5 CENTESIMI DI SCONTO SUL CARBURANTE E DOBBIAMO PURE RINGRAZIARE
Cita da Alessandra Ghisla su 12 Giugno 2026, 21:11
Il governo Meloni ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti fino al 3 luglio 2026. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, conferma lo sconto di 5 centesimi al litro su benzina e gasolio ma ha dimezzato a 5 centesimi l'agevolazione precedentemente applicata al solo diesel. E dovremmo anche applaudire e poi genufletterci. La percezione di sentirsi presi in giro è del tutto comprensibile e, a guardare i numeri nudi e crudi, trova una giustificazione matematica immediata. Quando si parla di "sconti" di 5 centesimi a fronte di prezzi alla pompa che arrivano oltre 2 euro a seconda degli scenari geopolitici, la misura appare inevitabilmente come un palliativo, una goccia nel mare della spesa quotidiana delle famiglie e delle imprese. Istituire una proroga breve (fino al 3 luglio 2026) con cifre così esigue (5 centesimi) risponde più a una logica di comunicazione politica e di micro-contenimento psicologico che a un reale sollievo economico. 5 centesimi su un pieno da 50 litri equivalgono ad un risparmio di 2,50 euro. A fronte dei rincari causati dalle tensioni nello Stretto di Hormuz o dalle speculazioni sui mercati internazionali, l'impatto reale sulle tasche del cittadino è quasi impercettibile. Perché nessun governo, di qualsiasi colore politico, riesce a tagliare davvero le accise in modo strutturale? La risposta è puramente matematica visto che il bilancio dello Stato italiano ha una dipendenza strutturale da questi flussi di cassa. Le accise sui carburanti garantiscono all'erario un gettito fiscale garantito e immediato di circa 23-25 miliardi di euro all'anno.
La questione dell'extragettito è il segreto peggio custodito della finanza pubblica: quando il prezzo del carburante sale, lo Stato non è una vittima dell'inflazione, ma il primo a guadagnarci. In economia questo fenomeno viene chiamato "fissità dell'accisa e proporzionalità dell'IVA". Poiché l'IVA (al 22%) si calcola sia sul costo industriale del carburante sia sull'accisa stessa (la famosa "tassa sulla tassa"), ogni singolo centesimo di aumento del greggio genera un automatico surplus di incasso per l'erario. Lo Stato incassa circa 96 milioni di euro al mese di extragettito "fantasma" solo grazie all'aumento dell'IVA causato dalla speculazione sul conflitto in Iran. Il decreto del governo Meloni che proroga il taglio delle accise di 5 centesimi fino al 3 luglio 2026 costa alle casse dello Stato circa 75-80 milioni di euro per le tre settimane di applicazione. Il governo non sta spendendo risorse pubbliche o facendo un "regalo" ai cittadini ma starebbe semplicemente restituendo una parte del surplus fiscale che avrebbe prelevato forzosamente dalle tasche dei contribuenti a causa dei prezzi gonfiati alla pompa. L'operazione è a costo zero per l'erario, che anzi trattiene una quota di guadagno netto (circa 16 milioni di euro) ed incassa il dividendo politico di aver "calmierato" i prezzi.
