o Registrati per creare messaggi e topic.

LA GUERRA DEL COMMENTIFICIO

Nel 2016, girando su Facebook, mi sono accorta di uno schema preciso sui commenti dei genitori che raccontavano le reazioni avverse dei vaccini sui loro figli. Il metodo principale per censurarli era l'argumentum ad personam, con frasi tipo "Ma che ne sai, sei un medico?", "Titolo di studio? Google?", "Sei ignorante, non capisci nulla", fino ad arrivare a frasi come "Gira il sugo invece che scrivere". Negli ultimi anni abbiamo assistito a una mutazione genetica dello spazio pubblico virtuale. Se un tempo la sezione "commenti" sotto un articolo, un post od un provvedimento era il luogo del confronto — anche aspro, ma pur sempre basato sul merito — oggi è diventata qualcos'altro, cioè un sistema di recensioni d'assalto finalizzato a manipolare la percezione della realtà. Non si discute più per argomentare. Si commenta per "assegnare le stelline" di gradimento o di boicottaggio, trattando le idee, i diritti e persino le istituzioni come se fossero prodotti di consumo o ristoranti da recensire. Anche con recensioni comprate e false, per migliorare o peggiorare il prodotto in base all'esigenza governativa.

La logica delle recensioni digitali ha colonizzato il nostro modo di pensare. Quando un utente (od un gruppo coordinato di utenti) decide di attaccare una tesi, non cerca di smontarla con dati o logica. Applica invece la strategia del Review Bombing (il bombardamento di recensioni negative):

  • La delegittimazione tramite etichette: Invece di contestare il merito, si lascia un commento-recensione preconfezionato ("Falso", "Disinformazione", "Complottismo") con lo scopo unico di abbassare il "rating" morale di chi scrive.

  • La creazione di un finto consenso: Specularmente, le autorità od i sostenitori di una certa linea usano i commenti per fare Astroturfing — ovvero creare artificialmente l'impressione che ci sia un consenso unanime ("Ottimo provvedimento!", "Era ora!", "Grazie di esistere!").

Il commento non è più un invito al dialogo, ma un voto sulla fiducia. Chi legge frettolosamente non analizza i fatti, ma guarda il "voto medio" dato dalla massa dei commenti. Qui si inserisce la celebre metafora scacchistica. Giocare a scacchi con un piccione è inutile: farà cadere i pezzi, sporcherà la scacchiera e se ne andrà impettito come se avesse vinto. Nel "commentificio" moderno, il piccione è l'utente (spesso supportato da profili fake o truppe cammellate) che entra nella discussione per:

  1. Ignorare le regole del gioco: Non risponde ai documenti od ai fatti oggettivi dimostrabili.

  2. Generare rumore: Scrive commenti brevi, ripetitivi e aggressivi per spingere l'algoritmo a mostrare solo quelli, nascondendo le obiezioni sensate.

  3. Dichiararsi vincitore: Anche di fronte all'evidenza dei fatti (come un'amministrazione che tace di fronte a solleciti ufficiali), il "piccione" commenterà dicendo che l'azione del cittadino è inutile, che "tanto non cambia nulla" o che "hanno fatto bene a ignorarti".

Quando il commento diventa una recensione d'assalto, l'opinione pubblica viene sistematicamente manipolata, perchè si anestetizza il pensiero critico. Infatti il lettore distratto non legge l'articolo o la diffida; legge i primi tre commenti sotto il post e si adegua alla corrente maggioritaria (reale o percepita). In più si protegge l'incompetenza dove le amministrazioni od i decisori pubblici possono trincerarsi dietro questa cortina fumogena. Se un'ordinanza è carente o illegittima, basta far muovere la tifoseria nei commenti per far sembrare che il provvedimento sia "acclamato dal popolo", eludendo così il controllo formale di legalità. Infatti sanno benissimo come usare questi strumenti contro di noi.

