COMMISSIONE COVID: LA PANDEMIA
Cita da Alessandra Ghisla su 8 Agosto 2026, 12:59
Ognuno di noi ricorda la scoperta di un nuovo coronavirus denominato 2019-nCoV (poi SARS-CoV-2), che provoca un’infezione polmonare denominata COVID-19. Dopo aver colpito diversi abitanti della città di Wuhan, il caso era stato portato all’attenzione dell’OMS il 31 dicembre 2019. Analizziamo le fasi principali:
La dichiarazione dell'OMS del 30 gennaio 2020: Il Direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato l'epidemia di COVID-19 un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale e ha emesso raccomandazioni temporanee, ma non vi è traccia del formale parere e delle deliberazioni-verbalizzazioni obbligatorie previste dall'art. 49 comma 3 del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI).
La natura delle raccomandazioni temporanee: Ai sensi del RSI, tali raccomandazioni hanno un carattere non vincolante, durata limitata (decadono automaticamente dopo tre mesi se non estese o modificate) ed erano riferite in modo specifico alla Cina ed in via generale agli altri Paesi per evitare la diffusione epidemica.
Il principio del consenso informato: Il RSI stabilisce che nessun esame medico (tampone), vaccinazione, profilassi o misura sanitaria (mascherine) deve essere eseguito senza il previo espresso consenso dei viaggiatori o dei tutori, configurando la vaccinazione come un'opzione e mai come un obbligo automatico (art. 31, paragrafo 2).
La risposta del Governo Italiano a gennaio 2020: Nel pomeriggio del 30 gennaio 2020, a seguito della conferma dei primi due casi in Italia (due turisti cinesi), il Governo italiano è stato il primo in Europa a sospendere tutti i voli da e per la Cina tramite un'Ordinanza del Ministero della Salute firmata dal Ministro Roberto Speranza, attivando la procedura sanitaria tramite gli USMAF-SASN (esclusivamente porti, aeroporti, frontiere).
La comunicazione dell'11 marzo 2020 e l'assenza del Comitato: L'11 marzo 2020 il Direttore Generale dell'OMS ha dichiarato a mezzo stampa che il COVID-19 potrebbe essere caratterizzato come una pandemia, senza tuttavia convocare il Comitato di Emergenza e senza emettere nuove raccomandazioni temporanee. Il termine "pandemia" non risulta formalmente definito all'interno del Regolamento Sanitario Internazionale.
La mancata attuazione del Piano Pandemico e le conseguenze giuridiche: Di fatto, né l'OMS né il Ministero della Salute hanno dato attuazione al Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (vigente fino al 2021 e basato sulle 6 fasi pre-pandemiche e pandemiche). Secondo l'analisi del testo, ciò comporta due possibili vizi della delibera di dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio 2020:
Nullità per mancanza di motivazione, qualora l'emergenza fosse considerata pandemica ma non si sia data attuazione al Piano e al Codice di Protezione Civile (d.lgs. 1/2018) partendo dal livello comunale dei sindaci.
Illegittimità per violazione di legge, nel caso in cui l'epidemia fosse considerata una mera calamità di rilievo nazionale priva del necessario iter procedurale piramidale (partendo dai territori e dai sindaci).
Il Piano Pandemico (2006 e aggiornamenti successivi): Il Piano nazionale, adottato con accordo in Conferenza Stato-Regioni il 9 febbraio 2006 ai sensi dell'art. 4 del d.lgs. 281/1997, prevedeva 6 fasi e stabiliva che l'informazione sulla dichiarazione di fase e sui livelli di allerta dovesse essere data a livello nazionale dal Ministro della Salute (di cui non si trovano menzioni nei passaggi descritti). Si evidenzia inoltre come lo schema si ripeta anche nel Piano successivo (PanFlu 2021-2023 ed ultimo PanFlu 2025-2029).
