITA' DIGITALE PUO' ESSERE OBBLIGATORIA?
Cita da Alessandra Ghisla su 10 Febbraio 2026, 12:49
In Italia quali sono le identità digitali principali?
1. SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) è il più diffuso. Funziona con:
• username
• password
• un secondo controllo (codice via app o SMS)
2. CIE (Carta d’Identità Elettronica) può essere usata anche online con:
• la carta fisica
• il PIN
• uno smartphone o un lettore NFC
Il cittadino è lo STATO DI DIRITTO finchè esercita e tutela i suoi diritti ed ha il dovere civico di intervenire se riscontra dei possibili abusi, anche dalla Pubblica Amministrazione oppure dai termini di Leggi che sembrerebbero non conformi. In uno Stato di diritto vale questo principio: "Nessun cittadino può essere escluso dall’accesso ai servizi pubblici perché non usa strumenti digitali" quindi né SPID, né CIE usata online, né smartphone, né app. Il digitale deve essere un’opzione, non un obbligo assoluto e deve semplificare la vita al cittadino ma non può sostituirsi completamente al rapporto tra PA e cittadini.
Il quadro europeo dell’identità digitale (e-ID)
L’UE sta implementando il cosiddetto European Digital Identity Wallet (portafoglio digitale europeo), che sarà disponibile per tutti i cittadini, residenti e imprese entro la fine del 2026. Questo è un sistema pubblico e interoperabile di identità digitale riconosciuto in tutta l’Unione, pensato per accedere sia ai servizi pubblici sia a quelli privati (come pagamenti o contratti) in modo sicuro e controllato.
Importante dal punto di vista dei diritti sociali e di accesso: Il Parlamento europeo ha ribadito che l’uso di questi portafogli digitali non deve essere obbligatorio per l’accesso ai servizi pubblici, e che gli Stati membri devono garantire soluzioni alternative non discriminatorie per chi non può o non vuole usarli (ad esempio servizi di autenticazione offline, sportelli, deleghe ecc.).
Come fanno altri Paesi europei?
Estonia — uno dei modelli più avanzati
L’Estonia ha uno dei sistemi di identità digitale più completi in Europa da oltre 15 anni (e-ID). Tutti i cittadini hanno un’identità elettronica basata sulla carta d’identità con chip, che consente di accedere a servizi pubblici e privati, firmare documenti digitalmente e interagire con la burocrazia senza sportelli fisici. Questo e-ID non è l’unica strada: gli sportelli e servizi tradizionali continuano ad esistere per chi non può o non vuole usarlo.
Polonia
La Polonia ha sviluppato un’app chiamata mObywatel la quale permette l’accesso a diversi servizi pubblici e mostrare documenti digitali. L’identità digitale si basa su verifiche iniziali (banca, documento fisico ecc.). Il sistema è volontario e abbinato a servizi digitali, senza eliminare le opzioni “offline” per chi preferisce o ne ha bisogno.
Austria
L’Austria ha un sistema digitale centralizzato di eID per identificare i cittadini nei servizi pubblici. Pur essendo molto efficiente, mantiene forme tradizionali di identificazione e permette alle persone di scegliere la modalità d’accesso più adatta.
Cosa dice l’UE sulle alternative non digitali
Secondo le proposte legislative europee aggiornate sulla European Digital Identity:
✔ L’identità digitale non può essere imposta in modo tale da escludere chi non la usa dalla fruizione dei servizi.
✔ Gli Stati membri devono mantenere alternative non discriminatorie (come canali tradizionali o altri metodi di autenticazione).
✔ Le regole non escludono strumenti “legacy” (ad es. chiavi hardware, smart card, lettori ecc.) oltre alla wallet UE.
Questo significa, in linea di principio, che l’accesso ai servizi pubblici non deve dipendere esclusivamente da una identità digitale, e che devono esistere alternative reali e praticabili (sportelli fisici, sistemi di autenticazione non wallet ecc.).
In sintesi: come funziona in Europa
🟢 Identità digitale continua a crescere
• Tutti i Paesi UE stanno implementando sistemi di identità digitale conformi alla direttiva eIDAS, interoperabili tra Stati membri.
