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IL MOSTRO DELLA COLLINA

Il Mostro della collina

In un paese lontano, c’era una collina avvolta da nebbia fitta e silenzio immobile.
Da generazioni si raccontava che sulla sua cima vivesse un mostro spaventoso, alto come una torre, con denti affilati e occhi capaci di trafiggerti l’anima.

“Chi osa salire,” si diceva, “non torna più.”

Ma il villaggio, col tempo, aveva smesso di aver paura.
La leggenda si era trasformata in un argomento da discussione, da opinione.
Nessuno saliva la collina. Nessuno la ignorava del tutto.
Ognuno aveva la sua teoria, la sua idea, la sua verità.

Alcuni dicevano:

“Il mostro non esiste. È solo un simbolo.”
Altri:
“Il vero mostro è chi ci fa credere che esista.”
E altri ancora:
“Io ci sono andato. Ho visto. So come stanno le cose.”

Ma nessuno ci era andato davvero.
Avevano visto immagini sfocate, ascoltato racconti costruiti ad arte, ricevuto una versione del mostro preconfezionata, fatta su misura per appagare il loro bisogno di sentirsi più intelligenti degli altri.

E il villaggio era pieno di persone che credevano di sapere tutto, ma non sapevano più nulla davvero.

Mira, una ragazza del villaggio, li ascoltava parlare.

Li vedeva combattere con parole eleganti, concetti raffinati, sorrisi compiaciuti.
Nessuno tremava. Nessuno ammetteva dubbio.
Tutti erano troppo impegnati a giocare a chi era più lucido.

Un giorno, stanca di tutto questo, Mira disse:

“Io voglio vedere con i miei occhi. Non per sentirmi superiore. Non per vincere un dibattito.
Voglio solo la verità, nuda. Anche se è scomoda. Anche se mi farà tremare.”

E salì.

La collina era come raccontavano: immersa nella nebbia, piena di suoni incerti, sagome ambigue.
Nel silenzio più profondo, vide una creatura.

Il mostro esisteva. Ma non era quello che avevano descritto.

Non era una torre. Non aveva occhi infuocati.
Era un grande cinghiale, feroce, selvatico, reale. Non un simbolo, non un’invenzione.
Pericoloso, sì. Ma non invincibile.
Solo che nessuno l’aveva visto davvero. Solo che tutti si erano accontentati di un’immagine distorta, utile solo ad alimentare la propria illusione di superiorità.

Quando tornò al villaggio, Mira parlò.

“Il mostro c’è. Ma non è quello che pensate.
E non è nemmeno quello che vi hanno fatto vedere, quando volevano convincervi di essere più svegli degli altri.
Vi hanno dato un mostro già interpretato, già digerito, già usato.
E voi ci siete cascati, perché era più facile pensare: ‘Io l’ho capito, gli altri no.’

“Il problema non è chi ha paura del mostro.
Il problema è chi crede di averlo già affrontato solo perché ha visto una sua caricatura.
Una versione che vi hanno dato per compiacere la vostra presunzione.
Per farvi sentire più svegli, più liberi, più veri.
Ma in realtà siete solo più chiusi, più lontani dalla verità.
E il mostro, nel frattempo… continua a vivere indisturbato.”

Fece silenzio. Poi disse:

“Io l’ho visto. E ora so.
Ma non basta che io sappia. Non basta che io sia salita.
Perché finché ognuno non abbandonerà la propria illusione e non salirà per davvero quella collina…
la paura continuerà a governare sotto mentite spoglie.

La verità non si eredita. Non si indovina. Non si compra.

Si sale. Si guarda. Si accetta.

E solo allora… si è davvero liberi.”

Riflessione finale

“Attento a quando dici di non avere paura.
Attento a quando credi di sapere già.
Attento quando pensi di essere più consapevole degli altri.

Perché quella potrebbe essere solo la paura che ha cambiato maschera.

Una paura che non ti fa tremare… ma ti fa credere di essere sveglio.

Ti mostrano un mostro falso, e tu lo accetti con entusiasmo,
perché così puoi dire: ‘Io l’ho già visto. Io l’ho già capito.’

Ma la verità…
non si capisce parlando.
Si conquista salendo.
E tu?
Hai mai davvero salito la collina?

 

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