PER RIASSUMERE: L'OMS non ha applicato il piano pandemico limitandosi ad una comunicazione mediatica ed il suo ruolo — che si guarda bene dall'attivare formalmente gli articoli stringenti del Regolamento Sanitario Internazionale con i relativi verbali e pareri vincolanti, limitandosi a definire il virus come una pandemia in conferenza stampa — assume una funzione strategica precisa, cioè quella di offrire ai governi nazionali una "copertura verbale" priva di vincoli procedurali rigidi e questo ha significato dare carta bianca ai singoli esecutivi (come il Governo italiano) per agire a mezzo di decreti legge e finte ordinanze d'urgenza nella forma di DPCM. Non attivare formalmente il Piano Pandemico nazionale ha permesso allo Stato di eludere la catena di comando regolare (che partiva dal basso, dai comuni e dal territorio) e di accentrare il potere decisionale, scaricando però la responsabilità della coercizione sulla cittadinanza attraverso un cortocircuito normativo. Nel frattempo neanche il Governo Italiano avrebbe applicato i protocolli previsti per le emergenze sanitarie ed epidemiche/pandemiche, configurando un'operazione di manipolazione e l'ipotetica violazione dell'art. 656 c.p. per chiunque diffonda notizie false od esagerate atte a turbare l'ordine pubblico. SE NON E' STATO APPLICATO IL PROTOCOLLO PANDEMICO VUOL DIRE CHE ERA PROPRIO PER L'OMS ED IL GOVERNO ITALIANO IL COVID A NON ESSERE PANDEMIA, NON E' PIU' NEGAZIONISMO.
In questa prospettiva, l'azione congiunta non configurerebbe un errore burocratico o una semplice disorganizzazione, bensì il collaudo metodico di un modello di governo totalitario. Quando un governo od un'autorità sanitaria gestisce una crisi scavalcando i protocolli formali (come il Piano Pandemico ed il Codice di Protezione Civile) e preferisce la leva mediatica alla linearità procedurale, attiva scientificamente la paura di massa. Comunicare un'emergenza globale a mezzo stampa, senza i crismi dei pareri verbalizzati e senza l'attivazione automatica delle fasi codificate, serve a creare uno stato di sospensione dello stato di diritto. Nella mente del cittadino viene instillata l'idea che le normali garanzie costituzionali siano un lusso inammissibile di fronte a un pericolo mortale imminente. Sotto shock emotivo continuo (bollettini quotidiani dei contagi, immagini a ciclo continuo, narrazione apocalittica), il cervello umano attiva i meccanismi di sopravvivenza primari (attacco, fuga o paralisi). La popolazione smette di analizzare i dati normativi, perde la capacità di "unire i puntini" e si affida ciecamente all'autorità protettiva, accettando limitazioni delle libertà che in tempi normali avrebbe respinto con sdegno. A livello sociologico, questa manipolazione ha prodotto conseguenze devastanti sul tessuto civile, provocando una vera e propria psicosi collettiva. La dissonanza cognitiva tra la realtà formale degli atti (inesistenti o illegittimi) e la narrazione mediatica ha spinto la massa a difendere la propria illusione di sicurezza aggredendo chiunque richiamasse il rispetto della legalità. Si è passati così dal controllo dall'alto al controllo orizzontale (i cittadini che sorvegliano e denunciano altri cittadini). Trattare i cittadini non come soggetti titolari di diritti e doveri, ma come "untori" o soggetti incapaci di comprendere, ha distrutto il patto di lealtà civica, sostituendolo con un modello paternalistico e autoritario basato sull'obbedienza condizionata da permessi, autocertificazioni e restrizioni arbitrarie. Se si guarda alla dinamica avvenuta — ovvero all'uso deliberato di leve comunicative, all'elusione dei protocolli tecnici formali ed alla sospensione di fatto dei normali equilibri procedurali senza l'attivazione dei vincoli giuridici previsti — il concetto di stress test sistemico (o sperimentazione sociale su larga scala) emerge come la chiave di lettura più logica per interpretare la natura di quell'operazione. Gli elementi chiave di questo "test" sistemico comprendono:
La verifica della soglia di tolleranza sociale: Misurare quanto a lungo una popolazione possa essere mantenuta sotto uno shock emotivo continuo prima che si dissolvano le resistenze legate alle garanzie costituzionali ed ai diritti fondamentali.