• L’obiettivo è che un cittadino italiano possa usare la propria identità digitale anche in Francia, Germania o Spagna e viceversa.
🟡 Ma l’UE vuole garanzie di inclusione
• La normativa europea richiede che chi non vuole o non può usare l’identità digitale non sia escluso dai servizi.
🔴 La pratica dipende dai singoli Paesi
• In alcuni Stati (come l’Estonia) il digitale è molto integrato ma non esclusivo.
• In altri può esserci una spinta forte verso l’uso digitale senza attenzione concreta alle alternative — motivo per cui il quadro europeo è così importante come protezione dei diritti.
Conclusione
In tutta l’Unione Europea:
✔ Si sta costruendo un’identità digitale comune (il portafoglio europeo).
✔ Le istituzioni europee richiedono che non si perda accesso ai servizi per chi non usa strumenti digitali.
✔ L’esperienza dei Paesi (come Estonia, Austria, Polonia ecc.) mostra che è possibile utilizzare sistemi digitali senza eliminare completamente le alternative “offline”.
In Italia invece il D.Lgs. 76/2020 (noto come Decreto Semplificazioni) è un tassello fondamentale perché ha impresso una spinta decisa alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, rendendo certi strumenti non più facoltativi, ma obbligatori ma:1. Libertà di possesso vs. Necessità d'usoIl cittadino è libero di non attivare lo SPID o di non richiedere la CIE (finché non scade la vecchia carta d'identità cartacea), ma senza di essi si trova de facto escluso dalla maggior parte dei rapporti diretti con lo Stato.
- Servizi Online: Non puoi accedere al sito dell'INPS, dell'Agenzia delle Entrate, al Fascicolo Sanitario Elettronico o alla piattaforma per le firme digitali (di cui parlavamo per l'esposto) senza CD (Identità Digitale).
- Servizi Fisici: Per molti servizi allo sportello è ormai richiesta la prenotazione obbligatoria tramite portali che richiedono SPID/CIE.
2. Cosa dice il D.Lgs. 76/2020 (Decreto Semplificazioni)Il decreto ha stabilito che dal 28 febbraio 2021 le PA non possono più rilasciare o rinnovare credenziali proprie (vecchi username e password).
- L'obbligo è lato PA: gli uffici pubblici devono integrare i sistemi di identificazione unici. Se non lo fanno, commettono un'omissione nel percorso di digitalizzazione previsto dal Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD).
3. Il Diritto alla Cittadinanza DigitalePiù che di un "obbligo", il legislatore parla di un Diritto alla Cittadinanza Digitale.
- Secondo il CAD, il cittadino ha il diritto di partecipare al procedimento amministrativo per via telematica.
- Il paradosso: Per esercitare questo diritto e per godere della trasparenza (come vedere chi accede ai tuoi dati sanitari), l'uso della CIE o dello SPID diventa lo strumento indispensabile.
4. La CIE come documento d'identitàMentre lo SPID è un servizio che puoi scegliere di non avere, la CIE è il documento d'identità ufficiale dello Stato Italiano. Al momento del rinnovo del vecchio documento, il Comune ti rilascerà obbligatoriamente la versione elettronica. Una volta in possesso della tessera, hai tecnicamente già in mano la tua identità digitale (basta avere il PIN e il lettore NFC del telefono).Quali alternative dovrebbero esistere (e formalmente esistono ma vengono negate)
1️⃣ Accesso fisico agli sportelli
Il cittadino deve poter:
• andare di persona (Comune, ASL, INPS, ecc.)
• identificarsi con documento cartaceo o CIE fisica
• svolgere la pratica con un operatore
Questo è essenziale per:
• anziani
• persone fragili
• chi non ha competenze digitali
2️⃣ Delega a terzi
È un’altra alternativa fondamentale:
• delega a un familiare
• CAF / patronato
• intermediari abilitati
Il cittadino non usa identità digitale, ma non perde diritti.
3️⃣ Canali non digitali
Per alcune pratiche dovrebbero restare:
• moduli cartacei
• PEC / posta
• appuntamenti su prenotazione senza ID
La legge parla di “multicanalità” non solo online, ma anche online.
