LE TECNICHE DI BOICOTTAGGIO DELLA RESISTENZA - L'ILLUSIONISMO GIURIDICO CONTROLLATO
Cita da Alessandra Ghisla su 17 Maggio 2026, 17:30
Nel mondo del dissenso sta avvenendo un fenomeno preoccupante che vale la pena di analizzare, l'illusionismo giuridico controllato, cioè si tratta di una strategia di neutralizzazione del dissenso che non agisce per contrapposizione (forza contro forza), ma per assorbimento e deviazione. Non importa che sia per incompetenza oppure intenzionalmente voluta, perchè è un danno in entrambi i modi. Oggi poi con l'aiuto dell'AI ognuno si sente in grado di produrre documenti giuridici ma la realtà è che l'AI non sa se la legge che sta citando si applica davvero a quel caso specifico con probabilità di successo, né può prevedere le conseguenze reali di un atto sulla vita di una persona. Se poi l'AI, con gli algoritmi che si creano con il suo interlocutore, viene nutrito con premesse sbagliate o con le "fantasie giuridiche" del web, confezionerà semplicemente una fuffa legalese impacchettata meglio, rendendola ancora più pericolosa perché apparentemente credibile. L'intelligenza artificiale è come una calcolatrice ultra-veloce per le parole e può macinare codici, formattare testi in "legalese" e sputare fuori moduli in tre secondi. Ma l'AI non ha una caratteristica che appartiene solo al professionista umano cioè la comprensione strategica della realtà e del contesto. L'AI deve rimanere un assistente, quindi un ottimo strumento per riassumere, strutturare le dispense, velocizzare la ricerca o formattare una bozza. Ma la regia, la logica, l'analisi critica e la decisione finale devono rimanere saldamente nelle mani del professionista umano che ha studiato la materia.
Il documento in alto ci aiuta proprio a capire i bias e gli errori macroscopici che possono essere visti solo da un serio e preparato professionista. A pagina 1, il modulo pretende che il veterinario della ASL, prima di vaccinare, consegni all'allevatore: "La prova materiale dell'esistenza del Capripoxvirus, in vitro"; "La documentazione relativa al suo isolamento/purificazione"; "La documentazione che comprovi il nesso causale [...]" e già qui si cerca di acquisire il consenso a quelli secondo cui i virus non esistono perché non sarebbero mai stati "isolati secondo i postulati di Koch". In soldoni chi asserisce che i virus non siano mai esistiti e teoria che girava nei gruppi del dissenso al tempo del Covid-19. Ma non è questo il punto, cioè credere o non credere ai virus ma un medico veterinario della ASL è un pubblico ufficiale esecutore. Non è un ricercatore di laboratorio, né il titolare dell'autorizzazione in commercio del farmaco (AIC) rilasciata dall'EMA o dal Ministero della Salute. Pretendere che un funzionario sul campo consegni studi di virologia molecolare come prerequisito per l'adempimento di un piano di profilassi è un'assurdità giuridica totale. in più presentare un modulo privato che dice "firma qui che ti assumi la responsabilità" è giuridicamente nullo e privo di senso perchè la responsabilità non si "negozia" con un foglietto privato prima di un atto d'ufficio. Ma anche qui tra il "danno da vaccino ed il risarcimento in ogni caso in 5 anni" puzza tanto di occhiolino ai novax e non per un'azione davvero concreta ed efficace. Sembra scritta per piacere ed avere consenso, non per essere utile davvero perchè quando un veterinario della ASL si presenta per eseguire un protocollo sanitario, non sta agendo come un privato cittadino che stipula un contratto economico con te. Sta esercitando una funzione pubblica vincolata ordinata da un provvedimento superiore (il Decreto Ministeriale, l'Ordinanza del Sindaco o del Governatore) ed il pubblico ufficiale ha il dovere d'ufficio di eseguire l'atto. Non solo non firmerà mai quel modulo finto, ma la legge lo tutela. Se tu gli impedisci di agire perché pretendi la firma su quel foglio, passi istantaneamente dalla parte del torto e rischi una serie di denunce.