Com'è la situazione attuale? Il prezzo del Brent (che NON è il vero prezzo del petrolio ma la sua quotazione) sta vivendo una fase di forte volatilità in questa seconda settimana di giugno 2026. Nelle ultime ore il barile si attesta intorno agli 86.50 dollari (con i futures di riferimento scambiati tra gli 84 e gli 88 dollari a seconda delle scadenze contrattuali), registrando una netta correzione al ribasso rispetto ai picchi registrati nei mesi scorsi. Questo dovuto alle principali agenzie di rating (tra cui Fitch) che stimano che lo Stretto di Hormuz possa riaprire gradualmente alla normale navigazione commerciale entro la fine di luglio. Questo ha rassicurato gli investitori sul fatto che si sia trattato di uno shock temporaneo della catena di fornitura piuttosto che di una perdita permanente di capacità produttiva del Medio Oriente. In più le banche d'affari (tra cui Goldman Sachs e J.P. Morgan) segnalano che, una volta normalizzati i flussi, la debolezza strutturale della domanda globale e la forte crescita dell'offerta da parte dei produttori non-OPEC guideranno il mercato verso una situazione di sovraproduzione. I contratti in essere, la forza dell'euro e persino il mini-sconto governativo di 5 centesimi dicono che OGGI la benzina non dovrebbe superare 1,71 € ed il diesel dovrebbe stare a 1,62 €. Tutto ciò che paghi in più rispetto a queste cifre è il "plusvalore emotivo" e la cresta finanziaria che la filiera sta trattenendo, su cui lo Stato continua a incassare IVA extra.
Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? La traiettoria è fortemente binaria e dipenderà dal rispetto delle tempistiche geopolitiche:
Scenario base (Riapertura a luglio): Se le tensioni caleranno come previsto, gli analisti stimano che il Brent manterrà una media annuale di circa 87 dollari, per poi scivolare rapidamente verso gli 80 dollari ad agosto e assestarsi attorno ai 70 dollari a partire da settembre.
Scenario avverso (Protrarsi del blocco): Qualora la riapertura del canale dovesse slittare oltre l'estate, il Brent potrebbe subire nuove fiammate speculative, tornando sopra la soglia dei 100-110 dollari nella parte finale dell'anno.
Il problema è che noi stiamo pagando ancora oggi come se i prezzi fossero a 100-150 dollari al barile. Qui potrebbe esserci davvero speculazione legalizzata e bisogna insistere a fare segnalazione alla guardia di Finanza
BOZZA DI ESPOSTO-SEGNALAZIONE ALLA GUARDIA DI FINANZA
Oggetto: Esposto-segnalazione per ipotesi di manovre speculative su merci (Art. 501-bis c.p.), verifica della trasparenza sui contratti di approvvigionamento dei carburanti, accertamento dell'extragettito erariale e reale consistenza delle giacenze nei depositi.
Il/La sottoscritto/a [Il Tuo Nome Cognome], nato/a a [Luogo] il [Data] e residente in [Indirizzo], in qualità di cittadino contribuente, con il presente atto formula formale istanza di interpello ed esposto-segnalazione a codesto Comando Provinciale della Guardia di Finanza affinché vengano avviati tempestivi accertamenti in ordine ai fatti di seguito esposti.
PREMESSO CHE
In data 01/05/2026 e nei giorni immediatamente successivi, si è registrata una macroscopica e ingiustificata impennata dei prezzi di vendita al dettaglio dei carburanti (benzina e diesel) sull'intero territorio nazionale;
Tale dinamica viene pubblicamente giustificata dagli operatori del settore e dalle associazioni di categoria come un riflesso diretto ed "emotivo" delle tensioni geopolitiche internazionali e delle fluttuazioni dei mercati finanziari, con particolare riferimento all'indice Platt’s e alle quotazioni del greggio Brent;
CONSIDERATO CHE
Divergenza degli indici e asimmetria temporale: A fronte di una quotazione media trimestrale del greggio Brent stabilizzata in un range di 70-80 $/b (valore che riflette il costo industriale reale delle scorte attualmente in distribuzione), l'aumento alla pompa ha superato il 19,8%. Si ravvisa una palese asimmetria contabile: i rincari al distributore sono immediati, mentre i carburanti attualmente erogati derivano da partite di petrolio acquistate settimane o mesi addietro a costi industriali nettamente inferiori.
La finzione del prezzo "oggi per domani": È noto che le compagnie petrolifere e le società di raffinazione non acquistano la materia prima sul mercato spot giornaliero per il consumo del giorno successivo. L'approvvigionamento è regolato da contratti di fornitura a lungo termine (Futures) e blindato da strumenti finanziari di copertura del rischio (Hedging). Pertanto, i picchi speculativi giornalieri del Platt’s non incidono sull'effettivo costo di carico della merce presente nei depositi fiscali.