Il problema reale
Negli ultimi anni è successo questo:
• molti servizi sono diventati “solo SPID/CIE”
• gli sportelli sono stati ridotti e c'è l'obbligo di prenotazione tramite ID
• le alternative esistono sulla carta, non sempre nella realtà
Questo crea una gravissima condizione di pregiudizio di fatto, anche se non dichiarata.
Come sempre poi il nostro gruppo non solo analizza il problema, contesta gli abusi, spinge per esercitare i diritti ma offre anche soluzioni e suggerimenti. Ma di questo ne parleremo in maniera specifica con il successivo "Kit di Resistenza Analogica sull'Obiezione alla Cittadinanza Digitale".
SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI
Alessandra Ghisla
(Questo topic è di proprietà intellettuale dell'autore che ne permette condivisione ma con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it)

In Italia quali sono le identità digitali principali?
1. SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) è il più diffuso. Funziona con:
• username
• password
• un secondo controllo (codice via app o SMS)
2. CIE (Carta d’Identità Elettronica) può essere usata anche online con:
• la carta fisica
• il PIN
• uno smartphone o un lettore NFC
Il cittadino è lo STATO DI DIRITTO finchè esercita e tutela i suoi diritti ed ha il dovere civico di intervenire se riscontra dei possibili abusi, anche dalla Pubblica Amministrazione oppure dai termini di Leggi che sembrerebbero non conformi. In uno Stato di diritto vale questo principio: "Nessun cittadino può essere escluso dall’accesso ai servizi pubblici perché non usa strumenti digitali" quindi né SPID, né CIE usata online, né smartphone, né app. Il digitale deve essere un’opzione, non un obbligo assoluto e deve semplificare la vita al cittadino ma non può sostituirsi completamente al rapporto tra PA e cittadini.
Il quadro europeo dell’identità digitale (e-ID)
L’UE sta implementando il cosiddetto European Digital Identity Wallet (portafoglio digitale europeo), che sarà disponibile per tutti i cittadini, residenti e imprese entro la fine del 2026. Questo è un sistema pubblico e interoperabile di identità digitale riconosciuto in tutta l’Unione, pensato per accedere sia ai servizi pubblici sia a quelli privati (come pagamenti o contratti) in modo sicuro e controllato.
Importante dal punto di vista dei diritti sociali e di accesso: Il Parlamento europeo ha ribadito che l’uso di questi portafogli digitali non deve essere obbligatorio per l’accesso ai servizi pubblici, e che gli Stati membri devono garantire soluzioni alternative non discriminatorie per chi non può o non vuole usarli (ad esempio servizi di autenticazione offline, sportelli, deleghe ecc.).
Come fanno altri Paesi europei?
Estonia — uno dei modelli più avanzati
L’Estonia ha uno dei sistemi di identità digitale più completi in Europa da oltre 15 anni (e-ID). Tutti i cittadini hanno un’identità elettronica basata sulla carta d’identità con chip, che consente di accedere a servizi pubblici e privati, firmare documenti digitalmente e interagire con la burocrazia senza sportelli fisici. Questo e-ID non è l’unica strada: gli sportelli e servizi tradizionali continuano ad esistere per chi non può o non vuole usarlo.
Polonia
La Polonia ha sviluppato un’app chiamata mObywatel la quale permette l’accesso a diversi servizi pubblici e mostrare documenti digitali. L’identità digitale si basa su verifiche iniziali (banca, documento fisico ecc.). Il sistema è volontario e abbinato a servizi digitali, senza eliminare le opzioni “offline” per chi preferisce o ne ha bisogno.
Austria
L’Austria ha un sistema digitale centralizzato di eID per identificare i cittadini nei servizi pubblici. Pur essendo molto efficiente, mantiene forme tradizionali di identificazione e permette alle persone di scegliere la modalità d’accesso più adatta.
Cosa dice l’UE sulle alternative non digitali
Secondo le proposte legislative europee aggiornate sulla European Digital Identity:
✔ L’identità digitale non può essere imposta in modo tale da escludere chi non la usa dalla fruizione dei servizi.
✔ Gli Stati membri devono mantenere alternative non discriminatorie (come canali tradizionali o altri metodi di autenticazione).