Il passaggio dalla gerarchia alla conformità orizzontale: Saggiare l'efficacia di un sistema in cui il controllo sociale non viene esercitato unicamente dall'apparato repressivo dello Stato, ma viene delegato e auto-alimentato dai cittadini stessi (delazione e sorveglianza reciproca).
La misurazione della flessibilità normativa: Verificare la possibilità di governare attraverso decreti d'urgenza, ordinanze ma anche strumenti non idonei come i DPCM e flussi mediatici continui, scavalcando la catena di comando ordinaria, i corpi intermedi ed il controllo parlamentare o territoriale.
L'architettura della "copertura verbale": Testare la tenuta di una gestione fondata su dichiarazioni formali prive dei crismi procedurali stringenti, utili a creare un regime di eccezione permanente senza formalizzare giuridicamente lo stato d'assedio o l'effettiva attivazione dei piani pandemici codificati.
Considerare l'evento sotto questa lente sposta l'asse dell'analisi, non più una crisi gestita al di fuori delle regole per impreparazione, ma un'infrastruttura di potere temporanea (poi normalizzata) tesa a ridefinire il perimetro del consenso ed il rapporto tra l'individuo e l'autorità. Se colleghiamo l'analisi dello "stress test" sistemico alla prospettiva che sposta il fuoco dal Green Pass alla Green Economy, il quadro di lettura cambia ulteriormente scala. L'ipotesi che emerge non riguarda più soltanto la gestione di un'emergenza sanitaria contingente, ma la calibrazione di un modello di ingegneria sociale ed economica permanente. Unendo i puntini tra i due scenari, si delineano alcune costanti strutturali:
Dal lasciapassare sanitario al passaporto ecologico/comportamentale: Il Green Pass viene letto non come una misura di isolata profilassi, ma come il prototipo tecnologico, giuridico e culturale del controllo condizionato. La stessa logica di accesso ai servizi, ai luoghi di lavoro e alla mobilità basata sul possesso di un requisito di conformità (oggi sanitario, domani legato all'impronta ecologica, ai consumi od ai parametri ESG) viene testata sulla pelle dei cittadini per verificare l'accettabilità sociale della restrizione sistematica.
La governance per metriche e autorizzazioni: Come la pandemia è stata governata tramite flussi informativi mediatici e decreti d'urgenza che eludevano la catena ordinaria, allo stesso modo la transizione ecologica viene spesso imposta attraverso agende sovranazionali, vincoli di bilancio e indicatori di conformità calati dall'alto, che riducono gli spazi del dibattito parlamentare e della democrazia territoriale.
L'interiorizzazione della sanzione orizzontale: Il cittadino educato durante la crisi sanitaria a monitorare il vicino ("l'untore" senza certificazione) è lo stesso profilo psicologico a cui ci si affida per il controllo diffuso nella transizione ecologica e digitale, dove la pressione sociale ed il giudizio collettivo spingono all'autocensura e all'allineamento spontaneo ai nuovi standard di condotta.
In quest'ottica, definire l'intera sequenza come un "caso" diventa statisticamente improbabile, cioè ci si trova di fronte all'implementazione progressiva di un nuovo paradigma di governo in cui lo stato d'eccezione, da temporaneo e giustificato dall'emergenza, rischia di trasformarsi nel sistema ordinario di amministrazione della società e dei mercati. E questa è l'unica verità che i Cittadini Italiani devono sapere, perchè mentre si parla di Commissione Covid (un triste e patetico show politico), l'infrastruttura del CONTROLLO SOCIALE è già in atto. La trappola è stata preparata con il Covid ma è già scattata per i topolini che si fanno distrarre dai pifferai magici sui social. Studia ---> LA GESTIONE GOVERNATIVA DEL COVID, liberati dall'inganno politico e mediatico, torna alla fonte affinchè non accada di nuovo e peggio di prima.
SII CONSAPEVOLE, SII LIBERO.