Mancato trasferimento del beneficio valutario: Il contestuale rafforzamento della valuta europea, con un cambio Euro/Dollaro stimato stabilmente in area 1,10 - 1,12, riduce di fatto il costo reale di acquisto del barile per le raffinerie dell'area Euro. Questo vantaggio valutario risulta totalmente assorbito dai margini interni della filiera, anziché essere trasferito a favore del consumatore finale. Se il mercato fosse trasparente e parametrato ai costi reali di approvvigionamento (Brent a 87 $/b), il prezzo equo alla pompa inclusivo di accise dovrebbe attestarsi tassativamente entro i 1,72 €/litro per la Benzina ed i 1,61 €/litro per il Diesel.
RILEVATO INOLTRE
Si registrano sul territorio frequenti ed anomale chiusure di impianti di distribuzione, giustificate con cartelli recanti la dicitura "CHIUSO PER MANCANZA DI MATERIA PRIMA", in concomitanza con le indiscrezioni fornite dal Commissario europeo all’Energia Jørgensen circa presunte restrizioni e carenze strutturali nel Mediterraneo.
Sussiste il fondato rischio che tali repentine chiusure integrino una condotta finalizzata a trattenere surrettiziamente le scorte di carburante già acquistate in regime fiscale agevolato, in attesa della scadenza dei decreti di taglio temporaneo delle accise, al fine di rimetterle in vendita a prezzo pieno, realizzando un ingiusto profitto a danno dei cittadini. In subordine, si profila il rischio di una "carenza pilotata" volta a condizionare artificialmente la domanda e giustificare restrittive misure governative.
DENUNCIATO IL PARADOSSO DELL'EXTRAGETTITO
In data 30/04/2026, fonti istituzionali d'agenzia (Rif. ANSA) hanno confermato il ricorso da parte dell'Esecutivo alle somme derivanti dall'"extragettito fiscale" (surplus di IVA e Accise incamerato dallo Stato per effetto dell'aumento dei prezzi) per finanziare una proroga di soli 21 giorni del taglio parziale delle accise (misura ridotta a soli 5 centesimi).
Tale ammissione documenta ufficialmente come lo Stato stia incassando flussi finanziari speculativi derivanti da una base imponibile artificialmente gonfiata. La misura temporanea adottata dal Governo si configura come un mero "anestetico sociale" che non sana la distorsione del mercato, lasciando intatto il meccanismo della "tassa sulla tassa" (IVA calcolata sulle accise).
Tutto ciò premesso e considerato, il/la sottoscritto/a
RICHIEDE A CODESTO ECCELLENTE COMANDO DI:
Disporre immediati controlli ispettivi presso i depositi fiscali, le raffinerie e i nodi della grande distribuzione energetica sul territorio, al fine di acquisire le fatture di carico, i contratti Futures, le medie di acquisto e i registri di magazzino, verificando la reale congruenza contabile tra i costi industriali storici di acquisto e i prezzi applicati al consumo.
Verificare la reale sussistenza della materia prima e la consistenza delle scorte nei depositi dei distributori che hanno sospeso l'erogazione per presunta carenza, al fine di sventare manovre di accaparramento o speculazione temporale legate alla rimodulazione delle accise fisse.
Accertare la sussistenza di condotte penalmente rilevanti ai sensi e per gli effetti dell'Art. 501-bis del Codice Penale (Manovre speculative su merci) o di intese restrittive della concorrenza, tese a condizionare l'andamento del mercato interno sfruttando pretestuosamente la congiuntura geopolitica.
Si richiede espressamente, in caso di archiviazione della presente segnalazione, di essere notificato/a ai sensi dell'art. 408 c.p.p.
Con osservanza.
