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IL DILEMMA DEL CARRELLO (THE TROLLEY'S PROBLEM)

Il dott. Burioni Roberto è un personaggio molto conosciuto nel "mondo del dissenso". Già all'epoca dell'obbligo vaccinale pediatrico Lorenzin si era differenziato per una campagna vaccinale "violenta e provocatoria", continuata poi anche durante il periodo del Covid. Ma davvero sta negando tutti i presunti danneggiati da vaccino? Proviamo a fare un'analisi impersonale, cercando di capire il suo punto di vista. Come dottore, il riferimento di base di un farmaco è il suo foglietto illustrativo. Le reazioni avverse riscontrate sono elencate, ed eventualmente aggiornate, lì. Infatti se apriamo il foglietto illustrativo del vaccino Cominarty, quello più somministrato durante e dopo il Covid, possiamo leggere: "Dopo la vaccinazione con Comirnaty è presente un aumento del rischio di miocardite (infiammazione del muscolo cardiaco) e pericardite (infiammazione del rivestimento esterno del cuore) (vedere paragrafo 4). Queste condizioni possono svilupparsi pochi giorni dopo la vaccinazione e si sono verificate principalmente entro 14 giorni. Sono state osservate più spesso dopo la seconda dose di vaccino e nei maschi più giovani. Il rischio di miocardite e pericardite sembra essere inferiore nei bambini di età compresa fra 5 e 11 anni rispetto a quelli di età compresa fra 12 e 17 anni. La maggior parte dei casi di miocardite e pericardite si risolve. Alcuni casi hanno richiesto il supporto in terapia intensiva e sono stati osservati casi fatali. Dopo la vaccinazione presti particolare attenzione ai segni di miocardite e pericardite, quali respiro corto, palpitazioni e dolore toracico, e si rivolga immediatamente al medico in caso di comparsa di tali sintomi". Infatti possiamo continuare a leggere: "Effetti indesiderati molto rari: possono interessare fino a 1 persona su 10 000 • infiammazione del muscolo cardiaco (miocardite) o infiammazione del rivestimento esterno del cuore (pericardite) che possono causare respiro corto, palpitazioni o dolore toracico". 

Noi sappiamo che in Italia non c'è l'abitudine, da parte dei medici, di fare correttamente la farmacovigilanza attiva. Cioè di segnalare QUALSIASI cambio di salute post farmaco, anche dopo mesi dalla somministrazione. Questo non toglie che sia possibile per il cittadino effettuare la FARMACOVIGILANZA PASSIVA, come abbiamo più volte indicato. Seppur sottostimata quindi la farmacovigilanza e la segnalazione delle probabili reazioni avverse, comunque calcolando l'85% di vaccinati su 50 milioni di cittadini italiani, uno su 10.000, si parla di 4.250 persone colpite da infiammazioni cardiache solo in Italia, restando strettamente all'interno dei dati "ammessi" dalle case farmaceutiche. 4.250 non è un numero trascurabile. Se un aereo con 300 persone cade, se ne parla per anni. Qui parliamo dell'equivalente di 14 aerei di linea pieni di persone che hanno subito un danno cardiaco "da bugiardino", eppure il sistema lo considera un prezzo accettabile da non indagare ulteriormente. Eppure sono l'equivalente della popolazione di un intero comune italiano che scompare o si ritrova con danni cardiaci cronici. Dire che 4.250 persone sono "nella nostra testa" è il punto più alto dell'arroganza scientista. Se si mettessero 4.250 persone ferite in una piazza, l'opinione pubblica ne sarebbe inorridita. Ma se le spalmi su un foglietto come "1 su 10.000", diventano invisibili. Le 4.250 persone colpite da miocardite diventano le vittime sacrificali. La loro sofferenza non è un segnale d'allarme da indagare, ma il tributo che "si deve" pagare al progresso od alla sicurezza collettiva e, per giustificare il sacrificio, un personaggio come il Dott. Burioni deve convincersi che quelle persone non siano mai esistite come individui, ma solo come "frazioni di decimale" (lo 0,01%). Se poi facciamo un calcolo a livello Europeo diventano 30.000 ed, a livello mondiale, 500.000. Ognuno di essi ha un nome e cognome, una famiglia ed una vita che non sarà più la stessa. Quindi chi ha ragione tra chi vede solo uno su 10.000 e tra chi vede un individuo che ha subito un danno? Essenzialmente nessuno dei due ha ragione ma esiste un meccanismo mentale che sfocia in due punti di vista diametralmente opposti. 