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it, supporta il nostro lavoro QUI)

Ognuno di noi ricorda la scoperta di un nuovo coronavirus denominato 2019-nCoV (poi SARS-CoV-2), che provoca un’infezione polmonare denominata COVID-19. Dopo aver colpito diversi abitanti della città di Wuhan, il caso era stato portato all’attenzione dell’OMS il 31 dicembre 2019. Analizziamo le fasi principali:
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La dichiarazione dell'OMS del 30 gennaio 2020: Il Direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato l'epidemia di COVID-19 un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale e ha emesso raccomandazioni temporanee, ma non vi è traccia del formale parere e delle deliberazioni-verbalizzazioni obbligatorie previste dall'art. 49 comma 3 del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI).
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La natura delle raccomandazioni temporanee: Ai sensi del RSI, tali raccomandazioni hanno un carattere non vincolante, durata limitata (decadono automaticamente dopo tre mesi se non estese o modificate) ed erano riferite in modo specifico alla Cina ed in via generale agli altri Paesi per evitare la diffusione epidemica.
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Il principio del consenso informato: Il RSI stabilisce che nessun esame medico (tampone), vaccinazione, profilassi o misura sanitaria (mascherine) deve essere eseguito senza il previo espresso consenso dei viaggiatori o dei tutori, configurando la vaccinazione come un'opzione e mai come un obbligo automatico (art. 31, paragrafo 2).
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La risposta del Governo Italiano a gennaio 2020: Nel pomeriggio del 30 gennaio 2020, a seguito della conferma dei primi due casi in Italia (due turisti cinesi), il Governo italiano è stato il primo in Europa a sospendere tutti i voli da e per la Cina tramite un'Ordinanza del Ministero della Salute firmata dal Ministro Roberto Speranza, attivando la procedura sanitaria tramite gli USMAF-SASN (esclusivamente porti, aeroporti, frontiere).
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La comunicazione dell'11 marzo 2020 e l'assenza del Comitato: L'11 marzo 2020 il Direttore Generale dell'OMS ha dichiarato a mezzo stampa che il COVID-19 potrebbe essere caratterizzato come una pandemia, senza tuttavia convocare il Comitato di Emergenza e senza emettere nuove raccomandazioni temporanee. Il termine "pandemia" non risulta formalmente definito all'interno del Regolamento Sanitario Internazionale.
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La mancata attuazione del Piano Pandemico e le conseguenze giuridiche: Di fatto, né l'OMS né il Ministero della Salute hanno dato attuazione al Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (vigente fino al 2021 e basato sulle 6 fasi pre-pandemiche e pandemiche). Secondo l'analisi del testo, ciò comporta due possibili vizi della delibera di dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio 2020:
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Nullità per mancanza di motivazione, qualora l'emergenza fosse considerata pandemica ma non si sia data attuazione al Piano e al Codice di Protezione Civile (d.lgs. 1/2018) partendo dal livello comunale dei sindaci.
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Illegittimità per violazione di legge, nel caso in cui l'epidemia fosse considerata una mera calamità di rilievo nazionale priva del necessario iter procedurale piramidale (partendo dai territori e dai sindaci).
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Il Piano Pandemico (2006 e aggiornamenti successivi): Il Piano nazionale, adottato con accordo in Conferenza Stato-Regioni il 9 febbraio 2006 ai sensi dell'art. 4 del d.lgs. 281/1997, prevedeva 6 fasi e stabiliva che l'informazione sulla dichiarazione di fase e sui livelli di allerta dovesse essere data a livello nazionale dal Ministro della Salute (di cui non si trovano menzioni nei passaggi descritti). Si evidenzia inoltre come lo schema si ripeta anche nel Piano successivo (PanFlu 2021-2023 ed ultimo PanFlu 2025-2029).