L'Arte della Guerra di Sun Tzu non è solo un classico della strategia bellica, è il manuale definitivo per comprendere la guerra asimmetrica che si combatte oggi nelle sezioni commenti sui social. Il "commentificio" non è uno spazio di discussione, è un terreno di battaglia. Siamo abituati a pensare che la libertà di espressione sia un agone democratico, ma dimentichiamo che per il sistema è un'operazione militare. Occupano lo spazio digitale per saturarlo, convinti che la ripetizione di una menzogna possa renderla verità. Sun Tzu insegna che "la guerra è una questione di importanza vitale per lo Stato; è il cammino verso la sopravvivenza o la rovina" (I, 1). Per il sistema, il controllo della narrazione è vitale perciò devono impedire ad ogni costo che la nostre tesi prendano piede. Sun Tzu dice: "Chi arriva per primo sul campo di battaglia ed attende il nemico è riposato; chi arriva dopo si precipita nel combattimento ed è già esausto" (VI, 1). Il "commentificio" occupa militarmente il terreno prima ancora che tu pubblichi, od immediatamente dopo. Inondano lo spazio con commenti-cloni, slogan e gaslighting per rendere il terreno impraticabile. Il loro obiettivo? Dettare il clima della discussione. Se arrivi e trovi dieci persone che ti danno dell'incompetente, il tuo interlocutore neutrale penserà che tu sia effettivamente nel torto prima ancora di leggere una sola riga delle tue argomentazioni. "Ogni guerra si basa sull'inganno" (I, 18). Il loro uso dei commenti è un'operazione di inganno tattico. Non vogliono discutere il comma 5 della 219/2017 perché lì perderebbero. Quindi, creano un "falso obiettivo" attaccando la tua persona (ad personam), mettendo in dubbio la tua fonte (e professionalità) mentre ti accusano di "fare brutte figure"... Questo serve a sviare la tua attenzione dal terreno principale (la tua tesi) verso un terreno dove loro hanno il vantaggio numerico e comunicativo. Non cadiamo in questa trappola perchè c'è poi un livello successivo, ancora più subdolo, che riguarda la riprogrammazione del tempo e dell'attenzione. Quando il sistema o la truppa cammellata inonda la sezione commenti di slogan, insulti o recensioni d'assalto, l'obiettivo non è solo screditare te di fronte al lettore distratto; l'obiettivo strategico è intrappolarti in un loop energetico. Ti costringono a spendere ore preziose — che dovresti dedicare alla ricerca, allo studio o alla produzione di atti formali — nel tentativo estenuante di confutare menzogne seriali. È una tecnica di esaurimento nervoso a basse calorie dove ti risucchiano le energie vitali sul piano digitale per impedirti di essere lucido, attivo ed efficace sul piano reale, quello delle PEC. Uscire dai social non è una resa, ma un atto di superiore intelligenza tattica. Significa togliere al "piccione" la scacchiera su cui vuole costringerti a giocare, per riportare la partita su un terreno dove valgono le regole, la forma e la legge. Le uniche che contino davvero.

Come si batte questo sistema?

La risposta è tanto semplice quanto difficile da applicare: non si gioca secondo le loro regole.

  • Non rispondere alla provocazione: Rispondere ad una "recensione d'assalto" sul suo stesso piano significa legittimarla. Usano il discredito per zittirti, la vergogna sociale per isolarti, e la propaganda per rendere la menzogna "normale". Quando ho fatto notare che si trattava di manipolazione, la reazione è stata la conferma definitiva, cioè l'immediato tentativo di farmi sentire "inadeguata" o "complottista" tramite un linguaggio che sa di dittatura.

  • Sposta il gioco su una scacchiera vera: Mentre loro usano i commenti per fare rumore, tu usa le PEC, i Garanti, i Prefetti ed i canali legali. I "piccioni" possono dominare la sezione commenti di un social network, ma non possono fare la cacca su un faldone di documenti legali depositati all'ufficio protocollo di una Questura.

  • Rendi evidente il disordine: Lascia che il loro comportamento scomposto rimanga scritto. Sarà la prova regina della loro totale assenza di argomenti.

La prossima volta che vedete una pioggia di commenti fotocopia sotto una decisione importante, chiedetevi: "Ma sto assistendo ad un dibattito democratico o ad una recensione ad una stella orchestrata per non farmi guardare i fatti?". La mia sfida per voi è semplice cioè smettete di giocare al loro gioco. Smettete di cercare il consenso sui social ed iniziate ad esigere la conformità procedurale negli uffici. Documentate, protocollate, studiate. Perché in un Paese dove le istituzioni hanno rinunciato al loro ruolo e la piazza reclama una testa da tagliare, l'unica protezione che vi resta è la vostra lucidità.

SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI

 

Alessandra Ghisla

Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e

tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

 

(Questo topic è di proprietà dell'autore che ne permette condivisione con citazione della fonte https://www.tuteladirittosoggettivo.it, supporta il nostro lavoro QUI)