Magari tutto questo fa sentire l'allevatore "scaltro" e protetto, convinto di aver incastrato la ASL citando gli articoli 27 e 28 della Costituzione (messi lì a sproposito solo per fare scena). Se l'allevatore usa questo modulo per impedire le vaccinazioni (perché il veterinario non firma le sue assurde richieste), non sta esercitando un diritto ma sta commettendo dei reati gravissimi. Infatti se l'allevatore presenta questo foglio durante un controllo sanitario, il veterinario non firmerà nulla, verbalizzerà il rifiuto dell'allevatore di sottoporre il bestiame alla profilassi obbligatoria e farà scattare le sanzioni, il blocco della movimentazione della stalla (l'allevatore non potrà più vendere né latte né carne) e la denuncia alla Procura. Il cittadino si ritroverà l'azienda fallita ed i bovini sequestrati, mentre il "guru" del web che ha partorito questo modulo sarà comodamente seduto a casa sua a contare le visualizzazioni sul suo canale social. Infatti è stato fatto un video, che è andato virale, fatto passare come una vittoria del popolo mentre non era altro che una ritirata strategico-burocratica. La veterinaria arriva in un'azienda isolata in montagna e si trova davanti un comitato d'accoglienza (il tizio che filma più "altri uomini un po' più giù"). In termini di sicurezza sul lavoro, quella è una situazione di potenziale ostilità ambientale ed un pubblico ufficiale non è tenuto a subire imboscate o provocazioni registrate. Non esiste nessuna legge nell'ordinamento italiano od europeo che obblighi un medico veterinario o un pubblico ufficiale a firmare un "modulo di rifiuto" inventato da un privato cittadino. La veterinaria, semplicemente, non avendo la forza pubblica al seguito in quel momento, ha congelato l'atto. Se ne va non perché il modulo sia valido, ma perché la procedura prevede che in caso di resistenza si ritorni scortati. Quello è un documento agghiacciante per l'irresponsabilità con cui è stato scritto perchè per l'allevatore (il proprietario della stalla) si potrebbe aprire un baratro legale ed economico devastante. Ecco cosa rischia concretamente:
1. Denuncia Penale per Resistenza a Pubblico Ufficiale (Art. 337 c.p.)
Il veterinario dell'ASL è a tutti gli effetti un Pubblico Ufficiale. Impedire l'esecuzione di un atto d'ufficio (la profilassi o il controllo sanitario) attraverso l'ostruzionismo, la pressione psicologica di un modulo intimidatorio e la presenza di un gruppo di persone configura il reato di resistenza o di Interruzione di un ufficio o servizio pubblico (Art. 340 c.p.). La ASL procederà quasi certamente a sporgere denuncia d'ufficio alla Procura della Repubblica.
2. Il "Blocco Storico" dell'Allevamento (Danno economico immediato)
Questo è il colpo mortale per un'azienda zootecnica. Il rifiuto di sottoporre il bestiame ai controlli o alle vaccinazioni obbligatorie fa scattare l'immediato sequestro sanitario cautelativo dell'allevamento e il blocco totale della movimentazione.
L'allevatore non potrà più vendere un singolo litro di latte.
Non potrà vendere i vitelli o mandare i capi al macello.
L'azienda viene "congelata" commercialmente a tempo indeterminato finché la situazione sanitaria non viene sanata. Per un'azienda agricola, significa il fallimento nel giro di poche settimane.
3. Sanzioni Amministrative pecuniarie altissime
Le violazioni delle norme di polizia veterinaria e l'inosservanza delle disposizioni sulla biosicurezza (regolate oggi dal rigido Animal Health Law - Regolamento UE 2016/429) comportano sanzioni amministrative che partono da diverse migliaia di euro per ogni capo non controllato o per la mancata collaborazione con l'autorità.
4. Abbattimento coatto d'ufficio e perdita degli indennizzi
La revoca della qualifica di "allevamento indenne" o il sospetto che la stalla stia diventando un focolaio per il territorio (es. Dermatite Nodulare) costringerà il Sindaco a emettere un'ordinanza di abbattimento coatto di tutto il bestiame. E qui c'è la beffa finale: lo Stato prevede indennizzi economici per gli allevatori che subiscono l'abbattimento degli animali a causa di un'epidemia, MA tali indennizzi vengono totalmente azzerati se l'allevatore ha violato le norme di polizia veterinaria o ha ostacolato i controlli. L'allevatore si ritroverà con la stalla vuota e senza un centesimo di rimborso.
5. Il reato di Epidemia (Art. 438 c.p.)
Se, a causa del mancato controllo o della mancata vaccinazione, la malattia dovesse svilupparsi in quella stalla e poi diffondersi agli allevamenti vicini tramite vettori (insetti, nel caso della dermatite nodulare), l'allevatore risponderà penalmente del gravissimo delitto di epidemia colposa. I vicini di casa (altri allevatori della zona) avranno il diritto di fargli causa per milioni di euro di danni per aver distrutto il comparto zootecnico locale.
