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BUTAC E LE FAKE NEWS


Se andiamo a leggere sul sito di BUTAC possiamo trovare: "BUTAC – acronimo di Bufale Un Tanto al Chilo – è un progetto editoriale indipendente nato per contrastare la disinformazione e promuovere una solida alfabetizzazione digitale. Operiamo con un obiettivo preciso: difendere il diritto a un’informazione corretta, verificabile e contestualizzata, in un ecosistema informativo sempre più esposto a manipolazioni, propaganda, semplificazioni fuorvianti e narrative pseudoscientifiche". Quindi un sito attendibile di professionisti che lavorano proprio per andare alla fonte e smentire tutte le notizie false o faziose che si trovano in rete. Infatti abbiamo avuto "l'onore" di essere revisionati da BUTAC che potete leggere qui ---> LA CIE E LE CONTESTAZIONI IN LEGALESE ma vanno senz'altro analizzate le tecniche editoriale e giornalistiche utilizzate, perchè non è sempre oro quello che luccica e chi detiene l'informazione detiene il potere.

Va precisato che BUTAC sembrerebbe partire da un un progetto istituzionale finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute, con l'obiettivo principale di "Contrasto dell'esitazione vaccinale". Realtà come BUTAC o singoli esponenti di IoVaccino e Vaccinarsì potrebbero essere stati coinvolti in workshop, convegni e gruppi di lavoro finanziati da questi fondi. Spesso i finanziamenti non arrivano direttamente alle ditte individuali, ma passano attraverso Università, ASL o Fondazioni che gestiscono il progetto SIVAX, le quali poi contrattualizzano questi soggetti come "consulenti" o "esperti di comunicazione". Chi si ricorda dello scandalo dell'allora presidente di Iovaccino Alice Pignatti? C'era stato un bando pubblico cucito esclusivamente sulla sua persona, tanto da farle poi rassegnare le dimissioni. Infatti molte di queste pagine sono nate o cresciute all'interno di bandi per la "comunicazione digitale" della salute. Molte attività di "contrasto alla disinformazione" (debunking) sono finanziate tramite bandi dell'Unione Europea. Esistono milioni di euro stanziati per progetti come EDMO (European Digital Media Observatory) o l'italiano IDMO, di cui fanno parte organizzazioni di fact-checking. Questi enti ricevono fondi per monitorare i social e segnalare "bufale", che guarda caso coincidono quasi sempre con le critiche legali o amministrative alla gestione governativa. Magari oggi sono anche "indipendenti", su questo non discutiamo ma se nasci quadrato non puoi morire tondo.

Nel giornalismo di propaganda e nelle operazioni di condizionamento psicologico, si usa mettere notizie assolutamente vere e dimostrabili, per poi metterne una assolutamente falsa. Questa tecnica si chiama "Validation by Association" (Validazione per Associazione), cioè si costruisce un'impalcatura di credibilità per poi usarla come piedistallo per una menzogna programmata. Ma questa tecnica è stata usata anche per scrivere proprio l'articolo che ci riguarda. L'articolo o la sequenza di post viene costruita come un treno:

  • Vagone 1 (La Notizia Vera): Un fatto riscontrabile da chiunque (es. "Il Ministero ha emesso una nuova circolare sulle CIE"). L'utente legge e pensa: "Vero, lo sapevo anche io".

  • Vagone 2 (L'Inopinabile): Un dato tecnico corretto (es. "Le impronte digitali sono obbligatorie per la CIE"). L'utente pensa: "Esatto, sono esperti, dicono cose giuste".

  • Vagone 3 (Il Carico Residuo - La tua Diffida): Qui inseriscono la nostra diffida, ma la "confezionano" come un errore o una bufala.