PER RIASSUMERE: L'OMS non ha applicato il piano pandemico limitandosi ad una comunicazione mediatica ed il suo ruolo — che si guarda bene dall'attivare formalmente gli articoli stringenti del Regolamento Sanitario Internazionale con i relativi verbali e pareri vincolanti, limitandosi a definire il virus come una pandemia in conferenza stampa — assume una funzione strategica precisa, cioè quella di offrire ai governi nazionali una "copertura verbale" priva di vincoli procedurali rigidi e questo ha significato dare carta bianca ai singoli esecutivi (come il Governo italiano) per agire a mezzo di decreti legge e finte ordinanze d'urgenza nella forma di DPCM. Non attivare formalmente il Piano Pandemico nazionale ha permesso allo Stato di eludere la catena di comando regolare (che partiva dal basso, dai comuni e dal territorio) e di accentrare il potere decisionale, scaricando però la responsabilità della coercizione sulla cittadinanza attraverso un cortocircuito normativo. Nel frattempo neanche il Governo Italiano avrebbe applicato i protocolli previsti per le emergenze sanitarie ed epidemiche/pandemiche, configurando un'operazione di manipolazione e l'ipotetica violazione dell'art. 656 c.p. per chiunque diffonda notizie false od esagerate atte a turbare l'ordine pubblico. SE NON E' STATO APPLICATO IL PROTOCOLLO PANDEMICO VUOL DIRE CHE ERA PROPRIO PER L'OMS ED IL GOVERNO ITALIANO IL COVID A NON ESSERE PANDEMIA, NON E' PIU' NEGAZIONISMO.
In questa prospettiva, l'azione congiunta non configurerebbe un errore burocratico o una semplice disorganizzazione, bensì il collaudo metodico di un modello di governo totalitario. Quando un governo od un'autorità sanitaria gestisce una crisi scavalcando i protocolli formali (come il Piano Pandemico ed il Codice di Protezione Civile) e preferisce la leva mediatica alla linearità procedurale, attiva scientificamente la paura di massa. Comunicare un'emergenza globale a mezzo stampa, senza i crismi dei pareri verbalizzati e senza l'attivazione automatica delle fasi codificate, serve a creare uno stato di sospensione dello stato di diritto. Nella mente del cittadino viene instillata l'idea che le normali garanzie costituzionali siano un lusso inammissibile di fronte a un pericolo mortale imminente. Sotto shock emotivo continuo (bollettini quotidiani dei contagi, immagini a ciclo continuo, narrazione apocalittica), il cervello umano attiva i meccanismi di sopravvivenza primari (attacco, fuga o paralisi). La popolazione smette di analizzare i dati normativi, perde la capacità di "unire i puntini" e si affida ciecamente all'autorità protettiva, accettando limitazioni delle libertà che in tempi normali avrebbe respinto con sdegno. A livello sociologico, questa manipolazione ha prodotto conseguenze devastanti sul tessuto civile, provocando una vera e propria psicosi collettiva. La dissonanza cognitiva tra la realtà formale degli atti (inesistenti o illegittimi) e la narrazione mediatica ha spinto la massa a difendere la propria illusione di sicurezza aggredendo chiunque richiamasse il rispetto della legalità. Si è passati così dal controllo dall'alto al controllo orizzontale (i cittadini che sorvegliano e denunciano altri cittadini). Trattare i cittadini non come soggetti titolari di diritti e doveri, ma come "untori" o soggetti incapaci di comprendere, ha distrutto il patto di lealtà civica, sostituendolo con un modello paternalistico e autoritario basato sull'obbedienza condizionata da permessi, autocertificazioni e restrizioni arbitrarie. Se si guarda alla dinamica avvenuta — ovvero all'uso deliberato di leve comunicative, all'elusione dei protocolli tecnici formali ed alla sospensione di fatto dei normali equilibri procedurali senza l'attivazione dei vincoli giuridici previsti — il concetto di stress test sistemico (o sperimentazione sociale su larga scala) emerge come la chiave di lettura più logica per interpretare la natura di quell'operazione. Gli elementi chiave di questo "test" sistemico comprendono:
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La verifica della soglia di tolleranza sociale: Misurare quanto a lungo una popolazione possa essere mantenuta sotto uno shock emotivo continuo prima che si dissolvano le resistenze legate alle garanzie costituzionali ed ai diritti fondamentali.