Luogo e Data: [Inserisci Città e Data di Invio]
Firma: [Il Tuo Nome e Cognome] (Autocertificata mediante allegazione di documento di identità in corso di validità)
Allegato: Copia del Documento di Identità in formato PDF.
⚠️ Istruzioni operative per l'invio via PEC:
Corpo della PEC: Seleziona tutto il testo qui sopra e incollalo direttamente dentro il testo della mail della tua PEC (non inserire l'esposto come allegato Word o PDF, in questo modo il testo stesso è certificato dal sistema di posta).
Firma: In fondo al testo digita semplicemente il tuo nome e cognome.
L'unico allegato: Allega alla PEC la scansione fronte/retro del tuo documento d'identità in formato PDF. Per la legge italiana (D.P.R. 445/2000), l'istanza inviata da PEC personale con allegato il documento d'identità valido equivale a tutti gli effetti a una firma autografa apposta in calce.
Come sempre non è tanto importante quello che faranno loro ma è FONDAMENTALE che arrivi forte e chiaro il nostro messaggio. NOI CI SIAMO E NON CI FACCIAMO PRENDERE IN GIRO DA NESSUNO. La democrazia ci ha abituati a pensare che servano le "piazze piene" per cambiare le cose. È una trappola mentale. D'altronde Margaret Mead scrisse: "Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. In fondo, è l'unico modo in cui è sempre successo". In sociologia, questo principio è noto come la Teoria della Minoranza Attiva. Non è la massa a fare la storia, ma una minoranza coerente, determinata e tecnicamente preparata che riesce a rendere instabile il consenso della maggioranza apatica. Il sistema è preparato a gestire la folla (con la piazza o chiusi nei social), ma è totalmente impreparato a gestire poche persone colte, determinate e che non chiedono nulla se non il rispetto della norma. Il potere non teme la rabbia, che reprime facilmente ma teme la competenza e consapevolezza perchè OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it, supporta il nostro lavoro QUI)

Il governo Meloni ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti fino al 3 luglio 2026. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, conferma lo sconto di 5 centesimi al litro su benzina e gasolio ma ha dimezzato a 5 centesimi l'agevolazione precedentemente applicata al solo diesel. E dovremmo anche applaudire e poi genufletterci. La percezione di sentirsi presi in giro è del tutto comprensibile e, a guardare i numeri nudi e crudi, trova una giustificazione matematica immediata. Quando si parla di "sconti" di 5 centesimi a fronte di prezzi alla pompa che arrivano oltre 2 euro a seconda degli scenari geopolitici, la misura appare inevitabilmente come un palliativo, una goccia nel mare della spesa quotidiana delle famiglie e delle imprese. Istituire una proroga breve (fino al 3 luglio 2026) con cifre così esigue (5 centesimi) risponde più a una logica di comunicazione politica e di micro-contenimento psicologico che a un reale sollievo economico. 5 centesimi su un pieno da 50 litri equivalgono ad un risparmio di 2,50 euro. A fronte dei rincari causati dalle tensioni nello Stretto di Hormuz o dalle speculazioni sui mercati internazionali, l'impatto reale sulle tasche del cittadino è quasi impercettibile. Perché nessun governo, di qualsiasi colore politico, riesce a tagliare davvero le accise in modo strutturale? La risposta è puramente matematica visto che il bilancio dello Stato italiano ha una dipendenza strutturale da questi flussi di cassa. Le accise sui carburanti garantiscono all'erario un gettito fiscale garantito e immediato di circa 23-25 miliardi di euro all'anno.
