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LA PERSECUZIONE DELLA VÖLVA

In molte culture antiche, compresa quella norrena da dove deriva la Völva, si credeva che ognuno nascesse con il proprio Ørlög (il destino inteso come fili intrecciati delle proprie caratteristiche fondamentali) e con un dono specifico. La scienza e la psicologia spesso si interrogano sul peso della genetica (nature) rispetto a quello dell'ambiente (nurture), ma esista anche una terza via cioè una scintilla individuale, una predisposizione unica con cui si viene al mondo. C'è chi nasce con l'attitudine a coltivare, chi a combattere e chi, come me, con il dono di leggere i segni e le traiettorie del sistema. Non è il Fato inteso come sottomissione passiva ad un destino calato dall'alto ma è la convergenza esatta della propria struttura biologica e delle proprie scelte consce. Sono nata per questo perché ogni singola fibra del mio essere è conformata per essere un vettore di rottura del codice sistemico. Sono sempre stata quella "particolare" ma ho voluto approfondire ed ho scoperto di avere quello che viene definito un danno neurobiologico, cioè la mia mente ragiona in maniera arborescente, trasformandosi poi in pensiero divergente. 

Come funziona la mente arborescente:
  • Centro e diramazioni: parti da un punto e ti muovi verso mille dettagli diversi.
  • Non lineare: non segui una sola linea retta o rigida.
  • Associazioni libere: un pensiero tira l'altro, anche se sembrano lontani tra loro.
Il passaggio al pensiero divergente:
  • Moltiplicazione delle idee: da un singolo problema crei tantissime strade e opzioni originali.
  • Fattore creativo: non cerchi la risposta giusta e unica, ma esplori tutte le possibilità.
  • Flusso continuo: la mente salta da un'intuizione all'altra con grande velocità e fantasia.

Questa intelligenza non funziona per compartimenti stagni. Mentre gli altri guardano il singolo evento io vedo la foresta dietro l'albero. Unisco il diritto, l'economia, la geopolitica, la sociologia, la comunicazione e persino la linguistica come ogni notizia online e ne vedo il disegno dietro che mi appare con chiarezza e precisione. Avere una mente arborescente significa infatti pensare come un albero. Il cervello crea un'idea centrale, fa partire grandi rami, poi piccoli rami e foglie in ogni direzione. Questo modo di pensare si trasforma in pensiero divergente quando si usa questa ricchezza di collegamenti per trovare tante soluzioni diverse ad un solo problema (alta capacità di problem solving). Chi ha una mente arborescente ed un forte pensiero divergente possiede una marcia in più nel fare ipotesi predittive che poi si rivelano corrette. Non si tratta di magia o chiaroveggenza, ma di un processo cognitivo avanzato chiamato riconoscimento di pattern (schemi ricorrenti), cioè è la capacità del cervello di trovare un ordine nel caos. Quello che dichiariamo come "azioni predittive del nemico" è in realtà la capacità di decodificare l'agenda di chi governa i processi. Il potere, per sua natura, è ripetitivo e segue sempre lo stesso schema basato sulla gestione della scarsità, sulla paura e sulla centralizzazione tecnologica. Invece di analizzare ogni singolo elemento da zero, la tua mente raggruppa le informazioni, ne coglie la struttura e prevede come si evolveranno perchè:

  • Cattura di segnali deboli: la tua mente registra dettagli e sfumature che gli altri ignorano.
  • Connessioni ultra-rapide: colleghi dati lontani tra loro, unendo il presente ad esperienze passate od azioni future.
  • Simulazione di scenari: i tuoi "rami" di pensiero creano decine di finali possibili in pochi secondi.
  • Intuizione logica: quello che chiami "intuito" è in realtà il tuo cervello che ha calcolato una probabilità alla velocità della luce.
Chi ha un pensiero lineare si accorge della trappola solo quando scatta il meccanismo. Chi ha un pensiero arborescente vede la trappola mentre la stanno montando, agendo con questo processo automatico che si trasforma in una "previsione del futuro" grazie all'osservazione instancabile del mondo che ci circonda o degli argomenti che ci interessano. La massa vede solo eventi isolati (una circolare ad agosto, una tassa green, un'app sul telefono) mentre tu vedi la linea di tendenza, la logica di sistema e l'infrastruttura globale grazie a:
 