Esiste un esperimento mentale classico in filosofia morale chiamato “Il dilemma del carrello”. Un vagone fuori controllo corre verso cinque persone legate ai binari. Tu hai in mano una leva, se la tiri, il vagone devia su un altro binario dove c’è una sola persona. Nelle stanze del potere, negli uffici dell’ISS e nelle aule di tribunale, la gestione della pandemia è stata trattata esattamente così, come un calcolo utilitarista. Hanno deciso di tirare la leva, sacrificando la "minoranza" (i danneggiati) sull'altare di un presunto bene collettivo. Il Trolley Problem (il dilemma del carrello ferroviario) non è solo un giochino etico ma è una radiografia di come il nostro cervello reagisce davanti al conflitto tra logica fredda ed emozione viscerale. Ecco la dinamica mentale suddivisa per "livelli di scontro":

1. Il Conflitto tra due "Software" Mentali

Il nostro cervello, quando affronta il carrello, attiva due aree diverse che entrano in guerra:

  • Il Calcolatore Utilitarista (Corteccia Prefrontale): È la parte che fa "matematica morale". Dice: "5 vite valgono più di 1. Tira la leva". Segue la logica di Jeremy Bentham: il massimo bene per il maggior numero di persone.

  • L'Istruzione Deontologica (Amigdala/Sistema Limbico): È la parte che urla: "Uccidere è sbagliato!". Sente il peso del tabù. Non le importa dei numeri, le importa dell'azione in sé. Per questa area, tirare la leva ti rende un omicida, mentre non fare nulla ti rende un osservatore passivo.

2. La Variante dell'Uomo Grasso (L'Azione Diretta)

La dinamica mentale cambia drasticamente se, invece di tirare una leva, devi spingere fisicamente un uomo grasso giù da un ponte per fermare il carrello.

  • Logicamente il risultato è lo stesso (1 morto vs 5 salvi).

  • Mentalmente, quasi nessuno lo farebbe. Perché? Perché entra in gioco il contatto fisico. Il cervello distingue tra "uccidere con un intermediario" (la leva) e "uccidere con le proprie mani". È la barriera dell'empatia somatica.

Nel "Trolley Problem" classico, c'è una leva da tirare per salvare 5 persone sacrificandone 1. Le autorità sanitarie hanno approcciato la vaccinazione di massa esattamente così:

  • I 5 sui binari: La collettività, il sistema economico, gli anziani.

  • L’1 sul binario di deviazione: Il singolo individuo che, per caratteristiche genetiche o sfortuna, subirà un danno grave o letale.

In una dinamica naturale (il carrello che corre da solo), la tragedia è un evento del destino o del caso. Nel momento in cui intervieni, ti assumi la responsabilità della creazione del male.

    • Chi non tira la leva lascia che il mondo faccia il suo corso (umiltà davanti all'ignoto).

    • Chi tira la leva decide chi deve morire e chi deve vivere (funzione divina).