La questione dell'extragettito è il segreto peggio custodito della finanza pubblica: quando il prezzo del carburante sale, lo Stato non è una vittima dell'inflazione, ma il primo a guadagnarci. In economia questo fenomeno viene chiamato "fissità dell'accisa e proporzionalità dell'IVA". Poiché l'IVA (al 22%) si calcola sia sul costo industriale del carburante sia sull'accisa stessa (la famosa "tassa sulla tassa"), ogni singolo centesimo di aumento del greggio genera un automatico surplus di incasso per l'erario. Lo Stato incassa circa 96 milioni di euro al mese di extragettito "fantasma" solo grazie all'aumento dell'IVA causato dalla speculazione sul conflitto in Iran. Il decreto del governo Meloni che proroga il taglio delle accise di 5 centesimi fino al 3 luglio 2026 costa alle casse dello Stato circa 75-80 milioni di euro per le tre settimane di applicazione. Il governo non sta spendendo risorse pubbliche o facendo un "regalo" ai cittadini ma starebbe semplicemente restituendo una parte del surplus fiscale che avrebbe prelevato forzosamente dalle tasche dei contribuenti a causa dei prezzi gonfiati alla pompa. L'operazione è a costo zero per l'erario, che anzi trattiene una quota di guadagno netto (circa 16 milioni di euro) ed incassa il dividendo politico di aver "calmierato" i prezzi.
Com'è la situazione attuale? Il prezzo del Brent (che NON è il vero prezzo del petrolio ma la sua quotazione) sta vivendo una fase di forte volatilità in questa seconda settimana di giugno 2026. Nelle ultime ore il barile si attesta intorno agli 86.50 dollari (con i futures di riferimento scambiati tra gli 84 e gli 88 dollari a seconda delle scadenze contrattuali), registrando una netta correzione al ribasso rispetto ai picchi registrati nei mesi scorsi. Questo dovuto alle principali agenzie di rating (tra cui Fitch) che stimano che lo Stretto di Hormuz possa riaprire gradualmente alla normale navigazione commerciale entro la fine di luglio. Questo ha rassicurato gli investitori sul fatto che si sia trattato di uno shock temporaneo della catena di fornitura piuttosto che di una perdita permanente di capacità produttiva del Medio Oriente. In più le banche d'affari (tra cui Goldman Sachs e J.P. Morgan) segnalano che, una volta normalizzati i flussi, la debolezza strutturale della domanda globale e la forte crescita dell'offerta da parte dei produttori non-OPEC guideranno il mercato verso una situazione di sovraproduzione. I contratti in essere, la forza dell'euro e persino il mini-sconto governativo di 5 centesimi dicono che OGGI la benzina non dovrebbe superare 1,71 € ed il diesel dovrebbe stare a 1,62 €. Tutto ciò che paghi in più rispetto a queste cifre è il "plusvalore emotivo" e la cresta finanziaria che la filiera sta trattenendo, su cui lo Stato continua a incassare IVA extra.
Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? La traiettoria è fortemente binaria e dipenderà dal rispetto delle tempistiche geopolitiche:
-
Scenario base (Riapertura a luglio): Se le tensioni caleranno come previsto, gli analisti stimano che il Brent manterrà una media annuale di circa 87 dollari, per poi scivolare rapidamente verso gli 80 dollari ad agosto e assestarsi attorno ai 70 dollari a partire da settembre.
-
Scenario avverso (Protrarsi del blocco): Qualora la riapertura del canale dovesse slittare oltre l'estate, il Brent potrebbe subire nuove fiammate speculative, tornando sopra la soglia dei 100-110 dollari nella parte finale dell'anno.
Il problema è che noi stiamo pagando ancora oggi come se i prezzi fossero a 100-150 dollari al barile. Qui potrebbe esserci davvero speculazione legalizzata e bisogna insistere a fare segnalazione alla guardia di Finanza
BOZZA DI ESPOSTO-SEGNALAZIONE ALLA GUARDIA DI FINANZA
Oggetto: Esposto-segnalazione per ipotesi di manovre speculative su merci (Art. 501-bis c.p.), verifica della trasparenza sui contratti di approvvigionamento dei carburanti, accertamento dell'extragettito erariale e reale consistenza delle giacenze nei depositi.