Ma questo tipo di documento non crea un danno solo a chi coinvolto ma anche a tutto il mondo del dissenso perchè si innesca l'assoluzione preventiva del guru e la colpevolizzazione del sistema. Se il modulo fallisce, se il TAR respinge il ricorso strampalato, se i veterinari arrivano comunque con i carabinieri ed applicano la legge, la colpa non è mai del foglio di carta scritto a casaccio o della strategia difensiva campata in aria. La colpa viene scaricata immediatamente sulla "magistratura venduta", sui "giudici corrotti", sui "poteri forti" o sul "complotto globale". Il creatore del modulo (o l'associazione che lo promuove) non perde mai credibilità di fronte al suo pubblico. Anzi, il fallimento della sua "arma legale" diventa la prova definitiva che lui ha ragione: "Avete visto? La mia diffida era così potente che il sistema ha dovuto violare le sue stesse leggi per fermarci! ". In questo modo, il fallimento si trasforma in propaganda, il guru mantiene il suo status (e il suo business) ed il portafoglio di follower si fidelizza ancora di più. Qui sta la vera crudeltà della "tecnica di repressione dall'interno". Il cittadino che ha riposto fiducia in quella formula magica si ritrova non solo con il danno (gli animali abbattuti, la sanzione confermata, il conto bloccato), ma con un profondo senso di impotenza e depressione. Ma la cosa tragica è che questa depressione non nasce dalla reale forza del "nemico", bensì da un cortocircuito interno. Il cittadino si sente sconfitto perché si convince che "la legge non vale più nulla", che "non c'è più giustizia" e che "è tutto inutile" e non si rende conto che è stato sconfitto semplicemente perché è sceso in campo con le regole del Monopoly contro il Codice di Procedura Civile. La sua è una sconfitta da isolamento e ignoranza strategica, non da onnipotenza del sistema.Il sistema non si abbatte con la magia o con le "supercazzole" burocratiche. Lo si affronta togliendo il velo dell'ignoranza. Quando si restituisce al cittadino la conoscenza del diritto vero, gli si restituisce anche la dignità e la forza di non deprimersi, perché capisce dove ha sbagliato e capisce che la macchina dello Stato, per quanto imponente, ha dei confini precisi che possono essere impugnati con successo solo usando la testa, lo studio e la realtà. SII CONSAPEVOLE, SII DAVVERO LIBERO.Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it, supporta il nostro lavoro QUI)

Nel mondo del dissenso sta avvenendo un fenomeno preoccupante che vale la pena di analizzare, l'illusionismo giuridico controllato, cioè si tratta di una strategia di neutralizzazione del dissenso che non agisce per contrapposizione (forza contro forza), ma per assorbimento e deviazione. Non importa che sia per incompetenza oppure intenzionalmente voluta, perchè è un danno in entrambi i modi. Oggi poi con l'aiuto dell'AI ognuno si sente in grado di produrre documenti giuridici ma la realtà è che l'AI non sa se la legge che sta citando si applica davvero a quel caso specifico con probabilità di successo, né può prevedere le conseguenze reali di un atto sulla vita di una persona. Se poi l'AI, con gli algoritmi che si creano con il suo interlocutore, viene nutrito con premesse sbagliate o con le "fantasie giuridiche" del web, confezionerà semplicemente una fuffa legalese impacchettata meglio, rendendola ancora più pericolosa perché apparentemente credibile. L'intelligenza artificiale è come una calcolatrice ultra-veloce per le parole e può macinare codici, formattare testi in "legalese" e sputare fuori moduli in tre secondi. Ma l'AI non ha una caratteristica che appartiene solo al professionista umano cioè la comprensione strategica della realtà e del contesto. L'AI deve rimanere un assistente, quindi un ottimo strumento per riassumere, strutturare le dispense, velocizzare la ricerca o formattare una bozza. Ma la regia, la logica, l'analisi critica e la decisione finale devono rimanere saldamente nelle mani del professionista umano che ha studiato la materia.