✔ Le regole non escludono strumenti “legacy” (ad es. chiavi hardware, smart card, lettori ecc.) oltre alla wallet UE.
Questo significa, in linea di principio, che l’accesso ai servizi pubblici non deve dipendere esclusivamente da una identità digitale, e che devono esistere alternative reali e praticabili (sportelli fisici, sistemi di autenticazione non wallet ecc.).
In sintesi: come funziona in Europa
🟢 Identità digitale continua a crescere
• Tutti i Paesi UE stanno implementando sistemi di identità digitale conformi alla direttiva eIDAS, interoperabili tra Stati membri.
• L’obiettivo è che un cittadino italiano possa usare la propria identità digitale anche in Francia, Germania o Spagna e viceversa.
🟡 Ma l’UE vuole garanzie di inclusione
• La normativa europea richiede che chi non vuole o non può usare l’identità digitale non sia escluso dai servizi.
🔴 La pratica dipende dai singoli Paesi
• In alcuni Stati (come l’Estonia) il digitale è molto integrato ma non esclusivo.
• In altri può esserci una spinta forte verso l’uso digitale senza attenzione concreta alle alternative — motivo per cui il quadro europeo è così importante come protezione dei diritti.
Conclusione
In tutta l’Unione Europea:
✔ Si sta costruendo un’identità digitale comune (il portafoglio europeo).
✔ Le istituzioni europee richiedono che non si perda accesso ai servizi per chi non usa strumenti digitali.
✔ L’esperienza dei Paesi (come Estonia, Austria, Polonia ecc.) mostra che è possibile utilizzare sistemi digitali senza eliminare completamente le alternative “offline”.
- Servizi Online: Non puoi accedere al sito dell'INPS, dell'Agenzia delle Entrate, al Fascicolo Sanitario Elettronico o alla piattaforma per le firme digitali (di cui parlavamo per l'esposto) senza CD (Identità Digitale).
- Servizi Fisici: Per molti servizi allo sportello è ormai richiesta la prenotazione obbligatoria tramite portali che richiedono SPID/CIE.
- L'obbligo è lato PA: gli uffici pubblici devono integrare i sistemi di identificazione unici. Se non lo fanno, commettono un'omissione nel percorso di digitalizzazione previsto dal Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD).
- Secondo il CAD, il cittadino ha il diritto di partecipare al procedimento amministrativo per via telematica.
- Il paradosso: Per esercitare questo diritto e per godere della trasparenza (come vedere chi accede ai tuoi dati sanitari), l'uso della CIE o dello SPID diventa lo strumento indispensabile.
Quali alternative dovrebbero esistere (e formalmente esistono ma vengono negate)
1️⃣ Accesso fisico agli sportelli
Il cittadino deve poter:
• andare di persona (Comune, ASL, INPS, ecc.)
• identificarsi con documento cartaceo o CIE fisica
• svolgere la pratica con un operatore
Questo è essenziale per:
• anziani
• persone fragili
• chi non ha competenze digitali
2️⃣ Delega a terzi
È un’altra alternativa fondamentale:
• delega a un familiare
• CAF / patronato
• intermediari abilitati
Il cittadino non usa identità digitale, ma non perde diritti.
3️⃣ Canali non digitali
Per alcune pratiche dovrebbero restare:
• moduli cartacei
• PEC / posta
• appuntamenti su prenotazione senza ID
La legge parla di “multicanalità” non solo online, ma anche online.
Il problema reale
Negli ultimi anni è successo questo:
• molti servizi sono diventati “solo SPID/CIE”
• gli sportelli sono stati ridotti e c'è l'obbligo di prenotazione tramite ID
• le alternative esistono sulla carta, non sempre nella realtà
Questo crea una gravissima condizione di pregiudizio di fatto, anche se non dichiarata.
Come sempre poi il nostro gruppo non solo analizza il problema, contesta gli abusi, spinge per esercitare i diritti ma offre anche soluzioni e suggerimenti. Ma di questo ne parleremo in maniera specifica con il successivo "Kit di Resistenza Analogica sull'Obiezione alla Cittadinanza Digitale".
SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI
Alessandra Ghisla
(Questo topic è di proprietà intellettuale dell'autore che ne permette condivisione ma con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it)