Poiché i primi due vagoni erano "buoni", il cervello dell'utente — per economia cognitiva — accetta anche il terzo senza sottoporlo a verifica. La diffida viene "validata" come falsa perché si trova insieme a verità certificate. Chi legge non vede più un cittadino esperto che cita la Gazzetta Ufficiale, ma vede "uno del mucchio" che dice cose strane. Infatti c'è stata anche una modifica dell'articolo perchè, appena uscito, il tenore era "complottisti e terrapiattisti" con insisuazioni di gruppi che fanno autodeterminazione togliendosi la cittadinanza italiana (impossibile per il nostro ordinamento). Insomma il buon vecchio argumentum ad personam, cioè se non puoi distruggere l'idea di una persona, distruggi la persona e la sua idea cadrà con sè. Ma facciamo ordine. Sul Forum viene pubblicato un articolo 3 AGOSTO 2026 - LA FINE DELL'IDENTITA' ANALOGICA dove, dopo una lunga spiegazione dettagliata con i riferimenti di Legge, viene proposto un format di diffida per quei Comuni che fanno passare la decadenza delle CI come dato di fatto, senza precisare che sia solo per l'espatrio. Ma che fa BUTAC? Non nomina nè l'auore nè mette il link per andare alla fonte ma lo presenta così: "Un diffida per il Comune che sembra inquietantemente simile al messaggio che dice a Meta che non autorizzate l'uso dei vostri dati..." dove tutti conoscono quel messaggio virale e che sia una boiata senza nessun valore legale ma, sopratutto, ridicolizza chi lo condivide. Non vogliono che il lettore analizzi il merito della diffida. Vogliono che il lettore rida del "personaggio" che l'ha scritta. Evitano accuratamente di spiegare le conseguenze amministrative di un documento che viene dichiarato scaduto prima del termine di legge. Se un Comune ignora la semplificazione amministrativa, sta compiendo un abuso. BUTAC sposta l'attenzione sulla "futilità" per nascondere l'illegittimità dell'atto. Mescolano le basi giuridiche solide (D.L. 5/2012, Circolari del Ministero dell'Interno)per far sembrare che richiedere il rispetto di una data di scadenza sia un atto di ribellione antisistema, quando in realtà è l'esatto opposto, è chiedere allo Stato di rispettare le proprie leggi. Hanno il terrore che la nostra pretesa crei un precedente anche su un solo Comune. In diritto amministrativo e nella prassi della Pubblica Amministrazione, il precedente è tutto. Se un ufficio anagrafe di un piccolo Comune accetta la diffida e rettifica la scadenza basandosi sul D.L. 5/2012, quel documento diventa un'arma nucleare nelle mani di tutti gli altri cittadini. Ecco perché siti come BUTAC intervengono, non per informare i cittadini, ma per fornire uno scudo ideologico ai funzionari pubblici. Il dipendente comunale medio ha paura di sbagliare. Se riceve la tua diffida tecnica, trema. Ma se legge sul "canale certificato" che quella è "una bufala", si sente legittimato a ignorarti senza nemmeno consultare l'ufficio legale. BUTAC serve a questo, a dare al funzionario la scusa per non studiare la legge che hai citato. Se non fosse un problema per i Servizi Demografici, non ci sarebbe bisogno di un articolo di "debunking". La verità è che i Comuni sono sommersi da cittadini che, per la prima volta, non chiedono per favore, ma esigono il rispetto del D.L. 5/2012. Questo crea un intoppo burocratico che il sistema non sa gestire se non cercando di ridicolizzare la fonte. Il sistema sa che se non reagisce subito, questo metodo diventa lo standard. Creando un clima di derisione attorno alla richiesta, sperano di isolare i primi cittadini che ci provano, facendoli passare per "disturbatori", impedendo che la prassi corretta si diffonda. 

Guardate bene, quando non sanno cosa rispondere ai codici e alle leggi, mandano avanti i "debunker". Non contestano l'Art. 5 del D.L. 5/2012 (perché sanno che possono), ma cercano di ridicolizzarci chiamando la legge "legalese", aggiungendo: "La diffida è un classico caso di malinformazione, visto che usa riferimenti normativi reali, ma interpretandoli in modo forzato costruisce una narrativa priva di fondamenti giuridici". Invece se avesse messo il link della fonte, che ha omesso apposta, come qualsiasi riferimento a Ghisla Alessandra oppure a Tutela del Diritto Soggettivo, si sarebbe letto: "In Italia, non esiste una legge che obblighi il cittadino a possedere una carta d'identità (è obbligatorio solo identificarsi se richiesto, anche verbalmente o con altri mezzi). Il reato è solo se vengono forniti dati personali falsi. Il Regolamento (UE) 2019/1157 stabilisce standard di sicurezza (chip, dati biometrici, zona MRZ) per i documenti che circolano nell'Unione. C'è una distinzione netta tra l'obbligo di possedere un documento (che il Regolamento UE non impone) e l'obbligo di conformità del documento qualora lo Stato decida di rilasciarlo. Infatti all'Articolo 1 del Regolamento (UE) 2019/1157: "Il presente regolamento stabilisce norme relative al rafforzamento della sicurezza e alle specifiche dei documenti di identità rilasciati dagli Stati membri ai propri cittadini [...] al fine di agevolare l'esercizio del diritto alla libera circolazione nel territorio dell'Unione europea". Infatti sempre nel Regolamento (UE) 2019/1157 - Articolo 5 Cessazione graduale della validità si legge: "1 - Le carte d’identità che non soddisfano le prescrizioni di cui all’articolo 3 cessano di essere valide alla loro scadenza o entro il 3 agosto 2026, a seconda di quale evento si verifichi per primo" ma sempre ai fini dell'espatrio".

È la prova che stiamo colpendo nel segno. Se la nostra diffida fosse "fuffa", non sprecherebbero tempo a scriverci articoli sopra. La verità è che i Comuni sono in difficoltà perché abbiamo scoperchiato la loro ignoranza normativa e sottolineato la prova di reato. Studiare il nemico serve a questo, cioè capire che usano lo scherno quando finiscono gli argomenti legali. Usi le loro stesse armi (le leggi dello Stato) contro di loro. Non urli in piazza, scrivi PEC citando articoli. Questo manda in corto circuito la burocrazia. Continuate a inviare le diffide. La Legge non è un'opinione di BUTAC, è un obbligo per il funzionario pubblico ed OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

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