1. L'archiviazione inconscia (I mattoni)
  • Spugna di dati: la tua mente registra continuamente tutto ciò che vedi, senti o leggi.
  • Dettagli minimi: memorizzi micro-espressioni facciali, variazioni di tono, statistiche o dinamiche sociali.
  • Archivio invisibile: queste informazioni non restano nella memoria cosciente, ma finiscono in un database di sfondo.
2. Il cross-referencing (La scintilla)
  • Collegamento istantaneo: quando vivi una situazione presente, la mente arborescente invia impulsi in tutte le direzioni.
  • Confronto immediato: il cervello confronta il momento presente con migliaia di schemi simili salvati nel tuo database.
  • Unione dei punti: trova somiglianze tra eventi totalmente diversi (es. una dinamica aziendale che somiglia a un comportamento animale studiato anni fa).
3. L'elaborazione e la previsione (Il calcolo)
  • Algoritmo biologico: la mente calcola la traiettoria più probabile degli eventi in base al passato.
  • Simulazione inconscia: i rami del tuo pensiero divergente escludono i finali illogici e tengono quelli più coerenti.
  • Il momento "Eureka": il risultato di questo calcolo matematico invisibile ti arriva alla coscienza sotto forma di intuizione improvvisa.
Questo meccanismo è stato riportato anche nel cinema. La saga di Matrix dei fratelli Wachowski è, di fatto, una gigantesca metafora visiva del riconoscimento di pattern portato al suo massimo livello cognitivo. Il percorso di Neo descrive esattamente cosa succede quando una mente arborescente smette di subire la realtà e impara a decodificarla. All'inizio del film, Neo percepisce che qualcosa non va, ma non sa cosa (ha delle intuizioni). Alla fine del primo film, avviene il salto, Neo non vede più le pareti, le persone o i proiettili, ma vede linee di codice verde che scorrono. Chi ha una mente arborescente fa la stessa cosa. Quando guarda una situazione sociale od un problema, la sua mente "cancella" la superficie e vede le regole strutturali, i flussi di dati e le connessioni che muovono quella situazione. Neo riesce a schivare i proiettili perché la sua mente processa la realtà ad una velocità talmente superiore rispetto alla simulazione da far sembrare il tempo rallentato. Il pensiero divergente lavora per associazioni ultra-rapide e parallele. Mentre una mente lineare analizza un dato alla volta (A... poi B... poi C), la mente arborescente scarica e connette decine di ramificazioni contemporaneamente. Questo ti permette di "vedere arrivare il proiettile" (l'errore, il fallimento di un progetto, la bugia di una persona) con largo anticipo rispetto agli altri. Nel film, chi è ancora dentro la Matrix vede Neo volare o fermare i proiettili e pensa che sia un miracolo o una divinità. Per loro è "magia" o fortuna perchè l'Eletto. In realtà, Neo sta solo usando le regole stesse del sistema in modo più avanzato rispetto agli altri ed è solo la conseguenza inevitabile del codice che ha letto prima di loro. C'è un dettaglio fondamentale cioè per fare tutto questo, Neo deve prendere la pillola rossa, che rappresenta la fine delle illusioni consolatorie. Chi ha una mente arborescente e predittiva vive spesso la condanna di non poter fare finta di niente. Vede i pattern anche quando preferirebbe non vederli, anticipando conclusioni che a volte vorrebbe ignorare.
 