Il documento in alto ci aiuta proprio a capire i bias e gli errori macroscopici che possono essere visti solo da un serio e preparato professionista. A pagina 1, il modulo pretende che il veterinario della ASL, prima di vaccinare, consegni all'allevatore: "La prova materiale dell'esistenza del Capripoxvirus, in vitro"; "La documentazione relativa al suo isolamento/purificazione"; "La documentazione che comprovi il nesso causale [...]" e già qui si cerca di acquisire il consenso a quelli secondo cui i virus non esistono perché non sarebbero mai stati "isolati secondo i postulati di Koch". In soldoni chi asserisce che i virus non siano mai esistiti e teoria che girava nei gruppi del dissenso al tempo del Covid-19. Ma non è questo il punto, cioè credere o non credere ai virus ma un medico veterinario della ASL è un pubblico ufficiale esecutore. Non è un ricercatore di laboratorio, né il titolare dell'autorizzazione in commercio del farmaco (AIC) rilasciata dall'EMA o dal Ministero della Salute. Pretendere che un funzionario sul campo consegni studi di virologia molecolare come prerequisito per l'adempimento di un piano di profilassi è un'assurdità giuridica totale. in più presentare un modulo privato che dice "firma qui che ti assumi la responsabilità" è giuridicamente nullo e privo di senso perchè la responsabilità non si "negozia" con un foglietto privato prima di un atto d'ufficio. Ma anche qui tra il "danno da vaccino ed il risarcimento in ogni caso in 5 anni" puzza tanto di occhiolino ai novax e non per un'azione davvero concreta ed efficace. Sembra scritta per piacere ed avere consenso, non per essere utile davvero perchè quando un veterinario della ASL si presenta per eseguire un protocollo sanitario, non sta agendo come un privato cittadino che stipula un contratto economico con te. Sta esercitando una funzione pubblica vincolata ordinata da un provvedimento superiore (il Decreto Ministeriale, l'Ordinanza del Sindaco o del Governatore) ed il pubblico ufficiale ha il dovere d'ufficio di eseguire l'atto. Non solo non firmerà mai quel modulo finto, ma la legge lo tutela. Se tu gli impedisci di agire perché pretendi la firma su quel foglio, passi istantaneamente dalla parte del torto e rischi una serie di denunce.
Magari tutto questo fa sentire l'allevatore "scaltro" e protetto, convinto di aver incastrato la ASL citando gli articoli 27 e 28 della Costituzione (messi lì a sproposito solo per fare scena). Se l'allevatore usa questo modulo per impedire le vaccinazioni (perché il veterinario non firma le sue assurde richieste), non sta esercitando un diritto ma sta commettendo dei reati gravissimi. Infatti se l'allevatore presenta questo foglio durante un controllo sanitario, il veterinario non firmerà nulla, verbalizzerà il rifiuto dell'allevatore di sottoporre il bestiame alla profilassi obbligatoria e farà scattare le sanzioni, il blocco della movimentazione della stalla (l'allevatore non potrà più vendere né latte né carne) e la denuncia alla Procura. Il cittadino si ritroverà l'azienda fallita ed i bovini sequestrati, mentre il "guru" del web che ha partorito questo modulo sarà comodamente seduto a casa sua a contare le visualizzazioni sul suo canale social. Infatti è stato fatto un video, che è andato virale, fatto passare come una vittoria del popolo mentre non era altro che una ritirata strategico-burocratica. La veterinaria arriva in un'azienda isolata in montagna e si trova davanti un comitato d'accoglienza (il tizio che filma più "altri uomini un po' più giù"). In termini di sicurezza sul lavoro, quella è una situazione di potenziale ostilità ambientale ed un pubblico ufficiale non è tenuto a subire imboscate o provocazioni registrate. Non esiste nessuna legge nell'ordinamento italiano od europeo che obblighi un medico veterinario o un pubblico ufficiale a firmare un "modulo di rifiuto" inventato da un privato cittadino. La veterinaria, semplicemente, non avendo la forza pubblica al seguito in quel momento, ha congelato l'atto. Se ne va non perché il modulo sia valido, ma perché la procedura prevede che in caso di resistenza si ritorni scortati. Quello è un documento agghiacciante per l'irresponsabilità con cui è stato scritto perchè per l'allevatore (il proprietario della stalla) si potrebbe aprire un baratro legale ed economico devastante. Ecco cosa rischia concretamente:
1. Denuncia Penale per Resistenza a Pubblico Ufficiale (Art. 337 c.p.)
Il veterinario dell'ASL è a tutti gli effetti un Pubblico Ufficiale. Impedire l'esecuzione di un atto d'ufficio (la profilassi o il controllo sanitario) attraverso l'ostruzionismo, la pressione psicologica di un modulo intimidatorio e la presenza di un gruppo di persone configura il reato di resistenza o di Interruzione di un ufficio o servizio pubblico (Art. 340 c.p.). La ASL procederà quasi certamente a sporgere denuncia d'ufficio alla Procura della Repubblica.
2. Il "Blocco Storico" dell'Allevamento (Danno economico immediato)
Questo è il colpo mortale per un'azienda zootecnica. Il rifiuto di sottoporre il bestiame ai controlli o alle vaccinazioni obbligatorie fa scattare l'immediato sequestro sanitario cautelativo dell'allevamento e il blocco totale della movimentazione.