Il/La sottoscritto/a [Il Tuo Nome Cognome], nato/a a [Luogo] il [Data] e residente in [Indirizzo], in qualità di cittadino contribuente, con il presente atto formula formale istanza di interpello ed esposto-segnalazione a codesto Comando Provinciale della Guardia di Finanza affinché vengano avviati tempestivi accertamenti in ordine ai fatti di seguito esposti.
PREMESSO CHE
-
In data 01/05/2026 e nei giorni immediatamente successivi, si è registrata una macroscopica e ingiustificata impennata dei prezzi di vendita al dettaglio dei carburanti (benzina e diesel) sull'intero territorio nazionale;
-
Tale dinamica viene pubblicamente giustificata dagli operatori del settore e dalle associazioni di categoria come un riflesso diretto ed "emotivo" delle tensioni geopolitiche internazionali e delle fluttuazioni dei mercati finanziari, con particolare riferimento all'indice Platt’s e alle quotazioni del greggio Brent;
CONSIDERATO CHE
-
Divergenza degli indici e asimmetria temporale: A fronte di una quotazione media trimestrale del greggio Brent stabilizzata in un range di 70-80 $/b (valore che riflette il costo industriale reale delle scorte attualmente in distribuzione), l'aumento alla pompa ha superato il 19,8%. Si ravvisa una palese asimmetria contabile: i rincari al distributore sono immediati, mentre i carburanti attualmente erogati derivano da partite di petrolio acquistate settimane o mesi addietro a costi industriali nettamente inferiori.
-
La finzione del prezzo "oggi per domani": È noto che le compagnie petrolifere e le società di raffinazione non acquistano la materia prima sul mercato spot giornaliero per il consumo del giorno successivo. L'approvvigionamento è regolato da contratti di fornitura a lungo termine (Futures) e blindato da strumenti finanziari di copertura del rischio (Hedging). Pertanto, i picchi speculativi giornalieri del Platt’s non incidono sull'effettivo costo di carico della merce presente nei depositi fiscali.
-
Mancato trasferimento del beneficio valutario: Il contestuale rafforzamento della valuta europea, con un cambio Euro/Dollaro stimato stabilmente in area 1,10 - 1,12, riduce di fatto il costo reale di acquisto del barile per le raffinerie dell'area Euro. Questo vantaggio valutario risulta totalmente assorbito dai margini interni della filiera, anziché essere trasferito a favore del consumatore finale. Se il mercato fosse trasparente e parametrato ai costi reali di approvvigionamento (Brent a 87 $/b), il prezzo equo alla pompa inclusivo di accise dovrebbe attestarsi tassativamente entro i 1,72 €/litro per la Benzina ed i 1,61 €/litro per il Diesel.
RILEVATO INOLTRE
-
Si registrano sul territorio frequenti ed anomale chiusure di impianti di distribuzione, giustificate con cartelli recanti la dicitura "CHIUSO PER MANCANZA DI MATERIA PRIMA", in concomitanza con le indiscrezioni fornite dal Commissario europeo all’Energia Jørgensen circa presunte restrizioni e carenze strutturali nel Mediterraneo.
-
Sussiste il fondato rischio che tali repentine chiusure integrino una condotta finalizzata a trattenere surrettiziamente le scorte di carburante già acquistate in regime fiscale agevolato, in attesa della scadenza dei decreti di taglio temporaneo delle accise, al fine di rimetterle in vendita a prezzo pieno, realizzando un ingiusto profitto a danno dei cittadini. In subordine, si profila il rischio di una "carenza pilotata" volta a condizionare artificialmente la domanda e giustificare restrittive misure governative.
DENUNCIATO IL PARADOSSO DELL'EXTRAGETTITO
-
In data 30/04/2026, fonti istituzionali d'agenzia (Rif. ANSA) hanno confermato il ricorso da parte dell'Esecutivo alle somme derivanti dall'"extragettito fiscale" (surplus di IVA e Accise incamerato dallo Stato per effetto dell'aumento dei prezzi) per finanziare una proroga di soli 21 giorni del taglio parziale delle accise (misura ridotta a soli 5 centesimi).