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Il passaggio dalla gerarchia alla conformità orizzontale: Saggiare l'efficacia di un sistema in cui il controllo sociale non viene esercitato unicamente dall'apparato repressivo dello Stato, ma viene delegato e auto-alimentato dai cittadini stessi (delazione e sorveglianza reciproca).
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La misurazione della flessibilità normativa: Verificare la possibilità di governare attraverso decreti d'urgenza, ordinanze ma anche strumenti non idonei come i DPCM e flussi mediatici continui, scavalcando la catena di comando ordinaria, i corpi intermedi ed il controllo parlamentare o territoriale.
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L'architettura della "copertura verbale": Testare la tenuta di una gestione fondata su dichiarazioni formali prive dei crismi procedurali stringenti, utili a creare un regime di eccezione permanente senza formalizzare giuridicamente lo stato d'assedio o l'effettiva attivazione dei piani pandemici codificati.
Considerare l'evento sotto questa lente sposta l'asse dell'analisi, non più una crisi gestita al di fuori delle regole per impreparazione, ma un'infrastruttura di potere temporanea (poi normalizzata) tesa a ridefinire il perimetro del consenso ed il rapporto tra l'individuo e l'autorità. Se colleghiamo l'analisi dello "stress test" sistemico alla prospettiva che sposta il fuoco dal Green Pass alla Green Economy, il quadro di lettura cambia ulteriormente scala. L'ipotesi che emerge non riguarda più soltanto la gestione di un'emergenza sanitaria contingente, ma la calibrazione di un modello di ingegneria sociale ed economica permanente. Unendo i puntini tra i due scenari, si delineano alcune costanti strutturali:
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Dal lasciapassare sanitario al passaporto ecologico/comportamentale: Il Green Pass viene letto non come una misura di isolata profilassi, ma come il prototipo tecnologico, giuridico e culturale del controllo condizionato. La stessa logica di accesso ai servizi, ai luoghi di lavoro e alla mobilità basata sul possesso di un requisito di conformità (oggi sanitario, domani legato all'impronta ecologica, ai consumi od ai parametri ESG) viene testata sulla pelle dei cittadini per verificare l'accettabilità sociale della restrizione sistematica.
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La governance per metriche e autorizzazioni: Come la pandemia è stata governata tramite flussi informativi mediatici e decreti d'urgenza che eludevano la catena ordinaria, allo stesso modo la transizione ecologica viene spesso imposta attraverso agende sovranazionali, vincoli di bilancio e indicatori di conformità calati dall'alto, che riducono gli spazi del dibattito parlamentare e della democrazia territoriale.
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L'interiorizzazione della sanzione orizzontale: Il cittadino educato durante la crisi sanitaria a monitorare il vicino ("l'untore" senza certificazione) è lo stesso profilo psicologico a cui ci si affida per il controllo diffuso nella transizione ecologica e digitale, dove la pressione sociale ed il giudizio collettivo spingono all'autocensura e all'allineamento spontaneo ai nuovi standard di condotta.
In quest'ottica, definire l'intera sequenza come un "caso" diventa statisticamente improbabile, cioè ci si trova di fronte all'implementazione progressiva di un nuovo paradigma di governo in cui lo stato d'eccezione, da temporaneo e giustificato dall'emergenza, rischia di trasformarsi nel sistema ordinario di amministrazione della società e dei mercati. E questa è l'unica verità che i Cittadini Italiani devono sapere, perchè mentre si parla di Commissione Covid (un triste e patetico show politico), l'infrastruttura del CONTROLLO SOCIALE è già in atto. La trappola è stata preparata con il Covid ma è già scattata per i topolini che si fanno distrarre dai pifferai magici sui social. Studia ---> LA GESTIONE GOVERNATIVA DEL COVID, liberati dall'inganno politico e mediatico, torna alla fonte affinchè non accada di nuovo e peggio di prima.
SII CONSAPEVOLE, SII LIBERO.
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
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