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L'allevatore non potrà più vendere un singolo litro di latte.
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Non potrà vendere i vitelli o mandare i capi al macello.
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L'azienda viene "congelata" commercialmente a tempo indeterminato finché la situazione sanitaria non viene sanata. Per un'azienda agricola, significa il fallimento nel giro di poche settimane.
3. Sanzioni Amministrative pecuniarie altissime
Le violazioni delle norme di polizia veterinaria e l'inosservanza delle disposizioni sulla biosicurezza (regolate oggi dal rigido Animal Health Law - Regolamento UE 2016/429) comportano sanzioni amministrative che partono da diverse migliaia di euro per ogni capo non controllato o per la mancata collaborazione con l'autorità.
4. Abbattimento coatto d'ufficio e perdita degli indennizzi
La revoca della qualifica di "allevamento indenne" o il sospetto che la stalla stia diventando un focolaio per il territorio (es. Dermatite Nodulare) costringerà il Sindaco a emettere un'ordinanza di abbattimento coatto di tutto il bestiame. E qui c'è la beffa finale: lo Stato prevede indennizzi economici per gli allevatori che subiscono l'abbattimento degli animali a causa di un'epidemia, MA tali indennizzi vengono totalmente azzerati se l'allevatore ha violato le norme di polizia veterinaria o ha ostacolato i controlli. L'allevatore si ritroverà con la stalla vuota e senza un centesimo di rimborso.
5. Il reato di Epidemia (Art. 438 c.p.)
Se, a causa del mancato controllo o della mancata vaccinazione, la malattia dovesse svilupparsi in quella stalla e poi diffondersi agli allevamenti vicini tramite vettori (insetti, nel caso della dermatite nodulare), l'allevatore risponderà penalmente del gravissimo delitto di epidemia colposa. I vicini di casa (altri allevatori della zona) avranno il diritto di fargli causa per milioni di euro di danni per aver distrutto il comparto zootecnico locale.
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it, supporta il nostro lavoro QUI)
Cita da daniel su 17 Maggio 2026, 17:50Buongiorno Alessandra, stavo leggendo e mi sono posto una domanda semplice. All asl comunque per intraprendere un trattamento sanitario anche sul proprio bestiame deve comunque avere il consenso del proprietario e se non adeguatamente informato il medico vacciantore deve adeguatamente informare.quindi anche in questo caso ci deve essere il dissenso informato?
Grazie
Buongiorno Alessandra, stavo leggendo e mi sono posto una domanda semplice. All asl comunque per intraprendere un trattamento sanitario anche sul proprio bestiame deve comunque avere il consenso del proprietario e se non adeguatamente informato il medico vacciantore deve adeguatamente informare.quindi anche in questo caso ci deve essere il dissenso informato?
Grazie
Cita da Alessandra Ghisla su 25 Maggio 2026, 23:26Cita da daniel su 17 Maggio 2026, 17:50Buongiorno Alessandra, stavo leggendo e mi sono posto una domanda semplice. All asl comunque per intraprendere un trattamento sanitario anche sul proprio bestiame deve comunque avere il consenso del proprietario e se non adeguatamente informato il medico vacciantore deve adeguatamente informare.quindi anche in questo caso ci deve essere il dissenso informato?
Grazie
Purtroppo gli animali non vengono considerati "incapaci" e, quindi, che rientrano nella legge del consenso informato. L'allevatore può certamente chiedere informazioni del prodotto ma più del foglietto illustrativo non può andare. Il veterinario non si assume nessun'altra responsabilità che non sia la posologia e la somministrazione, se non le qualità organolettiche e la scadenza del prodotto stesso. Anche se ci fossero reazioni avverse, comunque sono previste nei vari piani di risarcimento.
Cita da daniel su 17 Maggio 2026, 17:50Buongiorno Alessandra, stavo leggendo e mi sono posto una domanda semplice. All asl comunque per intraprendere un trattamento sanitario anche sul proprio bestiame deve comunque avere il consenso del proprietario e se non adeguatamente informato il medico vacciantore deve adeguatamente informare.quindi anche in questo caso ci deve essere il dissenso informato?
Grazie
Purtroppo gli animali non vengono considerati "incapaci" e, quindi, che rientrano nella legge del consenso informato. L'allevatore può certamente chiedere informazioni del prodotto ma più del foglietto illustrativo non può andare. Il veterinario non si assume nessun'altra responsabilità che non sia la posologia e la somministrazione, se non le qualità organolettiche e la scadenza del prodotto stesso. Anche se ci fossero reazioni avverse, comunque sono previste nei vari piani di risarcimento.