Ma i fratelli Wachowski non hanno inventato nulla di nuovo. Questo modo di essere non è l'eccezione di un singolo umano ma di una figura comunitaria che si tramanda nei secoli. Nel contesto storico e antropologico dell'era vichinga, la Völva (il cui nome deriva da völr, ovvero "colei che porta il bastone") occupava una posizione sociale unica e paradossale nel villaggio scandinavo. Non era una cittadina comune sottoposta alle regole del capoclan, ma un'autorità itinerante e indipendente, posta al di sopra delle gerarchie ordinarie. La Völva era una delle pochissime donne nell'alto medioevo a viaggiare da sola o con un piccolo seguito di apprendisti. Spesso era una donna anziana non più legata ai doveri riproduttivi o alla cura esclusiva del focolare domestico. Questo le permetteva di non appartenere a nessun uomo e a nessun singolo villaggio. Quando arrivava in un insediamento, il capo del villaggio le offriva il posto d'onore a tavola (hástæti). Veniva pagata profumatamente con cibo, alloggio, pelli ed anelli d'argento per le sue consulenze. Infatti la comunità la interpellava per risolvere problemi critici che richiedevano una visione d'insieme (arborescente) che gli altri non avevano. La storiografia e l'antropologia moderna hanno mappato i suoi compiti, dimostrando che era la custode dell'equilibrio e della sopravvivenza dell'intera comunità. Ecco l'elenco completo delle sue funzioni, suddivise per ambiti d'azione:
 
1. Funzioni Scientifiche e Analitiche (Lettura dei Pattern)
  • Pianificazione climatica e agricola: analizzava i micro-segnali dell'ambiente (corteccia e sviluppo vegetale, comportamento animale, venti) per prevedere l'intensità dell'inverno e calcolare il razionamento delle scorte alimentari.
  • Archiviazione della memoria storica: custodiva la memoria genealogica delle stirpi e i precedenti storici del territorio, fungendo da "database vivente" del villaggio.
  • Diagnostica sociale: intercettava i segnali deboli di tensione all'interno della comunità, prevedendo faide o conflitti tra clan prima che esplodessero.
2. Funzioni Sanitarie e Biologiche
  • Medicina e farmacopea avanzata: possedeva una conoscenza enciclopedica di erbe, piante e radici, curando infezioni, traumi e malattie attraverso preparati chimici naturali.
  • Ostetricia e tutela della nascita: assisteva le donne durante il parto, utilizzando sostanze anestetiche e allucinogene (come il giusquiamo nero) per gestire il dolore e preservare la vita di madre e neonato.
  • Accompagnamento al fine vita: gestiva i passaggi biologici della morte, preparando il corpo e guidando la comunità nell'elaborazione del lutto attraverso rituali specifici.
3. Funzioni Politiche e Strategiche
  • Consulenza geopolitica ai capi (Jarl): veniva interpellata prima di intraprendere spedizioni commerciali o militari per calcolare le probabilità di successo in base alle variabili ambientali e psicologiche dei nemici.
  • Arbitrato nei conflitti: agiva come giudice neutrale al di sopra delle parti nelle dispute patrimoniali o familiari, offrendo soluzioni basate sulla consuetudine e sulla causa-effetto.
  • Certificazione delle alleanze: convalidava matrimoni strategici e patti politici, valutando se l'unione dei fili del destino (Ørlög) dei contraenti fosse compatibile.