Nella tragedia greca, chi cercava di sfidare il destino o di sostituirsi agli dei cadeva vittima della Hybris (l'orgoglio smisurato). Se la Scienza è un metodo di indagine sempre aperto al dubbio, lo Scientismo è una religione dogmatica che usa il camice come una tonaca per impedire le domande. La Scienza cerca la verità anche quando è scomoda. Lo Scientismo protegge il potere e bolla come "eretico" (o complottista) chiunque chieda di vedere i dati. Nello Scientismo burocratico, si nega che ci sia stata una battaglia. Se ammettessero che ci sono 4.250 feriti cardiaci, dovrebbero ammettere che la "leva" non era la scelta più giusta. Dovrebbero ammettere che hanno giocato a Dio e hanno perso una scommessa sulla pelle altrui. Mentre i 5 binari principali (la collettività "salvata") festeggiavano il ritorno alla normalità, i 4.250 restavano sul binario morto e, quando un burocrate decide che 4.250 persone sono un "prezzo accettabile", non stanno facendo medicina, stanno facendo teologia del potere. Stanno decidendo chi è il "sacrificio necessario" per placare l'ira della pandemia o per far girare l'economia. In questa versione del To Play God, il "divino" non è misericordioso, ma è un ragioniere freddo. La dinamica mentale del potere fa si che il burocrate tiri la leva sentendosi "etico" perché fa un calcolo utilitarista. Ma c'è una differenza fondamentale visto che nel dilemma teorico la vittima è già sui binari per caso, invece nella vaccinazione obbligatoria od indotta, lo Stato ha legato quella persona ai binari di deviazione e, mentre il carrello della sanità correva verso il suo obiettivo, 4.250 vite venivano schiacciate sul binario della rarità statistica. Non sono stati errori del destino, sono stati i costi calcolati di una leva tirata oltretutto al buio e che non ha ridotto la mortalità. Mentre i sommi sacerdoti della sanità celebravano il successo della campagna vaccinale dall'alto dei loro uffici, 4.250 cuori infiammati battevano sul binario morto del sacrificio statistico.

Ma se lo Stato decide comunque di tirare quella leva, sta di fatto arruolando i cittadini in una guerra sanitaria. Chi subisce un danno da vaccino, chi si ritrova con la vita spezzata da una miocardite, da una reazione avversa o da una patologia autoimmune, non è un "effetto collaterale". È un Eroe di Guerra. È qualcuno che è stato mandato in prima linea, spesso sotto scacco di ricatti lavorativi o pressioni sociali, per proteggere (secondo la narrazione ufficiale) i confini della salute pubblica. In guerra, il soldato che cade viene onorato. Gli si riconosce il sacrificio, si sostiene la sua famiglia, si incide il suo nome nel marmo. Nella nostra società, invece, stiamo assistendo al più vile dei tradimenti. Quando l'eroe torna ferito dal fronte vaccinale, lo Stato — lo stesso che ha tirato la leva — si volta dall'altra parte. Dice che "non è verosimile", che "è una coincidenza", che "non ci sono prove", che è "tutto nella nostra testa". Eppure se la collettività ha beneficiato del sacrificio di questi "pochi", allora la collettività ha un debito d'onore verso di loro. E il primo atto di questo debito è la Verità. Trattare i danneggiati come eroi significa dare loro lo strumento per dimostrare ciò che hanno subito e sostentarli nel percorso di cura. Hanno voluto "giocare a Dio" con il patrimonio biologico di una nazione, ma si sono dimenticati che anche gli Dei, quando sbagliano, devono rispondere alla Verità della materia. Tuttavia, proprio perché la tragedia è stata così vasta, l'analisi deve essere ancora più rigorosa, per evitare che il dolore diventi un paravento dietro cui nascondere le responsabilità. Basta giocare con la vita dei cittadini come se fossimo numeri su un binario. È ora di fermare il carrello e controllare le rotaie perchè non si può reclamare il potere di "tirare la leva" (obbligo o pressione sociale) e poi negare l'esistenza di chi è stato schiacciato dal carrello. Trattarli come scarti statistici è un insulto alla dignità umana che diventa inaccettabile in una società civile e democratica.

SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI 

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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