-
Tale ammissione documenta ufficialmente come lo Stato stia incassando flussi finanziari speculativi derivanti da una base imponibile artificialmente gonfiata. La misura temporanea adottata dal Governo si configura come un mero "anestetico sociale" che non sana la distorsione del mercato, lasciando intatto il meccanismo della "tassa sulla tassa" (IVA calcolata sulle accise).
Tutto ciò premesso e considerato, il/la sottoscritto/a
RICHIEDE A CODESTO ECCELLENTE COMANDO DI:
-
Disporre immediati controlli ispettivi presso i depositi fiscali, le raffinerie e i nodi della grande distribuzione energetica sul territorio, al fine di acquisire le fatture di carico, i contratti Futures, le medie di acquisto e i registri di magazzino, verificando la reale congruenza contabile tra i costi industriali storici di acquisto e i prezzi applicati al consumo.
-
Verificare la reale sussistenza della materia prima e la consistenza delle scorte nei depositi dei distributori che hanno sospeso l'erogazione per presunta carenza, al fine di sventare manovre di accaparramento o speculazione temporale legate alla rimodulazione delle accise fisse.
-
Accertare la sussistenza di condotte penalmente rilevanti ai sensi e per gli effetti dell'Art. 501-bis del Codice Penale (Manovre speculative su merci) o di intese restrittive della concorrenza, tese a condizionare l'andamento del mercato interno sfruttando pretestuosamente la congiuntura geopolitica.
Si richiede espressamente, in caso di archiviazione della presente segnalazione, di essere notificato/a ai sensi dell'art. 408 c.p.p.
Con osservanza.
Luogo e Data: [Inserisci Città e Data di Invio]
Firma: [Il Tuo Nome e Cognome] (Autocertificata mediante allegazione di documento di identità in corso di validità)
Allegato: Copia del Documento di Identità in formato PDF.
⚠️ Istruzioni operative per l'invio via PEC:
-
Corpo della PEC: Seleziona tutto il testo qui sopra e incollalo direttamente dentro il testo della mail della tua PEC (non inserire l'esposto come allegato Word o PDF, in questo modo il testo stesso è certificato dal sistema di posta).
-
Firma: In fondo al testo digita semplicemente il tuo nome e cognome.
-
L'unico allegato: Allega alla PEC la scansione fronte/retro del tuo documento d'identità in formato PDF. Per la legge italiana (D.P.R. 445/2000), l'istanza inviata da PEC personale con allegato il documento d'identità valido equivale a tutti gli effetti a una firma autografa apposta in calce.
Come sempre non è tanto importante quello che faranno loro ma è FONDAMENTALE che arrivi forte e chiaro il nostro messaggio. NOI CI SIAMO E NON CI FACCIAMO PRENDERE IN GIRO DA NESSUNO. La democrazia ci ha abituati a pensare che servano le "piazze piene" per cambiare le cose. È una trappola mentale. D'altronde Margaret Mead scrisse: "Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. In fondo, è l'unico modo in cui è sempre successo". In sociologia, questo principio è noto come la Teoria della Minoranza Attiva. Non è la massa a fare la storia, ma una minoranza coerente, determinata e tecnicamente preparata che riesce a rendere instabile il consenso della maggioranza apatica. Il sistema è preparato a gestire la folla (con la piazza o chiusi nei social), ma è totalmente impreparato a gestire poche persone colte, determinate e che non chiedono nulla se non il rispetto della norma. Il potere non teme la rabbia, che reprime facilmente ma teme la competenza e consapevolezza perchè OGGI TOCCA A NOI! Se il Governo non è in grado di fare gli interessi di Stato, è ora che il Cittadino Sovrano intervenga. Abbiamo tanto da fare e lo faremo. NOI siamo la Resistenza Ontologica: gli unici Custodi dello Stato di Diritto
Alessandra Ghisla
Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e
tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano
(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it, supporta il nostro lavoro QUI)