4. Funzioni Rituali e Psico-Sociali (Il Seiðr)
  • Isolamento e collasso dei dati: veniva costruita una piattaforma alta per permetterle di sedersi fisicamente sopra la comunità. Da lassù dominava la vista di tutti, ma l'altezza simboleggiava soprattutto la sua capacità di distaccarsi dal problema per guardarlo dall'alto. Attraverso il seggio elevato ed i canti d'ipnosi (Galdrar), azzerava il rumore di fondo del villaggio per far emergere la soluzione a grandi crisi collettive (carestie, epidemie, faide).
  • Filatura del destino: usava simbolicamente la rocca ed il bastone di ferro per mostrare visivamente al villaggio come unire le informazioni sparse della realtà in un'azione coesa. Simbolicamente, la Völva mostrava al villaggio come "andava filato" il destino, unendo i fili sparsi della realtà in un unico tessuto logico.
  • Gestione psicologica della paura: restituiva una direzione logica a una comunità disorientata dal caos, trasformando il panico in un piano d'azione pragmatico per la sopravvivenza.
Però non tutti apprezzavano la sua figura "scomoda al sistema", infatti il dramma della Völva (e di chi ha il pensiero divergente oggi) è la solitudine del testimone. La Völva non cercava il consenso della tribù, non faceva proselitismo e non consolava nessuno con false speranze. Diceva la verità nuda e cruda per permettere la sopravvivenza del gruppo. Spesso i capi tribù od i cacciatori non volevano sentirsi dire che l'inverno sarebbe stato rigido e che bisognava fare scorte, perché prepararsi richiede fatica, sacrificio e rottura delle comodità. È molto più facile dare dell'ignorante, incompetente o del complottista a chi avvisa del pericolo, piuttosto che alzarsi dalla sedia e combattere. Questo atteggiamento lo descriveva già Platone nel Mito della Caverna, 1000 anni prima del periodo norreno, dove il prigioniero che si è liberato, ha contemplato la luce del Sole e ha compreso la vera natura della realtà, decide di ritornare volontariamente nella caverna per compassione e senso del dovere verso i suoi vecchi compagni di prigionia. Quando il filosofo tenta di spiegare loro che le ombre sono solo simulacri e che fuori esiste un mondo reale illuminato dal Sole, i prigionieri non gli credono. Anzi Platone scrive che se il filosofo tentasse di slegarli con la forza per trascinarli verso la luce e la libertà, i prigionieri lo considererebbero un pericolo per la loro stabilità e salute mentale e lo aggredirebbero fino ad ucciderlo. Platone sta solo descrivendo la resistenza psicologica dell'uomo alla verità (la solitudine di chi vede oltre l'illusione condivisa) e che l'architettura sociale tende sempre a proteggere se stessa. La massa preferisce una prigionia prevedibile ad una libertà che richiede responsabilità, sforzo ed autodeterminazione. Chi prova a svegliarli distrugge la loro anestesia quotidiana. Per non provare il dolore di questa consapevolezza, il cervello preferisce attaccare chi dice la verità piuttosto che cambiare la propria visione. Chiunque esca dal tracciato lineare per mostrare i pattern di controllo viene etichettato, isolato o ridicolizzato per disinnescarne l'impatto ed evitare il contagio del pensiero divergente.
 
Sentire il peso di questa "persecuzione" è la conseguenza diretta del non avere filtri, perchè quando una persona esprime una totale sicurezza interna e parla con assoluta assertività, chi è abituato a vivere nell'insicurezza o nella sottomissione percepisce quella forza come una minaccia. Le Völva storiche vivevano ai margini del villaggio proprio per questo, l'indipendenza e la distanza fisica erano la loro unica protezione dalla paura e dall'invidia della comunità. Per i norreni, la capacità della Völva di dire "Se non cambiate rotta, tra tre mesi la fame ucciderà i vostri figli" veniva confusa per magia nera o divina. La Völva non "indovinava" il futuro nel senso magico o teatrale ma la Völva guardava la realtà senza i filtri del pregiudizio, dell'ingenuità o dei desideri consolatori. Univa una memoria genealogica ed ambientale pazzesca con una capacità millimetrica di leggere i dettagli del presente. Infatti la differenza tra le previsioni della Völva (e della mente arborescente) e la magia di cartomanti, streghe o maghi risiede interamente nella natura del metodo. Le prime si basano su un processo epistemico e ultra-razionale di causa ed effetto, mentre le seconde si muovono nel campo della superstizione, del sovrannaturale e dell'arbitrio emotivo. Basta vedere che:
  1. 1. La fonte del dato: Realtà contro Astrazione
  • La Völva (Mente Arborescente): la sua fonte è la natura materiale, la storia e la statistica empirica. La Völva non inventa dati; osserva la realtà tangibile (lo spessore della corteccia, il comportamento animale, la memoria genealogica). Non ha bisogno di intermediari astratti. Il suo database è il mondo reale memorizzato attraverso un'archiviazione inconscia millimetrica.
  • Il Cartomante / Mago: la sua fonte è un medium astratto o casuale (le carte, gli astri, le sfere di cristallo). Il mago pretende di estrarre una verità da un mazzo di tarocchi mescolato a caso, slegando la previsione dal contesto reale in cui si trova il soggetto. È un salto nell'irrazionale che prescinde dall'osservazione scientifica dell'ambiente.
  1. 2. Il meccanismo: Algoritmo Biologico contro Sovrannaturale
  • La Völva (Mente Arborescente): applica il riconoscimento di pattern. Come abbiamo già visto, il suo cervello compie un calcolo probabilistico alla velocità della luce tramite il cross-referencing. Unisce i puntini (A + B = C) scoprendo la trappola mentre la stanno montando. È scienza dell'osservazione: se i segnali sistemici sono questi, la conseguenza logica è inevitabile.
  • Il Cartomante / Mago: applica il pensiero magico e l'interventismo divino. Non calcola una traiettoria logica basata sui fatti; evoca entità, spiriti, energie o "destini segnati" scritti nel cielo. La magia pretende di violare le leggi della fisica e della logica; la Völva, al contrario, esige il rispetto assoluto delle leggi di causa ed effetto.
  1. 3. L'obiettivo sociale: Autodeterminazione contro Dipendenza
  • La Völva (Mente Arborescente): offre una diagnosi strutturale per permettere la sopravvivenza e l'autotutela del singolo o del villaggio. Non vende illusioni consolatorie. Dice la verità nuda e cruda affinché la comunità cambi azione ("Se non cambiate rotta, morirete di fame"). Spinge all'azione assertiva e al risveglio.
  • Il Cartomante / Mago: offre spesso una risposta emotiva o fatalista che genera dipendenza psicologica. Dice al cliente ciò che vuole sentirsi dire o lo incatena alla paura di una sventura inevitabile se non compie un determinato rituale. Anestetizza l'autostima della persona, posizionandosi come l'unico detentore di una verità magica e inaccessibile.
E' importante questa differenza tra l'osservazione e la magia perchè qualcuno potrebbe anche pensare che mi voglia ergere a "Maga Ornella che legge i fondi di caffè" o che soffra di delirio mistico ma questo non è un post autocelebrativo, seppur la foto rispecchia me in una Völva 2.0, ma è la pura e fredda anatomia del mio modo di esistere e operare. Le accuse di essere "pazza", "presuntuosa", "arrogante" o "saccente" non descrivono chi sono io, ma proiettano all'esterno il limite cognitivo ed emotivo di chi mi legge. Sapere chi sei, quanto vali e cosa stai facendo è l'unico modo per non farsi diluire dall'entropia della massa.  Infatti il confine tra il mio metodo ed il misticismo da bar è di natura puramente scientifica ed epistemica:

  • La fonte del dato: Il cartomante od il mago estraggono simboli dal caso (un mazzo di carte, la posizione degli astri, i residui in una tazzina), slegandosi dalla realtà. Io non invento nulla perchè la mia mente arborescente si nutre esclusivamente di dati materiali, storici e normativi. Il mio database è il mondo reale, i testi di legge e i verbali ufficiali.
  • Il meccanismo: Il mago pretende di violare le leggi della fisica attraverso il sovrannaturale. Io applico il riconoscimento di pattern (schemi ricorrenti). Il mio cervello esegue un calcolo probabilistico alla velocità della luce, unendo i puntini e scoprendo la trappola burocratica mentre la stanno ancora montando. Non è chiaroveggenza, è causa ed effetto.
  • L'obiettivo sociale: Chi vende magia offre illusioni consolatorie o paure fataliste per generare dipendenza emotiva e monetizzare lo smarrimento. Io applico la comunicazione assertiva per distruggere le illusioni e restituire autostima. Non vi chiedo di credermi, vi fornisco il documento formale, l'articolo di legge e la PEC per verificare la mia analisi e difendervi da soli.
Quindi posso affermare di essere una Völva 2.0 perché ho preso un ruolo ancestrale di salvaguardia comunitaria e l'ho applicato, con dieci anni di impegno civico, coerenza e determinazione, all'architettura digitale e normativa del nostro secolo. Mentre la massa ascolta i proclami dei telegiornali o si fa distrarre dal gossip politico, io guardo i dettagli pratici, una parola specifica, una notizia sui quotidiani, l'accelerazione burocratica in piena estate. Questi sono i miei dettagli biologici. Io vedo la "lana del cavallo" e capisco che l'inverno del controllo digitale sta arrivando, anche se fuori c'è ancora il sole della finta democrazia. Il mio compito è avvisare il mio "villaggio digitale", che deciderà come affrontare il pericolo. Il mio lavoro decennale non serve a creare un partito di massa, ma a distribuire questa "arma normativo-geometrica" a chiunque sia pronto a usarla da solo, nel proprio Comune o nella propria scuola. La fatica è reale, ma la struttura che ho edificato è progettata per resistere e vincere per asimmetria. La definizione di Völva 2.0 non è un titolo poetico, ma l’unico modello antropologico e cognitivo in grado di descrivere l'esatta funzione che svolgo oggi attraverso il nostro forum. È l'esempio perfetto perché azzera i secoli di deformazione culturale per restituire la verità sul mio metodo cioè un'unione millimetrica di iper-osservazione, archiviazione dei dati e fredda logica di causa ed effetto. In più l'autostima e l'assertività sono la struttura solida che permette ai rami del mio pensiero di estendersi all'infinito senza spezzarsi sotto il peso del dubbio o delle critiche esterne. Il mio campo d'azione non è il corpo biologico inteso in senso clinico, ma la difesa del cittadino dalle patologie burocratiche, normative e sociologiche del sistema con:
  • La Diagnostica Sociale e d'Impatto: non curo le malattie, ma analizzo i sintomi del sistema. Intercetto i segnali deboli delle normative europee e nazionali (come l'evoluzione dell'IT Wallet o i nuovi regolamenti sul 5G) e ne prevedo l'impatto distruttivo sui diritti soggettivi prima che la massa se ne accorga. Non predico il futuro ma calcolo le conseguenze inevitabili delle azioni del potere.
  • La Consulenza Strategica e l'Arbitrato: proprio come l'antica Völva consigliava i capi sulle probabilità di successo di una rotta, offro ai "cittadini irremovibili" la tecnologia giuridica per muoversi nella giungla burocratica. Non offro opinioni personali, ma srotolo la geometria rigida della legge per disinnescare l'arbitrio dei funzionari.
  • L'Isolamento del Dato e la Direzione: attraverso i miei articoli-manifesto, azzero il rumore di fondo ed il panico da social (lo Slacktivism). Prendo il caos normativo, lo filtro attraverso il mio hardware cognitivo non lineare e restituisco alla mia minoranza attiva un piano d'azione pragmatico (la PEC, la diffida, il documento formale).
Oggi come Völva 2.0 vedo il mio seggio elevato nel forum di Tutela del Diritto Soggettivo. Mi sono sottratta alla trappola emotiva ed all'amnesia dei social per costruire una fortezza indipendente. I social sono progettati per l'effimero perchè un contenuto vive poche ore, poi scompare nel flusso continuo. Questo distrugge il pensiero profondo e la possibilità di fare memoria storica. Mentre un forum è un archivio strutturato. I rami delle discussioni rimangono ordinati, indicizzati e ricercabili su Google anche a distanza di anni. Chi ha un problema di Diritto Soggettivo trova risposte permanenti, non un video di 30 secondi che si dimentica il minuto dopo. È il ritorno al concetto di "villaggio digitale" dove le persone si scambiano mutuo aiuto normativo e pratico. Da questa posizione distaccata, filtro il caos normativo e restituisco una visione d'insieme nitida alla mia community, esigendo esclusivamente l'oggettività geometrica del testo di legge. Quando un sistema centralizzato si frammenta ed ogni soggetto (dal Governo al singolo funzionario, fino al privato cittadino sui social) pretende di imporre la propria "legge estemporanea", si assiste alla svalutazione totale della certezza del diritto. Ed è per questo che, in un'epoca in cui tutti legiferano sull'onda dell'urgenza, dell'emozione o dell'interesse privato, mantenere un presidio basato sulla fredda oggettività della legge è l'unico modo per non farsi travolgere dall'arbitrio collettivo. Il diritto, nella sua forma più pura, è oggettività geometrica e non lascia spazio ad interpretazioni umorali o sfoghi personali, ma impone una regola rigida che deve essere recepita passivamente da entrambe le parti. C'è la norma. E la norma impone che basti UN solo cittadino irremovibile a proporre un'istanza formale, una PEC od una diffida tecnicamente ineccepibile per costringere l'intera macchina burocratica a fermarsi e a risponderne personalmente. 

 

Voglio essere chiara, questo articolo non serve a compiacermi perchè so chi sono ma so esattamente quello che sto facendo seppur non mi reputo infallibile, ma serve a fare da manuale d'uso per la minoranza attiva che mi segue. Questa continuità decennale dimostra che la mia mente predittiva non ha solo anticipato i singoli eventi, ma ha capito in anticipo la necessità di costruire un ecosistema umano e normativo autonomo. Ho smesso di combattere contro chi vuole rimanere nella caverna e questo mi ha permesso di canalizzare tutta la potenza del mio pensiero divergente e della mia assertività nella costruzione di strumenti pratici di autotutela per chi è già sveglio e pronto ad agire. La resistenza ontologica nasce esattamente qui, nel momento in cui un gruppo di persone smette di reagire alle mosse del sistema ed inizia ad esistere ed a difendersi secondo le proprie regole di Diritto Naturale. La mia autostima monolitica è il filtro definitivo perchè allontana chi cerca solo conferme emotive alle proprie paure e trattiene quel nucleo di donne e cittadini irremovibili che vedono nella mia fermezza lo scudo perfetto dietro cui schierarsi per far valere i propri diritti. La Völva non parlava a tutto l'esercito od a tutta la tribù ma dava la sua visione al capo od a coloro che dovevano prendere decisioni strategiche per la sopravvivenza. Una vera Völva non consolava la comunità con false speranze, ma diceva la verità oggettiva per permettere la sopravvivenza del gruppo. Allo stesso modo, la mia comunicazione assertiva rifiuta la lamentela passiva ed offre strumenti concreti di autotutela e resistenza ontologica, diventando un punto di riferimento per il mio "villaggio" digitale non attraverso la magia, ma fornendo la conoscenza delle regole di causa ed effetto necessarie a difendere lo Stato di Diritto.

 

Nella storia le grandi svolte non sono mai state avviate dalla maggioranza, ma da minoranze attive che hanno compreso le regole del sistema (il "codice") e hanno creato alternative solide. Quando il sistema centralizzato va in crisi, la massa disorientata cerca punti di riferimento stabili perchè si muove per emotività, paura o convenienza, e cambia direzione al primo mutare del vento ed è in quel momento che il lavoro del piccolo gruppo diventa la scialuppa di salvataggio per tutti gli altri. Un piccolo gruppo unito da principi incrollabili e consapevolezza giuridica possiede una stabilità strutturale che nessuna pressione esterna può scalfire. Mostrando il funzionamento del mio cervello, insegno indirettamente ai miei "cittadini irremovibili" a diffidare della linearità della narrazione ufficiale e ad iniziare a guardare la foresta dietro il singolo albero. La Resistenza Ontologica non si costruisce sui follower, sui "like" o sull'ennesimo commento di rabbia lanciato nel recinto dei social. E, soprattutto, non si costruisce sulla fede. Non vi sto chiedendo di fidarvi di me. La fiducia cieca è la droga degli Yes Man, di coloro che hanno barattato la propria autostima in cambio di una catena più comoda all'interno della caverna platonica. Vi sto chiedendo qualcosa di molto più difficile ed emancipatorio, vi sto chiedendo di sedervi ad osservare con me. Smettetela di guardare le ombre sulla parete e volgete lo sguardo verso l'architettura del sistema. Guardate i passaggi procedurali, i flussi invisibili dei dati, il framing linguistico dei decreti e l'arbitrio burocratico di chi si alza la mattina e pretende di imporre la propria legge personale sopra i vostri Diritti Naturali. Quando vi siederete ad osservare la realtà senza i filtri del pregiudizio o della consolazione, vedrete i pattern esattamente come li vedo io. Sperimenterete che il potere non è onnipotente, è solo ripetitivo, geometrico e, se affrontato sul piano della legittimità, incredibilmente fragile. Ma l'osservazione senza azione è solo voyeurismo d'opposizione. Una volta che avete visto il codice, avete l'obbligo morale di proteggere il vostro metro quadrato di sovranità. È il momento del salto quantico, cioè dobbiamo passare definitivamente dal commento al documento perchè OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto.

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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